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Migranti, marcia indietro del Comune:
clausola di salvaguardia
con due anni di ritardo

domenica 15 aprile 2018 - Ore 18:52 - caricamento letture
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Immigrati sotto la questura

 

di Giuseppe Bommarito e Marina Santucci

Il comune di Macerata, con delibera di giunta del 28 marzo scorso, un atto che tutti i cittadini dovrebbero andare a leggersi nel sito dell’ente, ha deciso di avvalersi della cosiddetta clausola di salvaguardia per abbassare (da 360, più ulteriori possibili 55, per un totale di 415) il numero dei migranti richiedenti asilo presenti in città, la cui soglia massima il Viminale ha fissato in 139 unità. Vale la pena, con qualche brevissima premessa, precisare cos’è questa benedetta clausola di salvaguardia, che, se fosse stata attivata tempestivamente dall’amministrazione comunale, tanti guai avrebbe evitato alla città di Macerata. Come è noto, la seconda fase dell’accoglienza – quella che opera subito dopo l’arrivo in Italia dei migranti – si basa sulle varie prefetture di destinazione, le quali provvedono all’istituzione dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), strutture che oggi di fatto ospitano oltre il 70 per cento dei migranti arrivati in Italia. Accanto ai Cas operano però anche i cosiddetti Sprar (Sistemi di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati), consistenti in buona sostanza in progetti volontari di accoglienza gestiti dai Comuni, che in tal modo possono portare avanti iniziative autonome ed essere quindi esentati, utilizzando appunto la clausola di salvaguardia sopra menzionata, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza imposte dall’alto, cioè dalle prefetture. In pratica, come scriveva l’Associazione Nazionale Comuni Italiani a tutti i sindaci il 4 novembre 2016: «Si tratta di un principio che rimette la governance in mano al sindaco, che può quindi tornare a decidere, insieme alla sua comunità, numeri, modalità e soggetti da coinvolgere per organizzare l’accoglienza sul suo territorio».

Il sindaco Carancini

Ebbene, la giunta maceratese, titolare da anni di progetti Sprar, aveva gli strumenti per avvalersi della clausola a partire dal 2016. Avrebbe potuto, cioè, pretendere già allora la riconversione dei progetti Cas in progetti Sprar e quindi raggiungere da tempo la soglia delle 139 unità e così evitare, o quanto meno fortemente limitare, nuovi arrivi di migranti in città, ma, per una sua scelta di certo non condivisibile in quanto ampiamente pregiudizievole per la città, non l’ha fatto e sta iniziando a farlo solo adesso. Ha invece volutamente e assurdamente consentito che si sommassero i richiedenti asilo del progetto Sprar a quelli imposti dalla prefettura con il progetto Cas, rinnovato, altra data importante, ad aprile del 2017, sino ad arrivare ad un numero migranti pari ad almeno tre volte il consentito, tralasciando in questa conta i clandestini e i soggetti già usciti dai progetti già esauriti e poi lasciati in mezzo alla strada, nella miseria e nella disperazione più totali, di fatto, come si è visto, a disposizione della criminalità italiana e straniera dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti ed alla commissione di altri reati. Una situazione assurda e pericolosissima, come purtroppo i tragici avvenimenti di fine gennaio hanno dimostrato in maniera inequivocabile.

Pamela Mastropietro

Eppure il sindaco Carancini, strenuo difensore sino a pochi giorni addietro non di un equo e sostenibile sistema di accoglienza (che fosse cioè valido per i migranti e quantitativamente sostenibile dalla città), ma delle onlus della solidarietà cinicamente a termine e dai bilanci milionari per nulla trasparenti, negli anni passati ha di fatto abdicato al suo ruolo di governance, ripetendo come un mantra, anche subito dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro: «Noi integriamo e accogliamo da 17 anni, i nostri progetti Sprar sono forti e perfettamente integrati con la città. Certo che sono sostenibili dalla città». E giù insolenze terribili, rivolte, come di consueto, a chi, dai banchi dell’opposizione e in città, denunziava una situazione di rischio e pericolo che stava sempre più tracimando. E con lui anche molti altri esponenti della sua maggioranza, i quali in Consiglio hanno più volte sostenuto che il problema dell’immigrazione esulerebbe dalle capacità amministrative del Comune, mostrando così, senza ombra di dubbio, di essere totalmente appiattiti sulle irresponsabili decisioni del sindaco oppure di essere completamente all’oscuro della normativa vigente in materia. Poi però, siccome la realtà è comunque sempre più forte delle bugie strumentali ed autoreferenziali, che hanno comunque le gambe corte, ecco arrivare, come un clamoroso autogol, la delibera 97 del 28 marzo 2018 della giunta, approvata proprio qualche giorno fa e solo dopo che l’opposizione in Consiglio è tornata a richiedere la riduzione dei richiedenti asilo a Macerata (il 24 febbraio 2018) e dopo che questo giornale, in data 8 marzo 2018 (leggi l’articolo), aveva segnalato l’esistenza nella normativa di settore della clausola di salvaguardia, denunciando la totale non considerazione della stessa da parte del sindaco, che ne aveva formale notizia, ripetiamo, sin dal 2016.

