Tentato omicidio della moglie,
Lino Quatrini va ai domiciliari
«Nessun segno della fascetta sul collo»
POGGIO SAN VICINO - Il gip ha deciso oggi di scarcerare il marito della donna. Intanto il medico legale ha completato i suoi accertamenti. I difensori dell'uomo: "La vittima ha descritto una dinamica smentita dai fatti"
di Gianluca Ginella
Tentato omicidio a Poggio San Vicino, il gip dispone gli arresti domiciliari per Lino Quatrini. Intanto il medico legale ha depositato la perizia sulle lesioni riportate dalla moglie del 57enne di Poggio San Vicino, Silvana Coacci. Sul collo non sono stati trovati segni compatibili con la fascetta di cui aveva parlato la donna e che diceva il marito avesse usato per cercare di strangolarla.
Lino Quatrini esce dal carcere. La decisione è del giudice Domenico Potetti al quale gli avvocati dell’uomo, Federico Valori ed Emanuela Branchesi, avevano presentato istanza per chiedere la sostituzione della misura cautelare. Il pm aveva dato il suo consenso e nessuna obiezione è stata posta dalla moglie di Quatrini.
Oggi è arrivata la decisione del gip. Quatrini va agli arresti domiciliari a casa della sorella e dovrà portare il braccialetto elettronico. Il giudice ritiene, tra l’altro, che, visto il periodo trascorso nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli, questo possa aver avuto efficacia dissuasiva e aver portato ad un “raffreddamento” emotivo della situazione. C’è poi la perizia svolta dal medico Fabio Frascarelli Gervasi che ha visitato la donna su incarico della procura di Macerata. Il medico scrive che «non si evidenziano nella regione del collo segni compatibili con quelli che avrebbe potuto determinare la compressione provocata dalla fascetta di plastica». La moglie di Quatrini aveva invece riferito che il 27 ottobre scorso l’uomo aveva cercato di strangolarla con una fascetta. Il medico scrive inoltre che la donna presenta segni nella zona della clavicola che sarebbero attribuibili al collare ortopedico che le avevano messo i medici. Nella regione sottomandibolare invece c’erano altri segni, un arrossamento. Il medico dice che sono «potenzialmente riconducili allo sfregamento determinato nel momento in cui la signora Coacci si è opposta al tentativo di strangolamento, ma non si può escludere che il margine superiore del collare ortopedico possa aver determinato o contribuito a determinare l’arrossamento». Il medico infine conclude dicendo che «non è derivato per la signora Coacci pericolo di vita». «La vittima ha descritto una dinamica che viene smentita dai fatti – dice l’avvocato Valori –. Forse l’emozione per la grande paura l’ha portata ad alterare la percezione dei fatti». Il gip comunque scrive che restano «insuperate» le dichiarazioni della donna che ritiene essere «pienamente riconducibili all’ipotesi criminosa contestata».

