Scontro sindaco-Pd, Gostoli fa da paciere
Manzi: «Un caos evitabile,
colpa di qualche irresponsabile»

MACERATA - Il segretario regionale ha mediato in vista della riunione di questa sera che deciderà sul contenzioso relativo alle quote. Carancini rischia un anno di sospensione. La componente del direttivo nazionale: «Ora bisogna trovare una soluzione ragionevole»
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Il Consiglio in corso questo pomeriggio: Romano Carancini, Mario Iesari e Paolo Manzi

 

«Stiamo lavorando ad una soluzione che tenga insieme rispetto delle regole e buonsenso». Il segretario regionale del Pd Giovanni Gostoli non si sbilancia sulla querelle in atto tra il partito e Romano Carancini, poche parole che però lascerebbe intravedere la volontà di non arrivare a uno strappo definitivo.

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Da sinistra Giovanni Gostoli e Francesco Vitali

Anche perché sembra proprio che, dopo la bufera di ieri che si è abbattuta sui dem, Gostoli abbia tentato di fare da paciere, contattando sia il sindaco che la segreteria locale. Quale potrebbe essere la soluzione però è presto per dirlo. Da una parte c’è il partito che ritiene che il sindaco di Macerata non abbia versato tutte le quote dovute, dall’altra Carancini che pensa di aver pagato il dovuto e di aver solo detratto il costo dell’assicurazione stipulata per tutelarsi nelle sue funzioni di amministratore. In ballo ci sono poco più di 2mila euro. La commissione di garanzia provinciale dei dem non ha condiviso le eccezioni del sindaco e ha quindi approvato una delibera che di fatto lo estromettere dalla lista degli iscritti. Delibera che potrebbe diventare ufficiale solo dopo il direttivo di stasera a Macerata. In quel caso, tecnicamente, Carancini sarebbe sospeso dal partito per un anno. Fermo restando, che potrebbe far sempre ricorso, cosa che peraltro sembrerebbe intenzionato a fare. Ma è chiaro che una sospensione di un anno adesso, in vista delle comunali e delle Regionali del 2020, equivarrebbe sostanzialmente a un divorzio definitivo. Lo stesso Carancini pare vorrebbe evitare si arrivasse a tanto, stasera non parteciperà al direttivo e domani partirà per la Cina, per un viaggio istituzionale già programmato. Ieri ha incassato diverse attestazioni di solidarietà, tra cui quelle dell’ex segretaria provinciale Teresa Lambertucci e dell’ex deputato Piergiorgio Carrescia, soprattutto per il modo in cui qualcuno all’interno del partito ha provato a sfruttare a suo vantaggio una notizia che sarebbe dovuta rimanere riservata almeno fino al direttivo di stasera. Mossa che se da una parte ha portato definitivamente a galla una guerra iniziata ormai dieci anni fa, dall’altra si è rivelata, a conti fatti, un vero e proprio boomerang. E’ stato lo stesso sindaco infatti a parlare di un pretesto per farlo uscire di scena e di fuoco amico senza scrupoli.

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Irene Manzi con Angelo Sciapichetti

Anche l’ex deputata maceratese Irene Manzi, membro della direzione nazionale Pd, parteciperà al direttivo comunale di questa sera nella sede di via Spalato. Con lei anche il segretario provinciale Francesco Vitali, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti e gli assessori della giunta maceratese Narciso Ricotta e Alferio Canesin e il capogruppo in Consiglio Maurizio Del Gobbo. Oltre ovviamente ai componenti del direttivo: Stefano Di Pietro, Andrea Ardiccioni, Sonia De Gaetano, Miriana Mazzolini, Massimo Gentili, Renato Pasqualetti, Norma Santori, Paolo Serafini, Valentina Ugolinelli, Fausto Bilone, Zeno Meriggi, Adriana Servidei e Raffaela Paladino. «Vedremo cosa emergerà dal dibattito – commenta la Manzi – l’auspicio è che si ritrovi una soluzione ragionevole di ricomposizione tra le parti. L’obiettivo è di superare questa situazione cercando di capire che siamo un comune capoluogo e abbiamo delle responsabilità. Chi ha fatto uscire questa notizia in corso è un autolesionista e un irresponsabile. Perché è stata fatta uscire in modo scorretto, dando per certa un’espulsione che non c’è stata e su cui si doveva discutere nel direttivo di questa sera. Capisco l’amarezza di Carancini visto che nemmeno lui aveva ricevuto le carte. Il buon senso avrebbe richiesto di parlarsi e trovare le soluzione all’interno del partito».

(m. z.)

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