Pd, la corsa per il dopo Comi
è l’unico argomento che conta
IL COMMENTO - La guerra per il nuovo segretario regionale sta fagocitando tutta l'azione del partito, cambiano gli equilibri. Intanto Valeria Mancinelli, riconfermata sindaco di Ancona con uno dei pochi successi dem alle ultime amministrative, è stata lasciata sola. Nessuno si interroga sul vero artefice della disfatta dei ballottaggi: il responsabile enti locali Matteo Ricci. E la portavoce del governatore, nonché assessore alla Sanità Ceriscioli, ha vinto un concorso da dirigente nell'azienda Ospedali Marche-Nord

di Fabrizio Cambriani
Molto si è detto e scritto, in questa tornata di amministrative, a proposito dell’ennesima disfatta del Partito Democratico. Nel profluvio di analisi e commenti, all’indomani dei ballottaggi, nessuno ha però rilevato chi fosse il vero protagonista di questa catastrofe: cioè il responsabile enti locali del PD. Ovvero Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Ovviamente le cause di questo tracollo sono molteplici e non dipendono certo solo da lui, ma a oggi, non solo non si è ancora dimesso dall’incarico, ma continua a pontificare da ogni Tv, come se nulla fosse accaduto.

Matteo Ricci nello spot “gaffe”
Pesarese, classe 1974, Ricci percorre tutti gli incarichi comunali e provinciali nelle segreterie del Pds, quindi Ds e infine nel Pd. Nel 1999 è eletto consigliere comunale, nel 2009 presidente della provincia di Pesaro e infine, nel 2014 sindaco del capoluogo. Di stretta osservanza post-comunista, come il suo maestro Palmiro Ucchielli, vede come fumo negli occhi, già dall’agosto del 2011, l’ascesa dell’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi. «Renzi gioca una partita tutta sua, in solitaria. Non si è mai posto come coagulatore di tutte le proposte che sono arrivate dai 30–40enni democratici», dirà nel 2011 in un’occasione di incontro dei giovani democratici alla festa dell’Unità di Pesaro. A fine novembre 2012, Ricci è coordinatore regionale della mozione Bersani, in occasione delle primarie che il segretario nazionale del PD, vincerà poi contro lo stesso Renzi. Ma già nei primi mesi del 2013, quando Bersani si dimette da segretario, il Nostro comincia a frequentare Firenze e la Leopolda, diventando improvvisamente l’uomo di fiducia di Renzi nelle Marche. Per questo sarà eletto vicepresidente del partito dal 2013 al 2017. E nell’ottobre 2016 assumerà l’incarico di responsabile degli enti locali. Ha al suo attivo due libri. Nell’ultimo, in particolare, finito di scrivere a maggio, spiega come e qualmente l’Italia dovrebbe ripartire dai sindaci. Ovviamente – ma questo lo aggiungo io – non da quelli del Partito Democratico. Almeno stando alle cronache e alla volontà degli elettori. Particolare scalpore suscitò l’episodio del dicembre scorso, in cui la questura di Pesaro lo ritenne seriamente in pericolo di vita, tanto da metterlo sotto scorta. I fatti, in breve: un giovane disabile chiede il permesso di utilizzare la sala comunale per presentare un suo libro. Il giovane, Claudio Palmulli, è però anche un militante di Casa Pound. Il libro non tratta di purghe e bastonate del ventennio, ma del suo sogno di poter correre la maratona di New York. Il sindaco Ricci nega la sala, in nome dell’antifascismo. Succede poi che Ricci viene insultato e minacciato ripetutamente sui social network e messo sotto scorta manco fosse Saviano. O Clemente Mastella. Fate voi. Memorabile, infine, la gaffe sul manifesto elettorale delle politiche. Annusando con fiuto sicuro aria di successo e dichiarandosi competente, Ricci invitava a rimboccarsi le mani. Non già le maniche.

Valeria Mancinelli
Uno dei pochissimi successi registrati, avvenuto ad Ancona, unico capoluogo di regione, il Partito Democratico non l’ha potuto nemmeno festeggiare come meritava. Con un centrodestra letteralmente asfaltato, un Movimento 5 Stelle prosciugato e il Pd sopra il 30%, la riconfermata sindaco Valeria Mancinelli si è trovata a brindare con due sole misere bottiglie di spumante brut assieme a pochi fedelissimi sostenitori locali. A parte il segretario cittadino, Cardoni, il Partito Democratico l’ha voluta lasciare visibilmente sola anche nella notte della trionfale riconferma. Non un’anima della segreteria provinciale o regionale che fosse lì a complimentarsi con la squadra della Mancinelli. Che nel corso dei primi cinque anni non ha risparmiato critiche al partito accusandolo puntualmente di perseguire inconcludenti tatticismi invece di occuparsi dei bisogni dei cittadini. Facevano brutto quelle ostentate assenze sotto la galleria Dorica. Facevano brutto perché segnavano, ancora una volta, lo stacco netto tra due modi di intendere la politica ormai incomunicabili: il primo fatto di azioni concrete rivolte verso la comunità, l’altro di sole mosse del cavallo destinate a essere comprese solo da pochissimi adepti. E infatti oggi, l’unico argomento in agenda nel partito regionale è la corsa alla successione di Comi. L’eterno, atavico dualismo vede in campo i nomi dell’attuale coordinatore della segreteria regionale, il pesarese ed ex parlamentare Marco Marchetti e l’ex segretario della federazione fermana, Paolo Nicolai. Con la conseguente girandola di spostamenti e riposizionamenti a tutti i livelli. A partire dal presidente Ceriscioli che in una recente intervista ha scaricato il sin qui alleato Comi per convergere su quello che fino a pochi giorni fa era il suo peggiore avversario: il Matteo Ricci di cui sopra.

