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Batosta Ceccotti, Silenzi e Corvatta:
«Ciarapica mistifica i fatti
per coprire le sue responsabilità»

CIVITANOVA - I due consiglieri replicano al primo cittadino dopo la sentenza che accoglie la richiesta di maxi risarcimento del privato: erano stati tirati in ballo in qualità di ex presidente della Provincia ed ex sindaco
giovedì 18 Aprile 2019 - Ore 18:38 - caricamento letture
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di Laura Boccanera

Sentenza del Tar sulla Ceccotti, Corvatta e Silenzi non ci stanno ad essere additati come i responsabili della richiesta di maxi risarcimento inoltrata dai proprietari dell’area e accolta dal tribunale amministrativo.

Giulio Silenzi

I due esponenti politici sono stati tirati in ballo ieri dal sindaco Fabrizio Ciarapica che nello spiegare i termini e le conseguenze per l’ente della sentenza, ha evidenziato come le scelte di Corvatta, in quanto sindaco nel 2012, e, precedentemente di Giulio Silenzi presidente della provincia nel 2007, abbiano prodotto i ritardi contestati dalle aziende e riconosciuti dal Tar. «Ciarapica esplicita un’accusa infamante destituita di ogni fondamento, valuterò quali azioni a mia tutela portare avanti», la replica di Giulio Silenzi. «Ciarapica accusa me, ma lui ha fatto la stessa cosa e questo la sentenza lo dice», risponde Corvatta. I due ex amministratori insomma non ci stanno a fare da capro espiatorio e, ciascuno per la sua parte, risponde all’accusa. La sentenza infatti costringerà il Comune a risarcire per i ritardi che hanno provocato un danno economico alle ditte (che nel frattempo sono fallite). Ancora da quantificare la somma che potrebbe però essere superiore al milione di euro e che viene calcolato mediante un conteggio ancora da definire. «Ciarapica dice che il danno della Ceccotti porta il mio nome – dichiara Silenzi – ma questo è molto grave e infamante, è un’accusa non politica e totalmente infondata perché nel 2007 la provincia con la delibera di giunta 280 del luglio 2007 approvò il piano regolatore di Civitanova, ma stralciò la Ceccotti perché i tecnici ravvisarono una confusione normativa e costruttiva e invitò il Comune a riprogettarla e a redigere il piano particolareggiato. Rispetto a questo il Comune chiese al Tar la sospensione della delibera e il Tar diede ragione alla Provincia. Quindi non si può far finta che il Tar non si sia pronunciato e che sia possibile un altro punto di vista. Dopo 12 anni Ciarapica torna a dire che è colpa mia. Dovrebbe essere lui a chiedersi perché durante la giunta Mobili nulla è stato fatto. Il sindaco omette parti di verità come ad esempio che il privato, dopo che Ciarapica ha rigettato il progetto della Ceccotti di Corvatta, ha ampliato la richiesta risarcitoria con un ulteriore ricorso nel 2018, quindi anche le sue scelte hanno portato ad un aggravio del risarcimento».

Tommaso Corvatta

Riflette sull’impatto che la sentenza avrà sulla città e sui conti pubblici l’ex sindaco Tommaso Corvatta, anche lui tirato in ballo da Ciarapica e anche dalla sentenza del Tar. «La sentenza negativa è soprattutto un colpo per la città – dice – e dal primo cittadino mi sarei atteso una riflessione su come porvi rimedio dopo una riflessione condivisa con l’avvocato che ha patrocinato in questi anni il comune, cosa di cui non rilevo traccia dalle dichiarazioni rilasciate. Emerge ancora una volta come l’unica preoccupazione di Ciarapica sia quella di sfuggire alle responsabilità di un sindaco. Egli mi accusa di esser causa di un’azione iniziata nel 2010 per una presunta inerzia dell’attività amministrativa degli anni ancora precedenti, mistificando ad arte sulla cronologia. Fatto ancora più grave e clamoroso, egli accusa me di aver rigettato il piano precedente, quando la sua amministrazione ha fatto la stessa cosa con il nostro piano e questo passaggio è espressamente citato nella sentenza. E’ grave che un sindaco sfugga dai problemi della città semplicemente provando a nascondere le sue responsabilità mistificando. Quando la sua amministrazione prese la sciagurata decisione di annullare il nostro piano, ebbi modo in consiglio di avvertire la maggioranza della responsabilità che si sarebbe assunta con quel voto suscitando solo sorrisi ironici».

 

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