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La denuncia della Cgil:
«Interdittiva alla ditta Eni di Piccolo,
sospesi cantieri di San Nicola e Valfornace»

SISMA - Daniel Taddei e Massimo De Luca hanno riferito della decisione presa dalla prefettura di Caserta nei confronti dell'azienda di Salvatore Piccolo. I sindacalisti hanno inoltre detto che «La procura sta indagando su un'altra ditta che ha lavorato nei cantieri Sae, con tre indagati per vari reati tra cui riciclaggio, minaccia, appropriazione indebita, sfruttamento del lavoro». Il procuratore Giorgio: «Smentisco ci sia un'indagine nei termini riferiti nel corso della conferenza stampa»
giovedì 21 Marzo 2019 - Ore 13:06 - caricamento letture
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Massimo De Luca e Daniel Taddei

 

di Federica Nardi

«La prefettura di Caserta ha emesso un’interdittiva nei confronti della ditta Eni srl di Salvatore Piccolo. I cantieri della basilica di San Nicola a Tolentino e della struttura ricettiva a Valfornace, dove la Eni stava lavorando, sono sospesi». Ad annunciarlo Daniel Taddei e Massimo De Luca della Cgil di Macerata, da tempo in prima linea contro le presunte storture degli appalti dell’emergenza e della ricostruzione.  Secondo quanto riferito dai due sindacalisti nel corso di una conferenza stampa, che non a caso cade nella giornata nazionale dedicata alla lotta alle mafie, «la ditta di Piccolo aveva partecipato agli appalti della ricostruzione avendo in mano un’autocertificazione antimafia» hanno sottolineato Taddei e De Luca.

L’istruttoria nella prefettura di Caserta era ferma da tempo e l’imprenditore si era anche difeso su Cronache Maceratesi trovando eccessiva l’attenzione sulla sua ditta. Un’attenzione che però derivava dalla sospetta vicinanza della ditta, testimoniata anche dai lavoratori, con il fratello di Salvatore, Raffaele, rinviato a giudizio il 7 gennaio nell’ambito dell’inchiesta The Queen. E anche dal fatto che, nonostante la legge lo consentisse, risultava per il sindacato preoccupante che si potesse prendere parte alla ricostruzione con solo una autocertificazione antimafia in mano. Nel frattempo la Procura di Macerata, «dopo aver chiuso le indagini preliminari sulla Europa srl (capo di imputazione intermediazione di manodopera) al momento – dicono i due sindacalisti – sta indagando su un’altra ditta che ha lavorato nei cantieri Sae, con tre indagati per vari reati tra cui riciclaggio, minaccia, appropriazione indebita e anche intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro». L’accusa di riciclaggio, aggiungono, sarebbe anche «legata alle testimonianze dei lavorati che hanno raccontato di strani movimenti di denaro sulle carte Poste pay che dovevano procurarsi per lavorare nei cantieri».

Salvatore Piccolo (primo a destra) durante l’inaugurazione della Basilica di San Nicola dello scorso 16 dicembre

Un quadro preoccupante soprattutto alla luce degli annunci mai smentiti di Vito Crimi, sottosegretario delegato dal Governo alla Ricostruzione, che nelle scorse settimane ha annunciato che nel decreto in uscita in questi giorni saranno previsti controlli, ma solo dopo. Inoltre, sempre citando il caso della Eni, i due sindacalisti sottolineano che «la procedura di appalto era corretta, ma restando fermo il fatto che la ditta ha 60 giorni per fare ricorso, a oggi con l’interdizione emerge che non poteva lavorare in quei cantieri. Che fine faranno quei lavori già iniziati? E soprattutto come sono stati fatti? Per questo ci preoccupa per la ricostruzione la bozza di decreto che abbiamo letto: nel documento sono previste procedure negoziate, cioè senza gara e solo su invito delle ditte, fino a una soglia di 5 milioni e passa di euro. Ma come abbiamo visto esistono anche forme contrattuali nella rete dei subappalti in cui magari la ditta capofila è in regola mentre le altre no. In vista della ricostruzione – proseguono -, bisogna semplificare. Ma anche dare certezza e trasparenza a chi sta in cantiere. Perché gli edifici ricostruiti dovranno essere in grado di reggere una scossa pari a quella che li ha distrutti. Il Durc di congruità è legge ma l’Ufficio di ricostruzione non lo chiede: perché? E’ uno strumento che renderebbe più difficile fare le porcherie che stiamo osservando. Così come il settimanale di cantiere. Il commissario Piero Farabollini e il direttore dell’Usr Cesare Spuri dicono che è sospeso: ma dove sta scritto?».

E il discorso torna poi agli appalti delle sae, dove il nome di Salvatore Piccolo non è nuovo. «Salvatore Piccolo – dicono De Luca e Taddei -, ha lavorato anche nei cantieri delle soluzioni abitative d’emergenza con un’altra ditta, la Euroimpresit, questa in possesso di certificazione antimafia, il cui contratto di rete con la capofila Intech (subappalto del consorzio Arcale) era stato firmato dal fratello Raffaele» hanno detto Taddei e De Luca che hanno mostrano i documenti. «Intech prima del maggio 2018 lavorava nei cantieri senza mostrare nei contratti chi c’era nella rete. A seguito delle nostre denunce ha mostrato i nomi delle altre ditte. Inoltre il contratto di rete in questione è stato firmato il 28 settembre 2017, prima gli operai delle altre ditte lavoravano con il distacco di manodopera». Nel groviglio ancora da snodare dei subappalti delle sae, la Cgil commenta anche la richiesta di maxirisarcimento di Arcale (65 milioni di euro) nei confronti di Regione, Erap e Protezione civile: «La Regione avrebbe dovuto attaccare per prima perché gli elementi c’erano tutti – spiegano -. Abbiamo lavoratori dei subappalti di Arcale che aspettano ancora gli stipendi dovuti, parliamo di centinaia di migliaia di euro. E dal contratto è chiaro che il consorzio deve essere responsabile in tutto e per tutto, anche rispetto a quello che succede nei cantieri. Soprattutto perché, ad esempio, uno dei componenti del board di Intech è Cristiano Costanzo, responsabile della fornitura per Arcale. Non possono affermare che non sapevano cosa succedeva nei loro subappalti».

***

Il procuratore Giovanni Giorgio

 

In merito all’indagine che coinvolgerebbe una azienda che ha lavorato nei cantieri Sae (con tre persone indagate), come riferito nel corso della conferenza stampa di oggi, il procuratore Giovanni Giorgio nel pomeriggio è intervenuto con una dichiarazione: «Smentisco la notizia circa la pendenza di un procedimento penale nei termini riferiti durante la conferenza stampa svoltasi in mattinata – ha detto il procuratore -. Non avendo peraltro mai delegato ad alcun ente o associazione esterna alla procura la diffusione di notizie riguardanti procedimenti penali trattati dal mio ufficio».

 

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