Voci dal Sessantotto

INTERVISTA - Il cinquantenario dell’esplosione della contestazione giovanile è stato ricordato con un volume dedicato ai libri che hanno contribuito a storicizzare il fenomeno. Tra gli autori Camilla Maracci di Montecassiano

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redazione

Camilla Maracci (la prima a destra) con altre colleghe del Laboratorio di Editoria dell’Università Cattolica di Milano

 

di Alessandro Feliziani

Mancano ormai pochi giorni alla fine dell’anno e tra i tanti eventi che il 2018 archivia con sé c’è anche il cinquantenario del ’68, l’anno che, nel bene o nel male, ha segnato un’epoca. L’anniversario, almeno in Italia, non ha avuto grande risonanza, ma il mondo dell’editoria se n’è ricordato eccome. In libreria sono usciti durante l’anno decine di titoli dedicati al Sessantotto, tra cui diverse ristampe, ma anche molti inediti che hanno voluto presentare una “rilettura” – o meglio, diversi piani di lettura – di quella esplosione di sogni che determinò prima di tutto un conflitto generazionale e poi una rivoluzione nei costumi, nel mondo della scuola e in quello del lavoro, provocando purtroppo anche delle tragiche deviazioni. Uno di questi libri, alquanto particolare per la sua impostazione, è quello scritto a più mani dal titolo “Voci dal Sessantotto” (100 pagine, 8 euro). CM ne ha voluto parlare con l’unica marchigiana che figura tra i suoi autori, Camilla Maracci di Montecassiano, studentessa del corso di laurea in Filologia moderna ad indirizzo editoriale. Il volume è uscito con i tipi del laboratorio di editoria (diretto da Roberto Cicala) dell’Università Cattolica di Milano, dove Camilla studia. Esso affronta il tema attraverso un’analisi dei libri che in questo mezzo secolo hanno contribuito a storicizzare il ’68.

Voi giovani di oggi cosa conoscete del Sessantotto?
«La nostra può essere solo una conoscenza indiretta, tratta da documenti d’epoca, da testimonianze e dai libri che ne parlano ed il volume che abbiamo realizzato, oltre ad essere stato per noi un lavoro di studio, vuole essere anche uno strumento per quanti desiderano oggi “scoprire” o rileggere sotto varie angolature quel fenomeno sociale e quanto esso abbia inciso negli anni a seguire».

Quale taglio avete dato a questo libro?
«Già il sottotitolo, “Ritratti editoriali di una contestazione”, dice molto ed è indicativo di ciò che il lettore trova anche solo sfogliandolo. Abbiamo analizzato trentasei dei maggiori casi editoriali (saggi o romanzi) rappresentativi del ’68 o che nel corso dei decenni successivi hanno affrontato il tema sotto varie angolature».

Chi sono gli autori e i relativi titoli presi in esame?
«Si va da libri che sono espressione proprio di quell’anno fatidico come “La rivolta degli studenti” di Giuseppe Chiarante o “L’anno degli studenti” di Rossana Rossanda ad autori che sono stati diretti protagonisti del ’68, come Mario Capanna di cui abbiamo preso in esame “Formidabili quegli anni” o che l’hanno in qualche modo addirittura anticipato, come don Lorenzo Milani in “Lettera ad una professoressa”»

Tra i romanzi quali sono stati presi in esame?
«Sono diversi. Posso citare “Teorema” di Pier Paolo Pasolini e “Mio Marito” di Dacia Maraini, entrambi editi proprio nel 1968. Inoltre, “Caro Michele” di Natalia Ginzburg e “Storia di chi fugge e di chi resta” di Elena Ferrante, “Todo modo” di Leonardo Sciascia, “Vogliano tutto” di Nanni Balestrini, ambientati nella fine degli anni Sessanta o il romanzo autobiografico rimasto famoso “Padre padrone” di Gavino Ledda. Tra i romanzi c’è anche quello molto recente (del 2017) di Giuseppe Lupo, “Gli anni del nostro incanto”, che racconta la memoria collettiva e condivisa dell’Italia investita dal miracolo economico di fine anni ’50 e primi anni ’60 e poi disillusa dagli anni di piombo del decennio successivo».

Libri di autori stranieri?
«Sì, ci sono. Ad esempio, “Norvegian Wood” di Murakami Haruki, “Fragole e sangue” di James, Simone Kunen, “L’età delle promesse” di Mark Slouka».

Come è organizzato il libro?
«I libri sono stati raggruppati secondi i temi più generali che essi affrontano: la nascita della contestazione, il movimento studentesco, la famiglia, il pacifismo, la critica alla cultura e società del tempo. Di ogni libro, di cui è stata presa in esame la prima edizione, i partecipanti al laboratorio di editoria hanno analizzato, sia l’aspetto “fisico” del volume, sia le vicende editoriali, comprese le ristampe e la fortuna avuta in seguito. Inoltre di ciascun libro vengono riproposti alcuni brani ritenuti significativi».

Lei ha analizzato un libro in particolare?
«Sì, mi sono occupata in modo specifico del romanzo di Andrea De Carlo “Due di due”, pubblicato nel 1989 da Mondadori e ripubblicato successivamente da Einaudi, Bompiani e lo scorso anno da La Nave di Teseo. Complessivamente l’opera di De Carlo ha venduto oltre un milione e mezzo di copie. Nonostante la critica non sia stata unanime su questo romanzo, esso descrive molto bene l’atmosfera del ’68, malgrado la lentezza del testo».

Recentemente il filosofo Diego Fusaro ha definito il ’68 un “colossale miraggio collettivo”. Voi studenti del corso di editoria, nel lavorare alla realizzazione del volume “Voci dal Sessantotto”, che idea ne avete tratto?
«Il tipo di lavoro da noi compiuto in questa occasione non è stato esteso a considerazioni sul periodo storico in quanto tale. Tuttavia nell’analizzare i vari libri presi in esame e attraverso le varie angolazioni prospettate dagli autori, sono emersi aspetti diversi. Il ’68 appare differente per ognuno, a testimonianza del fatto che si è trattato di un fenomeno che ha diviso e che probabilmente continua a dividere».


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