Uno sguardo tra Macerata e Berlino:
Miliozzi parla di scuola e disabilità

LIBRI - L'associazione Artemisia ha invitato nella capitale tedesca il consigliere maceratese per presentare il suo romanzo "E tutto iniziò a tremare" e parlare della situazione italiana in relazione ai diversamente abili: "Nel 1977 eravamo un modello per l'Europa, oggi mancano investimenti e progetti concreti"

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David Miliozzi durante la presentazione a Berlino

 

di Marco Ribechi

Scrittori maceratesi approdano in Germania. Il 19 dicembre David Miliozzi, autore e consigliere comunale di Macerata, ha presentato a Berlino il suo ultimo romanzo “E tutto iniziò a Tremare” (leggi l’articolo) all’interno di un evento organizzato dall’associazione “Artemisia e.V. Inklusion für alle” in collaborazione con la libreria Mondolibro italieniche Buchhandlung, uno degli spazi letterari più prestigiosi della capitale tedesca che da anni ospita in Germania le opere dei più importanti autori italiani contemporanei. A moderare la serata l’artista italiano Flavio De Marco che nella sua produzione indaga il rapporto tra arte e scrittura. Oltre alla presentazione del testo la presidente Amelia Massetti e Chiara Giorgi, membro del direttivo di Artemisia, hanno colto l’occasione per approfondite alcune tematiche legate al mondo della disabilità.

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L’evento di Berlino

Il libro infatti offre diversi spunti di riflessione sul mondo della scuola e sulle scelte politiche compiute rispetto a queste questioni negli ultimi anni. «Artemisia si propone di trovare insieme ad intellettuali e scrittori strade che intervengano al dibattito europeo sulle leggi che riguardano i diritti delle persone diversamente abili – spiega Miliozzi – L’Associazione ha voluto coinvolgermi attraverso la presentazione del romanzo che diventerà un momento di confronto sulla tematica dell’integrazione nella scuola italiana e in quella tedesca». Il testo, anche nelle scelte linguistiche utilizzate dall’autore, cerca di svelare la realtà profonda nascosta dietro stereotipi o perbenismi. «Spesso nel testo uso la parola handicappato, un termine che ha il sapore del politicamente scorretto – aggiunge l’autore –  Le parole usate sono frutto di una lunga riflessione. La volontà è sottolineare la mancanza di una sensibilità linguistica nell’uso comune. Da un punto di vista semantico c’è ancora tanta strada da fare, si oscilla tra un eccesso di termini che hanno il sapore di un “politicamente corretto” e un grossolano utilizzo delle parole. Di fatto manca un’aderenza linguistica che restituisca la ricchezza di un mondo tutto da scoprire».

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Foto di archivio

Nel dibattito berlinese si è poi affrontata la situazione italiana. «Nel 1977 l’Italia era un paese all’avanguardia, modello in tutta Europa grazie alla legge 517 che ha abolito le classi differenziate – spiega Miliozzi – Oggi la sfida è fare in modo che inclusione sia sinonimo di integrazione. Di fatto c’è un grosso dislivello tra il piano ideale e quello concreto. Nel sistema italiano mancano investimenti e un progetto culturale sostenibile. I docenti sono sommersi da carte, schemi compilativi, progetti, tutta teoria di inchiostro che spesso rende le cose più difficili, anziché migliorarle. Alcune scuole non hanno le strutture adeguate per fare didattica speciale per non parlare di quelle che hanno evidenti barriere architettoniche. Credo che gli incontri tra scuola, strutture sanitarie e famiglie siano in certi casi più legati a questioni formali che sostanziali. L’unico approccio possibile è un approccio globale che rimetta al centro la persona».


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