L’Usignolo del campanile
è tornato a ‘volare’
sulla sua Recanati

A DISTANZA di 40 anni riaperta la tomba monumentale (una piramide egizia) del celebre tenore Beniamino Gigli, dopo il restauro a cura di Comune, regione ed Art Bonus

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La cerimonia di riapertura della tomba monumentale (Foto di Luciano Carletti)

di Maurizio Verdenelli

«Eravamo noi due soltanto nella grande camera da letto nella sua villa ai Parioli. Mi guardò senza parlare per una decina di secondi, poi disse alcune parole anche se fra noi ormai ci si capiva nel silenzio. ‘Mi hai promesso di farmi tornare a casa, so già che ce la metterai tutta, spero che ce la farai perché la mia speranza è soltanto una: essere sepolto a Recanati’. Feci ‘sì’ col capo, sapevo che era dura, che Roma voleva per sé il corpo di quel grande consapevole della sua prossima fine, che per decenni nei teatri lirici di tutto il mondo era stato acclamato alla pari di Enrico Caruso. Tuttavia nella Capitale già girava la voce tra i ‘beninformati’ che il Comune avesse apprestato al ‘Verano’ un degno sepolcro prossimo futuro per Beniamino Gigli.

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La tomba di Gigli

Tuttavia io, piccolo sindaco di un piccolo comune, intendevo evitare un secondo immenso ‘scippo’ dopo Giacomo Leopardi che Napoli aveva voluto per sé. Così quando il 30 novembre 1957 seppi della morte di ‘Begnamì’ non persi assolutamente tempo. Pur nel dolore per la perdita dell’Amico, munito di una feroce determinazione temprata dalla mia esperienza al fronte di guerra, scortato da un piccolo drappello di vigili urbani con il Gonfalone del Leone di Recanati in testa, piombai su Roma. La fortuna volle che sindaco di Roma fosse un democristiano e della stessa provincia Maceratese come me (per la verità lo erano i suoi genitori muccesi, lui però si sentiva come nato in questa terra): l’onorevole Umberto Tupini, già due volte ministro e senatore eletto nel Fermano. Mi precipitai in Campidoglio, a muso duro, lo affrontai. Da marchigiani trovammo l’accordo. Dopo una breve cerimonia nella chiesa di piazza Quadrata presenti Tito Schipa, Tagliavini e Lauri Volpi (toccò a quest’ultimo l’onore di cantare) alla nostra delegazione recanatese fu consegnato il feretro. Lungo il tragitto fino a Recanati, con una breve sosta a Spoleto, ci furono manifestazioni commosse e spontanee in ricordo di ‘Begnamì’ da sempre nel cuore del popolo italiano e definitivamente con il successo stellare di ‘Mamma’».

Foto-restauroE le note di ‘Mamma’ sotto un sole canicolare, riflesso dal bianco abbacinante della piramide egizia nel cimitero di Recanati, sono tornate ad incantare la piccola folla di autorità, giornalisti e curiosi questa mattina, a 61 anni dalla morte del celebre tenore (cui il racconto dell’ex sindaco Luigi ‘Gigio’ Flamini, si riferisce che chi scrive ha brevemente ricordato agli astanti) e a 40 anni dalla riapertura pubblica della tomba monumentale di Beniamino Gigli, che fu dapprima privata, costruita dalla stessa famiglia. L’”Usignolo del Campanile” è tornato a volare su Recanati, dopo che qualche settimana fa si sono conclusi i laboriosi restauri esterni ed interni: i dipinti di Arturo Politi (su disegno dell’illustre Biagio Biagetti) che apparivano aggrediti e rovinati dall’umidità. Un’opera impegnativa cui hanno concorso –hanno detto il sindaco Francesco Fiordomo, l’assessora Rita Soccio (presente il vicesindaco Antonio Bravi) e il consigliere regionale Luca Marconi- Comune, Regione ed Art Bonus. Una bellissima cerimonia cui hanno fattivamente partecipato il nipote Beniamino Gigli jr, la figlia Asia, e la nipote Francesca Romana Gigli. A ricordare ‘zio Begnamì’, il maestro Luigi ‘Gigio’ Vincenzoni, 87 anni perfettamente portati. Una miniera di aneddoti: «A Recanati, a commemorare Gigli, venne Giuseppe Di Stefano. Che non si lasciò mancare una battuta sorridente ma al veleno ricordando Lauri Volpi a piazza Quadrata: ‘Povero Begnamì, non l’ha fatto riposare in pace’. Naturalmente aveva cantato, al suo solito, benissimo. Si trattava comunque di stilettate tra grandissimi a far degna corona intorno al più grande di tutti. Che purtroppo non è ricordato come dovrebbe essere».

Foto-restauro-2-488x650Per non far dimenticare il celeberrimo zio, Vincenzoni sta intanto organizzando l’ennesima manifestazione: il 6 ottobre va in scena un concerto memorial cui hanno aderito, tra gli altri, il baritono Leo Nucci e il tenore Fabio Armiliato. «In realtà il nome di Gigli nel mondo è sempre alto –ha detto il nipote Beniamino junior- in questi ultimi tempi sia in Cina sia in Giappone sono nate associazioni nel suo nome: un fatto straordinario». E’ stata una giornata intensamente dedicata all’Usignolo del Campanile (pure in riferimento al padre che era custode poverissimo del duomo) con un tour press proveniente da Roma che ha visto coniugare cultura con musica, enograstronomia e turismo e la visita ai ‘santuari’ dei grandi recanatesi: Gigli e Leopardi. Nel museo dedicato a Beniamino, un concerto di Villa Incanto diretto dal maestro Riccardo Serenelli. E a Villa Colloredo Mels una degustazione di eccellenze locali, innaffiati dai vini della cantina Fontezoppa, tutto illustrato da un esperto Ais. ‘Libiamo ne’ lieti calici’ carissimo, indimenticabile ‘Begnamì’.

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In questa e a seguire: foto di Luciano Carletti

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