Il Consiglio comunale

Nella delibera di fine marzo la giunta – come vedremo – scopre in sostanza l’acqua calda, cioè finalmente si ricorda di tale clausola, sia pure con un ritardo di quasi due anni, ed inizia a costruire un percorso che ne consenta l’attivazione, che peraltro non potrà essere certo immediata. Un affannoso rincorrere i fatti, anzi, le tragedie avvenute in città, preceduto, nei giorni immediatamente precedenti, da seriose e bellicose dichiarazioni caranciniane, di tutt’altro tenore rispetto alle precedenti e finalizzate a preparare il terreno all’ormai inevitabile rovesciamento di posizione. Eccole: il sindaco, nel Consiglio comunale del 24 febbraio, dichiara a muso duro che ora farà «valere la clausola di salvaguardia» (ossia farà svuotare i Cas gestiti dalla Prefettura di Macerata), poiché evidentemente circa 400 richiedenti asilo sono troppi per la città. Non pago di ciò, sempre il sindaco, con piglio ancora più deciso, in data 15 marzo 2018 dichiara: «Diminuiremo il numero dei richiedenti asilo a un terzo». Insomma, trasformismo allo stato puro. Ma il colmo e, al tempo stesso, la palese dimostrazione di questo tardivo e ridicolo trasformismo dell’amministrazione comunale si trovano proprio nel testo della delibera  97 del 28 marzo 2018. Qui testualmente, dopo aver finalmente scoperto e preso atto con qualche anno di ritardo che la quota di richiedenti asilo assegnata a Macerata è pari a 139 unità, si afferma: «Attualmente nel territorio comunale sono accolti anche richiedenti protezione internazionale che afferiscono all’accoglienza straordinaria (Cas), gestita dalla Prefettura; tale accoglienza risulta essere non controllata dall’Ente locale e sprovvista di percorsi di integrazione ed inclusione sociale; nella provincia di Macerata i Comuni che hanno attivi progetti di accoglienza per richiedenti protezione internazionale sono 15 su 55, con una conseguente disomogeneità nella distribuzione dei migranti sul territorio».

Viene quindi da chiedersi: quanto risulta in delibera non è quello che per anni, regolarmente riempiti di insulti e di accuse di razzismo, hanno denunziato, in Consiglio comunale e fuori, coloro che sostenevano che l’immigrazione a Macerata era ormai del tutto fuori controllo e rischiava – come poi purtroppo è avvenuto – di sfociare in situazioni di grande pericolo per i cittadini? Insomma, come è scritto nero su bianco nella delibera in questione, Carancini, novello “Alice nel paese delle meraviglie” a spasso per Macerata con gli occhi pieni di stupore, ha scoperto solo ora, dopo averlo arrogantemente negato per anni, che non c’è stata alcuna inclusione per i migranti, che la loro accoglienza è stata incontrollata e che solo una minima parte dei Comuni ha attivato progetti di accoglienza. Solo adesso, senza procedere alla benché minima autocritica, si è reso conto che avrebbe potuto sin dal 2016 riconvertire i progetti Cas in progetti comunali Sprar e quindi pretendere che a Macerata non arrivassero più di 139 soggetti richiedenti asilo. Solo adesso ha capito che da tempo avrebbe potuto pure chiedere al Prefetto di Macerata, con il quale ha evidenziato una totale e colpevole mancanza di raccordo operativo, che una quota consistente di migranti venisse assegnata ad altre città della provincia di Macerata, sino ad oggi inspiegabilmente tenute fuori dal meccanismo dell’accoglienza.

Insomma, un tentativo di addossare sulla Prefettura tutta la responsabilità della situazione che si è venuta a creare negli anni, una foglia di fico ridicola e tardiva, una vera e propria barzelletta, che farebbe proprio ridere se, legate a questa vicenda di immigrazione in città del tutto fuori controllo, da considerarsi quanto meno come concausa che ha alimentato in maniera spaventosa il mercato dello spaccio cittadino, non vi fossero state l’atroce morte di Pamela e la successiva follia razzista e stragista di Luca Traini. Un’ultima sottolineatura, perché la pomposa locuzione contenuta nella delibera 97/2018: «attivazione della clausola di salvaguardia con azzeramento dei Cas», rischia, almeno nell’immediato, di essere una frase vuota e puramente propagandistica, in quanto la famosa clausola permette sì di redistribuire le eccedenze sopra le 139 unità in altri territori, ma con la specificazione che ciò potrà avvenire solo “ove possibile”. E, sinceramente, il fatto che l’attivazione della clausola sia stata in modo assurdo procrastinata dal 2016 al 2018 rende l’azzeramento dei Cas se non proprio impossibile, certo improbabile, almeno nell’attualità.

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