Villamagna, un segreto svelato
URBISAGLIA - L'università di Macerata lunedì alle 17,30 nella biblioteca di Archeologia presenterà i risultati degli scavi condotti nel territorio dell'Abbadia di Fiastra

Mosaici, pareti affrescate e poi i legami con il braccio destro dell’imperatore Tito. Un tesoro di storia e arte riportato alla luce dall’università di Macerata, al lavoro quest’anno (dopo cinque anni di stop) negli scavi di Villamagna, all’interno dell’Abbadia di Fiastra nel territorio di Urbisaglia. Le scoperte del team guidato da Roberta Perna saranno approfondite lunedì, alle 17,30, nella biblioteca di Archeologia dell’ateneo, a palazzo De Vico.
L’equipe di Unimc è composta dai tecnici e collaboratori Gilberto Montali, Marzia Giuliodori e David Sforzini, da studenti ed ex studenti. Gli scavi sono possibili grazie a una concessione del ministero dei Beni culturali coordinata dal Soprintendente all’archeologia belle arti e paesaggio Carlo Birrozzi e dal funzionario archeologo Giorgio Postrioti, con la collaborazione della fondazione Giustiniani Bandini e del comune di Urbisaglia. I più recenti scavi condotti dall’ateneo maceratese hanno portato alla luce ulteriori significative parti della villa caratterizzate dalle presenza di mosaici e pareti affrescate ed hanno consentito di inquadrarne meglio, anche grazie allo studio dei materiali provenienti dai vecchi e nuovi scavi, l’evoluzione storico–architettonica che, dopo numerose modifiche architettoniche, arriva fino al VI secolo dopo Cristo, documentando un raro caso di villa a padiglioni con terme ed aule di rappresentanza. «Quest’anno gli scavi – riferisce Perna – hanno consentito di indagare una parte importante della pars urbana, cioè di quegli edifici occupati dai proprietari della villa. Si tratta, con ogni probabilità, almeno nelle prima fase, della famiglia degli Herenni, famosi produttori di vino, una attività documentata anche da giare ed altre strutture conservate proprio nelle aree produttive della villa».
L’edificio fu poi forse acquistato da Lucio Flavio Silva Nonio Basso, braccio destro dell’imperatore Tito e conquistatore della fortezza di Masada, sul Mar Morto, che ne iniziò una intensa trasformazione. Il sito, collocato tra l’Abbadia di Fiastra e la città romana di Pollentia-Urbs Salvia, offre interessanti possibilità di sviluppo in termini non solo di acquisizione di conoscenze scientifiche, ma anche in funzione della valorizzazione di un territorio che del suo ricco patrimonio storico e naturalistico non può che fare un importante volano di crescita economica e sociale. «Per il sistema dei beni archeologici della Regione – ricorda Giorgio Postrioti – si tratta di un’occasione molto importante, che consente, anche di avviare un processo di conservazione e restauro delle strutture affioranti, fondamentale per la tutela e, quindi, per la valorizzazione del sito, che rimane uno degli obiettivi prioritari di ogni indagine archeologica». «Si tratta solo di un esempio – ha detto il rettore Francesco Adornato – di quello che l’attività di ricerca condotta dall’università di Macerata può portare alla crescita del territorio, grazie proprio alla capacità di porre solide premesse umanistiche, di natura storico-archeologica in questo caso, ai processi di gestione e valorizzazione».
Merito ed onore all’Università degli Studi di Macerata. Fondi pubblici spesi davvero bene ed in modo qualificato.