Municipale e polemiche,
Rosati: «Cammertoni da censurare»
CIVITANOVA - Critiche alla gestione del corpo da parte dei sindacati e minacce di denunce della comandante, il consigliere dem non ci sta: «Il suo tono intimidatorio è un vulnus grave alla libera dialettica e alla democrazia»

Yuri Rosati
Polizia municipale e minacce di querele, Rosati auspica un intervento di censura sulle parole del comandante e parla di «tono intimidatorio». La reazione del capo dei vigili di Civitanova Daniela Cammertoni che l’altro giorno ha sbottato dopo le accuse dei sindacati in merito ad una cattiva gestione (leggi l’articolo), ha fatto discutere. Ad intervenire il consigliere del Pd Yuri Rosati. «Il tono intimidatorio usato dalla Cammertoni – commenta – costituisce un vulnus grave alla libera dialettica e alla democrazia, intesa come libertà di parola e di pensiero. Senza entrare nel merito delle questioni, ritengo che le critiche mosse alla gestione e non alla persona, civiltà democratica impone di argomentarle e di smontarle con i dati. Il linguaggio intimidatorio verso il sindacato, parte essenziale delle istituzioni democratiche, contribuisce solamente ad avvelenare ulteriormente il clima e a riportare indietro le lancette dell’orologio, ovvero in tempi antecedenti la promulgazione della Costituzione. Auspico un intervento di censura da parte dell’ amministrazione comunale nei confronti della Cammertoni, finalizzato a che certi linguaggi intimidatori non si verifichino più».

Matteo Pintucci
Una replica arriva anche dalla Cgil, proprio il sindacato accusato dalla Cammertoni di andarci giù pesante. «Respingiamo al mittente intimidazioni e dichiarazioni di denuncia, abbiamo esercitato il nostro libero esercizio del diritto di critica – sottolinea Matteo Pintucci – nell’ambito di una vicenda che ha arrecato danni ad alcune lavoratrici dell’ente, vicenda che a nostro avviso, merita tutta la dovuta attenzione ancorché connessa al valore morale e sociale che la sicurezza dei cittadini merita. Ribadiamo le idee già espresse sul modello organizzativo anche avvalorate dalle disposizioni normative in materia, grave e offensivo l’invito rivolto ai lavoratori tacciati di essere “orfani e vedovi di Vignoni” di andarsene da un’altra parte in mobilità visto che oltretutto riteniamo vi sia il bisogno di aumentare il personale del corpo e non di diminuirlo. Ad ognuno il suo compito, si pensi ad evitare che simili eventi si ripetano».
Questo non è un semplice autogol, ma proprio una partita persa a tavolino senza nemmeno giocare, anzi senza nemmeno entrare in campo.