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Il contratto di appalto con Arcale
“indissolubile” per i prossimi decenni

IL PUNTO - Quello che emerge dai documenti sarebbe un vero “matrimonio”. Raccolti in un “chaiers de doleances” i commenti di sindaci, esperti, tecnici e semplici cittadini sulla situazione dei terremotati a due anni dal sisma. Ne scaturisce un panorama assai deludente che lascia poche speranze in un futuro migliore perché la ripresa si allontana
domenica 4 Novembre 2018 - Ore 20:29 - caricamento letture
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La base di Arcale a Pieve Torina (foto di Fabio Falcioni)

 

Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Sul fronte del terremoto la settimana scorsa si è chiusa con lo scoop giornalistico della “nostra” Federica Nardi che su Cronache Maceratesi ha pubblicato il rapporto inviato a suo tempo dagli Uffici tecnici della Regione al presidente Luca Ceriscioli. Da quel documento si evidenzia che il progetto di acquistare, con il Fondo per l’emergenza, l’edilizia invenduta per destinarla agli sfollati era velleitaria. Infatti nella relazione si legge “La tempistica dell’operazione non è compatibile con i tempi dell’emergenza né tantomeno di esito certo, come di fatto si è verificato”. Un giudizio quindi identico a quello che avevamo espresso allora su queste pagine ma rimasto purtroppo inascoltato.

Casette a Visso

Più eclatanti le considerazioni degli Uffici tecnici della Regione sulle inadempienze del Consorzio Arcale in merito alla costruzione delle casette. Infatti nel documento si conferma “la sussistenza della grave inadempienza contrattuale” ma si sottolinea soprattutto “l’impossibilità a rescindere il contratto in quanto le procedure per la sostituzione del Consorzio sono lunghe, rispetto i ritardi che subiamo, oltre al fatto che il sistema prefabbricato non è reperibile sul mercato e non può essere installato altro sulle platee realizzate”. E la rivelazione è proprio questa. L’appalto affidato al Consorzio Arcale non consisteva in un normale contratto ma era un vero e proprio matrimonio per cui si deve tenere in vita “finchè morte non vi separi” come proclama il sacerdote quando celebra le nozze.

E non è escluso che nel contratto ci sia qualche clausola che impegni le istituzioni ad acquistare quelle casette anche nei prossimi 25 terremoti. Sarebbe facile “scandalizzarsi” per tutto ciò. Ma guardiamo invece i lati positivi. Innanzitutto l’onestà intellettuale degli Uffici tecnici della Regione. Si inveisce sempre contro la burocrazia e invece c’è chi fa il proprio dovere anche se resta inascoltato. Altro aspetto positivo è il fatto che il Consorzio Arcale ha uno staff molto efficiente specie nella stesura dei contratti. Poiché la Regione ma anche i Comuni, nell’affrontare la ricostruzione, dovranno fare contratti con imprese edili che sicuramente sanno il fatto loro, perché non assumere gli uomini di Arcale in Regione e nei Comuni? Era una vecchia regola degli antichi romani: se non puoi vincere un rivale fallo tuo alleato…

Angelo Borrelli

Ma lasciamo questo argomento ad altri più feroci commentatori, per passare ad esaminare la situazione riportando le considerazioni più significative fatte da autorità, sindaci, tecnici, esperti e semplici cittadini in occasione della scadenza del secondo anno post terremoto. E tante sono le testimonianze che possono costituire una documentazione tale che la diplomazia di un tempo chiamava “Le cahiers de doleances”. E non sarebbe sbagliato farla pervenire al presidente Mattarella. E iniziamo con il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, che ammette: «Va rivisto tutto il sistema dell’emergenza. Così come è stato finora non funziona. Serve che la Guardia di finanza vigili fin dall’inizio sui contratti con le ditte e sui pagamenti e serve che i militari del Genio stiano a sorvegliare lo svolgimento dei lavori nei cantieri». A questo proposito una riflessione è indispensabile: dal terremoto di Messina ad oggi ancora non c’è un protocollo che prescrive gli interventi da effettuare nell’emergenza sismica? Ma in che paese siamo?

Delpriori nel suo intervento all’assemblea Anci

Non meno categorico il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori, che ha detto: «Sembra chiarissimo che ormai siamo fuori dall’agenda politica del paese. Come sindaci siamo abbandonati a noi stessi, in un groviglio di norme. Non è possibile che per risolvere la questione delle piccole difformità dei progetti per i lavori di recupero sia servito un emendamento e per il condono di Ischia si sia passati direttamente al decreto. E per i beni culturali va nominato un vice commissario. Dobbiamo convincerci che ricostruire l’Italia centrale sia una priorità per tutto il paese». Una situazione non facile anche a Tolentino dove ci sono ancora 4.000 sfollati: 90 le persone in albergo, 200 quelle in container e le altre in autonoma sistemazione. Il sindaco Giuseppe Pezzanesi non ha peli sulla lingua e si scaglia contro «una burocrazia aberrante». «Leggi in contrasto tra loro – sottolinea – hanno generato pareri su pareri, ordinanze su ordinanze. La lentezza della ricostruzione delle case con danni lievi è dovuta a questa burocrazia a volte veramente ingiustificabile».