Thalassa Vona
Un attivismo, quello di Ceriscioli, che non passa inosservato. Per lo più fatto di brevi video, nei social network, dichiarazioni su tutto lo scibile umano: ogni volta il trionfo dell’ovvio. Una campagna elettorale che parte lunga già in vista delle regionali del 2020 o solo un radicale cambio di strategia comunicativa? Ogni ipotesi, in questo campo è plausibile perché potrebbe cambiare (o addirittura potrebbe essere già cambiata) la guida della comunicazione regionale. La notizia, appresa dalla cronaca locale, è come la portavoce del governatore Ceriscioli, Thalassa Vona, abbia vinto un concorso per dirigenti, nell’azienda ospedali Marche Nord. Dicono si sia trattato di concorso difficilissimo, bandito nel luglio del 2017, per un solo posto, ma da cui l’azienda sanitaria Marche Nord abbia voluto pescare i primi cinque classificati. Benché fosse ancora valida la graduatoria di un precedente concorso svoltosi all’Inrca di Ancona, pare che la direttrice generale di Marche Nord, Maria Capalbio, abbia preferito non attingervi. La Vona, attuale portavoce del presidente della giunta regionale e assessore alla sanità – ma questa è solo una fortuita coincidenza – è risultata seconda, dietro a un’altra giornalista. Secondo quanto riferiscono alcuni organi di stampa, entro 30 giorni, beata lei, potrà firmare il contratto dirigenziale a tempo indeterminato. Visto lo stato in cui versa il Partito Democratico e le numerose vicende a esso legate, di Mancinelli in tutto il territorio regionale, ce ne vorrebbero almeno una dozzina, solo per limitare i danni.
Finalmente una buona notizia. Anche negli alti ranghi c’è la possibilità di integrare stranieri, migranti extra o lisci, di prima, seconda, terza, quarta generazione e via. Naturalmente parlando di un concorso Regionale nessuno può avere dubbi sul regolare svolgimento dell’operazione. Motivo di più perché stiamo parlando di una portavoce dell’assessore alla sanità Ceriscioli e che il concorso riguarda proprio la sanità. Quindi sarà stato un concorso blindato. La sindaca di Ancona che dopo un porta a porta frenetico ha vinto, sicuramente meritatamente dal momento che è stata lasciata sola dagli invidiosissimi rivali che a differenza della sindaca, appartengono al partito del dire e non a quello del fare. Nonostante Renzi abbia predicato a lungo che lui era un uomo del fare, tutti si sono messi in coda dietro di lui per ristabilizzare il Pd alla sua vocazione naturale: creare il nulla in mezzo al vuoto. Questa corsa per il dopo Comi, sta a dimostrare che a volte i politici sembra vivano in mondi paralleli, dove da una parte solitamente non si fa nulla e dall’altra non si fa niente. Quindi niente di straordinario, parlando del dopo Comi, anche se non ne si afferra la necessità, si continua comunque sulla stessa linea di sicuro insuccesso da qui a dopo l’eternità. Parlare del Pd, ogni tanto fa male. A loro naturalmente che ancora in base a quale visione globale della politica non si sa, ma, cercano ancora di sostenersi con i loro sogni spezzati dalla loro stessa mediocrità, ineluttabile inefficienza, insopportabile presenza e voglia di dire ancora qualcosa che non si solo lì autoelimina ma che non ha più senso inserire in qualsiasi discorso o evento a meno che non arrivino i marziani e con loro, ammesso che non ne abbiano sentito parlare e non usino subito missili terra/aria/Pd di intelligenza estrema, potrebbero tentare un incontro da cui trarre barzellette peri i prossimi tremila anni. Speriamo solo che almeno l’ultima volta, questa politica dei mondi paralleli si sia presa una pausa e si possa dire qualcosa di serio e soprattutto costruttivo.
capite perché la gente ha votato Salvini con i 5 Stelle, sono stufi di tutto questo!