Centro commerciale: monta la protesta
“Uno sfregio, lascerà segni indelebili”
MOGLIANO - Il movimento Mogliano 313 punta il dito contro l'amministrazione, dopo la petizione per bloccare il progetto caduta nel vuoto: "Tutte le azioni intraprese sembrano risultate vane, anzi constatiamo che la realtà è più grave di quanto ipotizzato". La struttura a ridosso del viale principale, nei parcheggi dell'ex Banca Marche sarà grande 1.000 metri quadri
“Tutte le azioni intraprese per svegliare le coscienze dei nostri amministratori sembrano risultate vane, anzi constatiamo oggi alla luce dei fatti, che la realtà è più grave di quanto ipotizzato ma soprattutto di quanto ci si voleva far credere”. Sono le parole del movimento Mogliano 313, che punta il dito contro l’amministrazione comunale per quanto riguarda il progetto del nuovo centro commerciale. “Dopo 2 anni – aggiunge il movimento – la questione ritorna ad essere attuale. Infatti risale al 12 luglio la presentazione del piano particolareggiato della ditta Coal, unica e la sola acquirente dell’area adiacente ai parcheggi ex banca Marche e della presentazione del progetto della nuova struttura commerciale di 1.000 mq”. Per contrastare la realizzazione della struttura, venne anche presentata una petizione, che a quanto pare è rimasta lettera morta. “L’amministrazione e i suoi rappresentanti – aggiunge Mogliano 313 – non si sono mai confrontati con i suoi cittadini, anzi hanno evitato di partecipare, invitati, ad incontri pubblici, adoperandosi a diffondere pensieri forvianti definendo la struttura la sede di un supermercato già esistente a pochi metri”.

COME SARA’
Ma, secondo il movimento, si tratta di una vera e propria struttura commerciale, a ridosso del centro storico. “Ci siamo prodigati nell’analizzare attentamente i documenti e gli atti attinenti – continua il movimento – confrontandoci con tecnici ed esperti; questo ci ha permesso di presentare una relazione al sindaco evidenziando i danni sociali, economici ed ambientali. Una struttura che solleva molte perplessità sugli scopi pubblici del progetto, soprattutto alla luce dell’atto che il Comune aveva sottoscritto nel 1983 a seguito dell’acquisizione dell’area di proprietà a quel momento dell’Eca (ente comunale di assistenza). In tale atto l’amministrazione comunale si impegnava a garantire l’utilizzo dell’area per soli scopi sociali ed assistenziali con finalità pubbliche. Questo aspetto è stato calpestato e stracciato dalla delibera di giunta dell’ottobre 2015 dove si è concessa l’edificabilità dell’area anche a privati indicando tale modifica come non sostanziale ai fini del piano regolatore”. Per questo i rappresentanti del movimento, insieme a Italia nostra e al coordinamento nazionale di liste civiche Via Italia, hanno presentato osservazioni e soprattutto contestazioni al progetto. “Decreterà la fine del nostro centro storico e del tessuto commerciale presente rappresentato da imprese a carattere familiare”, spiegano. E poi contestano la riduzione dei parcheggi pubblici, la mancata presenza nel progetto di strumenti di mobilità per disabili, i soldi già spesi dall’amministrazione per riqualificare l’area, la modifica della viabilità pedonale ed automobilistica del viale principale del paese. Infine il fatto che l’ex ospedale non sia stato inserito nell’elenco “degli edifici di interesse storico artistico degni di particolare attenzione per il ruolo da loro svolto nella costruzione dell’identita’ cittadina”. “Ci chiediamo se tale procedura sia stata erroneamente o preventivamente omessa, forse perché avrebbe decretato l’impossibilità di rendere l’area edificabile? Se una amministrazione non sa e non vuole ascoltare le voci e le necessità dei suoi concittadini – interviene il coordinatore nazionale di Via Italia Roberto Gambelli – non rappresenta né l’anima né il respiro della città. Ancora una volta dobbiamo assistere a una violenza gratuita perpetrata nei confronti di tutta la città da parte di una amministrazione miope che antepone gli interessi di pochi a di quelli di tutta la comunità; lo sfregio che si sta per infliggere alla comunità, provocherà segni indelebili”.
