Gommone con 9 quintali di droga,
trafficanti incastrati
da taniche e cellulari

PORTO RECANATI - Ricostruzione certosina di traffico telefonico e analisi video sono stati elementi chiavi per arrivare all'arresto, oggi all'alba di 4 persone che dovevano ritirare lo stupefacente giunto dall'Albania. Il procuratore Giorgio: «Massimo impegno per individuare i responsabili di tutti i reati»
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di Gianluca Ginella

Nove quintali di droga trasportati su di un gommone che si era arenato sulla costa di Porto Recanati il 29 giugno dello scorso anno. Quattro le persone che sono finite in manette all’alba di oggi in una operazione dei carabinieri del Reparto operativo di Macerata e della Compagnia di Civitanova.

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Il procuratore Giovanni Giorgio con il colonnello Fava e il luogotenente Carbonari

Si tratta di albanesi, quelli che secondo gli inquirenti dovevano prendere lo stupefacente. Altre indagini sono in corso per risalire ad ulteriori trafficanti coinvolti nel trasporto della droga. I quattro albanesi (tre in cella e uno ai domiciliari) sono stati incastrati dalle taniche di carburante acquistato per consentire al gommone di fare il viaggio di ritorno in Albania (da dove era giunto sulle nostre coste) e dall’analisi incrociata del traffico telefonico. Al termine della prima fase delle indagini il gip Giovanni Manzoni ha disposto, su richiesta della procura di Macerata, le quattro misure cautelari.

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Una delle taniche trovate sulla spiaggia

Sono stati incastrati dalle taniche di carburante acquistate per rifornire il gommone d’alto mare, dalle telecamere dei negozi dove le hanno comprate e da una articolata analisi del traffico telefonico i quattro albanesi arrestati oggi su disposizione del gip. In manette sono finiti il 34enne K. R., il 30enne G. E, il 49enne F. P., il 26enne H. K. Nessuno di loro risiede nel Maceratese ma vivono nelle provincie di Ancona, Pesaro, Lodi e Roma. I carabinieri hanno ricostruito le fasi dello sbarco che partono da un primo sopralluogo fatto il 23 giugno scorso sulla spiaggia di Porto Recanati. Il 26 giugno risulta che due degli indagati hanno acquistato taniche in due negozi di Senigallia, che poi hanno rifornito in due distributori. Alle 2 di notte del 29 giugno gli indagati hanno raggiunto la pineta di Porto Recanati dove poi è avvenuto lo sbarco. Alle 4,30 del mattino da Recanati si sono spostati da Porto Recanati a Mondolfo: quindi dopo una sosta di circa 30 minuti sono ripartiti per Porto Recanati dove alle 7 hanno raggiunto la località dello sbarco. Lì però sono stati costretti a fuggire per via di una pattuglia dei carabinieri che, alle 6,30 era intervenuta notando qualcosa di sospetto. Il carico della droga, approdato dall’Albania era stato abbandonato. Sulla spiaggia i carabinieri della stazione di Porto Recanati, comandata dal luogotenente Giuseppino Carbonari, hanno notato un motoscafo d’altura, bianco, lungo quasi 10 metri dotato di 2 motori da 200 cavalli. Nelle immediate vicinanze una trentina di imballi (con impressi alcuni segni distintivi), poi risultati contenere dai 10 ai 30 chili ciascuno di marijuana, 28 taniche piene di benzina (dai 20 ai 30 litri ognuna), 4 bottiglie d’acqua, 1 giaccone, 1 paio di scarpe, 1 paio di sandali, 1 maglia e poi altri 4 imballi di marijuana abbandonati a circa 50 metri dal motoscafo, nascosti in pineta.

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Il procuratore Giovanni Giorgio

Immediate le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Macerata e della Compagnia di Civitanova che dopo essere riusciti a risalire ai giorni in cui erano state vendute le taniche – il 26 e il 28 giugno 2017 – hanno visionato le riprese video dei negozi e estrapolato le immagini per persone che erano andate ad acquistarle. Poi è iniziato un lavoro certosino e articolato svolto dal militare esperto in tabulati telefonici del Nucleo investigativo di Macerata, veniva analizzato tutto il traffico di dati intercorso sulle celle di copertura di tutte le zone di interesse, dalla spiaggia di Porto Recanati, ai negozi di Senigallia. L’intreccio dei dati telefonici ha consentito ai carabinieri di risalire ai quattro albanesi. Tre di loro sono in carcere, uno è ai domiciliari. «Mai avevamo registrato uno sbardo di sostanze stupefacenti nel nostro territorio – dice il procuratore Giovanni Giorgio –. L’impegno è stato massimo da parte dei carabinieri che hanno partecipato a queste indagini. Una indagine classica per risalire a persone che nulla hanno a che fare con il nostro territorio. Quattro persone sono state individuate, su altre sono in corso ulteriori attività. L’impegno è massimo e si orienta secondo il principio di tolleranza zero che significa che l’impegno è individuare i responsabili di tutti i reati e avviare procedimenti che si sviluppino in modo possibilmente rapido per portare i responsabili davanti al giudice». Il procuratore ha sottolineato l’importanza in questa delicata fase del territorio «in cui c’è un certo smarrimento di dare un senso della presenza».

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