Il sindaco Gianluca Pasqui nella zona rossa

Il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, è più esplicito di tutti: «Dobbiamo parlare di volontà. Non mi sembra ci sia la volontà di ricostruire oltre le parole, perché non ci sono gli strumenti. Ricostruire significa farlo in poco tempo, perché altrimenti i Sibillini si popolano e sarà il più grande disastro, perché poi lo spopolamento a monte si ripercuoterà a valle. Se andiamo avanti così anche 20 anni potrebbero non bastare. La mancanza più grande è un’idea di futuro per il centro. Questa perla culturale è in completo abbandono perché non abbiamo gli strumenti idonei per andare con la giusta velocità». Tre sono i problemi più impellenti di Ussita. La rete elettrica, gli impianti di risalita di Frontignano e il rischio idrogeologico. Il sindaco Vincenzo Marini Marini spiega che le line elettriche sono in pessime condizioni e il Comune, proprietario della rete in quanto produce in proprio energia elettrica con centrali idroelettriche, non è in condizioni di ripararle. Il Comune è anche proprietario degli impianti di risalita di Frontignano ma vanno ripristinati. Si spera di poterli affidare al consorzio Contram. Per quanto riguarda il rischio idrogeologico tutto il problema di messa in sicurezza sarà coordinato con Castelsantangelo sul Nera e con Visso.

Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo

Il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, ha le idee molto chiare e teme la burocrazia: «Qui non c’è solo il concreto rischio di spopolamento ma parliamo ormai di desertificazione. Il lavoro è il tema centrale della ripartenza. Si deve accelerare sul piano delle opere pubbliche per far ripartire le comunità, altrimenti per paradosso io rischio di non riaprire il Comune nemmeno tra vent’anni. La burocrazia frena tutto (per il ripristino delle opere pubbliche occorrono mesi di lavoro con almeno dieci passaggi burocratici ed il rinvio tra vari uffici). Su questo chiedo la collaborazione di tutte le istituzioni, Regione, sindaci e Governo, non mettiamo la politica in mezzo, sennò questi territori moriranno». Il sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, è sempre più deluso ma anche sempre più combattivo. Parlando della sua cittadina spiega: «Ci sono balconi colmi di pietra, materassi incastrati tra le rovine e tubature che continuano a perdere acqua. Questo è un terremoto dove l’emergenza forse è finita ma la ricostruzione non è partita. Non capiamo perché ad Ischia si possa fare un condono tombale. Questo sta a testimoniare di una grave disattenzione. E questo non è più accettabile».

Il sindaco di Muccia Mario Baroni

Il sindaco di Muccia, Mario Baroni, sottolinea che il suo è un paese risparmioso ma invita ad accelerare la ricostruzione: «Il Comune di Muccia – ha detto – ha fatto quanto era necessario. Abbiamo cercato di risparmiare il più possibile, evitando anche di fare puntellamenti non necessari per non sprecare soldi. Però si deve accelerare sulla riparazione dei danni lievi, per far rientrare le persone. Ora tuttavia si parla soltanto del disastro di Genova, il terremoto del centro Italia sembra quasi dimenticato dai media nazionali». Il dottor Nico Bazzoli, ricercatore di sociologia all’Università di Urbino, ha un’idea precisa dello spopolamento in atto: «Se prima del terremoto i paesi montani si spopolavano dello 0,8% ogni anno (ossia 750 persone), con il terremoto si è verificata un’accelerazione allarmante del 3% (pari a 3.000 abitanti). Una quota di popolazione persa notevolissima…A Camerino c’è la percentuale più alta sul totale della popolazione, pari al 60%”». Il giornalista Mario Sensini, del Corriere della Sera, denuncia la carenza di domande per la ricostruzione: «Sinora sono state presentate soltanto il 10% delle domande sul totale degli edifici inagibili. Sono stati aperti soltanto 700 cantieri, pari alluno per cento delle case inagibili. Soltanto lo 0,5% di abitazioni sono state riparare dai danni del terremoto».

Giuseppe Mazzarella

«Le piccole imprese – ha dichiarato Giuseppe Mazzarella di Confartigianato Marche – sono in profondo disagio. Oltre al contributo una tantum di cinquemila euro, non c’è stato altro ristoro o sostegno economico. I circa 150 provvedimenti emessi nel post sisma provocano l’effetto opposto a quello voluto, intralciano o rallentano la ricostruzione. Si parlava di 15/20 anni per ricostruire. Il timore è che questi anni raddoppiano. Il 90% delle imprese artigiane rischia di restare fuori dalla ricostruzione per le dimensioni elevate degli appalti». Il direttore degli ambiti sociali dei Comuni terremotati, Valerio Valeriani, ha parlato di assenza di certezze per il futuro: «Non c’è più la paura del terremoto, inteso come stress post-traumatico, ma siamo di fronte ad una sindrome da adattamento cronica. La totale assenza di certezze per il futuro è paralizzante. Si soffre perché il tempo passa e nulla accade, e rischiamo una soluzione darwiniana: i giovani se ne vanno, chi ha risorse si organizza altrove e i vecchi muoiono». L’ex rettore dell’Università di Camerino, Fulvio Esposito, vive in una casetta nell’area Varano di Camerino. E’ amareggiato come tanti e dichiara: «Da due anni casa mia è un cumulo di macerie e sono ancora lì. Noi siamo stati tra i primi a presentare un progetto di ricostruzione, ma ancora non è stato approvato. Ingenuamente avevo pensato di poter iniziare i lavori nella primavera del 2017». Un’altra sfollata, Cristina Cinti, ha così commentato la situazione: «Sono passati due anni e non si è mossa una pietra. Siamo stati due anni fermi. E poi, quando sarà il momento di ricostruire, chi ce lo dice che ci saranno i soldi? Ancora non sappiamo se la nostra casa è da demolire oppure no!».



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