“Pensavo mi ammazzasse,
poi ha cercato di uccidersi”
Parla la donna aggredita in fabbrica
CIVITANOVA - Dal suo letto di ospedale l'imprenditrice cinese racconta la sua versione di quanto accaduto domenica. Prima il furto del portafogli e dei documenti e poi la furia: "Mi ha preso a martellate, diverse delle quali in testa. Ero un bagno di sangue. Poi si è ferito da solo con le forbici"
di Laura Boccanera
«Mi ha preso a martellate, saranno stati 30-40 colpi, di cui molti alla testa. Poi sono caduta, ero un bagno di sangue, ho pensato che mi ammazzasse». Ha il cranio fasciato da un turbante, ogni movimento produce un giramento di testa, ha segni sulle mani, le ha usate per proteggersi dai colpi del martello che un connazionale cinese le ha inflitto dopo un presunto furto di denaro. Dal suo letto di ospedale L.Y. la 41enne (non 31 come indicato dalla Questura) cinese aggredita domenica pomeriggio fuori dal suo tomaificio fornisce la sua versione dei fatti. Lei sarebbe solo una vittima della furia di quell’uomo, suo dipendente, e sarebbe sempre stato lui a impugnare una grossa forbice e accoltellarsi all’addome. E’ successo tutto domenica, attorno alle 14 a Santa Maria Apparente, in contrada Piane Chienti. L’imprenditrice vive e lavora in uno stabile unico, sotto c’è la sua fabbrica di tomaie dove oltre lei, lavoravano anche il suo aggressore e un altro operaio; al piano superiore c’è l’appartamento della donna che vive col figlio di 5 anni. Il suo aggressore aveva le chiavi di casa: «mi fidavo come se fosse un familiare – racconta la 41enne che ricorda tutto nonostante la sofferenza e la difficoltà nel parlare – era con me da tre mesi, non aveva mai rubato».
L’imprenditrice infatti racconta una versione diversa rispetto a quella diffusa il primo momento: «la mattina è entrato in casa e mi ha rubato il portafoglio. Non ho le prove che sia stato lui, ma era l’unico ad avere le chiavi. Quando sono tornata di sopra non ho trovato la borsa, dentro c’erano 450 euro circa. Appena si è ripresentato in fabbrica gli ho chiesto che fine avessero fatto i soldi e che comunque poteva tenerli. Sapevo che doveva andare al matrimonio di un parente a Milano. Però gli ho chiesto di riconsegnarmi i documenti, mi servono per il lavoro e per i rapporti con la Cina, ho un figlio che vive là». L’uomo però avrebbe opposto resistenza, negando di restituirli. Sarebbe stata la minaccia di chiamare la polizia a provocare la rabbia del suo aggressore: «gli ho detto adesso allora chiamo la polizia, se mi avesse ridato i documenti non mi importava dei soldi – continua arrivando a ricordare il momento delle botte – ma lui a quel punto ha preso il martello e mi dava le martellate in testa, sopra, di lato. Io mi sono messa le mani per proteggermi e anche lì. Sono caduta a terra e lui ancora botte. Ho urlato “cinese mi ammazza” e si è affacciato il vicino indiano che però ha avuto paura e l’unica cosa che ha fatto è prendere una sedia per scagliargliela contro. In soccorso è arrivato un altro cinese, io mi sono trascinata fuori, ero quasi morta. Poi ho visto lui prendere le forbici e cercare di ammazzarsi, si è dato tanti colpi, alla pancia e anche al collo. Il cinese ha visto, io non ho toccato le forbici per niente, non sono stata io a cercare di ucciderlo».
Un racconto concitato che è ora al vaglio anche della polizia che ha raccolto la testimonianza della donna pur nutrendo alcune perplessità sull’ipotesi dell'”harakiri”. Non si sa se la polizia sia riuscita a raccogliere la testimonianza dell’indiano e del cinese vicini di casa dal momento che gli inquirenti in questa fase mantengono il più stretto riserbo sulle indagini. Dopo l’aggressione la donna ha chiamato un amico che arrivato sul posto l’ha trovata riversa sdraiata sul marciapiedi in una maschera di sangue e l’ha caricata in auto portandola al pronto soccorso. Qui è stata curata e medicata: ha diversi traumi alla testa e alcuni ematomi interni e rimane al momento ricoverata in osservazione. I medici le hanno rasato tutti i lunghi capelli neri e le tengono il cranio fasciato per le ferite e i colpi ricevuti. La donna è preoccupata per il suo futuro, la notizia è arrivata anche ai quotidiani in lingua cinese sul web e la 41enne teme per la propria incolumità e reputazione: «ho paura di tornare a lavorare. Io non ho mai fatto del male a nessuno. Sono in Italia dal 1999, ho sempre lavorato tantissimo». Nel frattempo il 52enne cinese, dopo l’operazione all’intestino si trova ora ricoverato in rianimazione.


E che tiene la testa di titanio?!?
in 40 anni di cinesi in banca ne ho visto uno.