Il Cristo dell’Indivini
esposto dopo il restauro
ARTE - Tra Umbria e Marche la misteriosa influenza di Piero della Francesca nell'opera salvato dal terremoto a San Severino. In mostra ora al museo Podesti di Ancona grazie al contributo del Club Soroptimist International di Macerata
Nell’aria primaverile dai colori tenui emerge nell’ampio prato della pianura umbra un residuo della antica coltivazione del guado, da cui i pittori estraevano i delicati colori dei loro paesaggi. Nelle opere di Piero della Francesca quei colori così teneri fanno spesso da sfondo alle opere sacre. Al confine con le Marche si è diffuso nella seconda metà del ‘400 il gusto aristocratico e leggero per quella luce e per quei colori pierfrancescani e qualcosa della loro limpida bellezza ha passato il confine ed è arrivato fino a San Severino, dove nel ritiro claustrale delle Clarisse è stato posto da un intagliatore d’eccellenza, Domenico Indivini, un Cristo sofferente, alto quanto un uomo alto di quei tempi con la corona di spine in testa, brillante di elementi materici. Il Cristo sofferente e patiens è intagliato in un solo pezzo di legno lavorato e lucidato fino a far comparire particolari minimi quali le vene delle braccia e delle gambe e le leggerissime ossa dei piedi. Testa appena inclinata e spalle giovani e diritte fanno di questo Cristo un vero capolavoro dell’arte del legno trattato come fosse marmo. Domenico Indivini è un grande artista e il recupero di questa opera sepolta dal terremoto e quasi illesa è stato uno degli eventi più importanti dei restauri dopo il terremoto. Con orgoglio la targa apposta alla sua base nel museo Podesti di Ancona, dove il Cristo è provvisoriamente collocato, mette in evidenza che l’opera di restauro è stata fatta per iniziativa e contributo del Club Soroptimist International di Macerata, un club al quale appartengono solo donne lavoratrici in varie professioni il cui scopo in tutto il mondo è la realizzazione di iniziative per lo sviluppo della educazione e della pace. Altre opere dell’Indivini sono ora all’attenzione di artisti e restauratori e in particolare il coro del Duomo di San Severino, la cui bellezza si può dire che è stata scoperta dal terremoto, come accade per tante opere collocate in provincia di cui si scopre l’alto valore solo in circostanze particolari, mentre dovrebbero essere oggetto di studio e di ammirazione non solo nei luoghi segreti e periferici perché reggono bene al confronto con opere più conosciute e ritenute di maggior valore. Il Cristo di Indivini non ha nulla da invidiare ad opere della stessa epoca che sono nei libri di storia dell’arte .
