Giallo di Mithun,
udienza di opposizione all’archiviazione
Gli elementi che non tornano

MISTERO DI VILLA CASTELLANO - Il giudice si è riservato di decidere sulla richiesta di svolgere nuove indagini sulla morte dello studente 26enne di Treia. La posizione della scala usata per impiccarsi e la distanza del corpo da terra tra le cose da chiarire

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Mithun Rossetti

 

Morte di Mithun Rossetti, questa mattina si è svolta l’udienza con cui i legali dei famigliari del 26enne di Treia hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della procura di Fermo. Il giudice ha preso tempo per decidere e una risposta potrebbe arrivare già domani o dopodomani. Diversi gli aspetti che vanno ancora analizzati in questa vicenda, secondo gli avvocati Federico Valori e Rossano Romagnoli, che assistono i famigliari dello studente di Unicam morto a 26 anni nella notte tra il 6 e 7 agosto del 2016 a Porto Sant’Elpidio. Tra questi ci sono le analisi del telefono di Mithun che dovrebbero servire anche per approfondire quel buco di due ore che non coincide con la testimonianza della ragazza che aveva visto il giovane scambiare dei messaggi con il cellulare. Poi i legali hanno insistito sui tamponi per conoscere quella notte il giovane abbia avuto dei rapporti sessuali. I legali hanno presentato anche una analisi del medico legale Antonella Simonato, che lavora come consulente per il tribunale di Roma e che ha evidenziato alcuni aspetti che non tornano. A cominciare dal luogo dove Mithun è stato trovato, un annesso di villa Castellano e il fatto che la scala che avrebbe usato per uccidersi impiccandosi era troppo lontana dal corpo. Altro aspetto “la poca distanza della vittima stessa dal pavimento – scrive Simonato -, circostanza che potrebbe anche presupporre il posizionamento da terzi”. Il medico legale poi sposta il focus su quello che definisce un altro “elemento bizzarro”. Si tratta del “lembo della tuta indossata dal ragazzo, imbrigliata nel nodo del cavo elettrico (usato per impiccarsi, ndr) in quanto, un soggetto che intende togliersi la vita con questa modalità, certamente attua il suo piano suicidiario assicurandosi che la corda, il cavo o altro siano ben posizionati ed adesi”. C’è poi l’elevato tasso alcolico trovato nel sangue di Mithun, così alto da far ritenere che non fossero possibili certe azioni che il giovane avrebbe compiuto la notte in cui è morto. Inoltre Simonato analizza gli esiti dell’autopsia ed elenca una serie di indicatori sicuri di suicidio che in questo caso sono assenti o non sono stati rilevati. Tra le altre cose, riporta come in un caso di suicidio per impiccagione, dopo diverse ore si dovevano trovare addensamenti di sangue sui talloni, che però non ci sono. Questi solo alcuni degli elementi che il giudice Marcello Caporale del tribunale di Fermo dovrà analizzare per decidere se richiedere alla procura di svolgere ulteriori indagini.

(redazione CM)


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