“Con la verità si salva
la dignità del Paese”
MACERATA - L’Italia dei terrorismi, tra la fedeltà della Magistratura alla Costituzione e la deviazione di “servizi” dello Stato, è stato il tema della giornata conclusiva del convegno su “La verità accessibile”, organizzato dall’Unimc. Adornato: “la democrazia ha sconfitto i suoi nemici con le regole della democrazia”

Carmelo Ruberto, Angelo Ventrone e Pietro Calogero

di Alessandro Feliziani
(foto di Lucrezia Benfatto)
Per oltre un decennio, dal 1969 fino ai primi anni Ottanta, l’Italia ha vissuto una tragica pagina della sua storia, in cui il terrorismo ha rappresentato una concreta quanto inquietante sfida al sistema democratico. Stragi, attentati e uccisioni di molti degli uomini migliori delle istituzioni e della società hanno accompagnato per troppo tempo la quotidianità del nostro paese. Padova e Treviso, sono stati tra i crocevia più importanti di quella “strategia della tensione”, caratterizzata da un disegno eversivo volto a destabilizzare gli equilibri democraticamente precostituiti. Di questo si è parlato ampiamente nella seconda e conclusiva giornata del convegno sul tema “La verità accessibile”, organizzato dalla cattedra di storia contemporanea dell’università di Macerata, che ha visto intervenire al polo didattico Pantaleoni – gremito di giovani – due dei protagonisti della lotta al terrorismo in Veneto: Carmelo Ruberto, procuratore della Repubblica a Rovigo e Pietro Calogero, già procuratore generale della Repubblica a Venezia, nonché prima ancora procuratore a Treviso e Padova.

Pietro Calogero
Proprio Calogero, che per anni si è visto scritto il proprio nome sui muri di Padova con la “K” iniziale ad opera degli ambienti dell’estremismo, è noto per due indagini investigative che hanno permesso di fare chiarezza sul “terrorismo nero” e a debellare il “terrorismo rosso”. Il primo caso, da lui stresso ricordato nel corso del convegno – che ha visto la presenza anche del procuratore della Repubblica di Macerata, Giovanni Giorgio – risale proprio agli inizi dei cosiddetti “Anni di piombo” e precisamente alla strage di Piazza Fontana a Milano e ad altri attentati che la precedettero in quello stesso anno, il 1969. Mentre i magistrati di Milano perseguivano la pista anarchica, l’allora giovane procuratore Calogero – già due settimane dopo la strage – poté individuare la matrice neofascista con il coinvolgimento diretto negli attentati dei veneti Franco Freda e Giovanni Ventura, la cui responsabilità è stata definitivamente riconosciuta dalla Cassazione solo nel 2005. Il secondo caso è il cosiddetto “Processo 7 aprile”, che nel 1979 portò a Padova alla decimazione del movimento eversivo Avanguardia Operaia, “spalla ideologica” delle Brigate Rosse.

Angelo Ventrone

Carmelo Ruberto, Angelo Ventrone e Pietro Calogero
Il convegno – coordinato da Angelo Ventrone, docente di storia contemporanea – nella giornata conclusiva ha posto in evidenza due aspetti che risultano fondamentali per comprendere fino in fondo quegli anni: il diretto coinvolgimento di una parte “deviata” dei servizi segreti, che fiancheggiava gli “stragisti” e ostacolava le indagini, e la fedeltà della magistratura alla Costituzione e alle regole democratiche. Una fedeltà – ha ricordato il procuratore Ruberto – che molti magistrati hanno pagato con la vita (Francesco Coco a Genova, Vittorio Occorsio a Roma, Emilio Alessandrini a Milano, solo per citare i più noti) e che non solo è stata provata nei confronti dello Stato, tenendo fede al giuramento prestato, ma dimostrando il rispetto dei principi di legalità nei confronti degli stessi terroristi ai quali sono stati sempre garantiti tutti i diritti di difesa. Lo Stato stesso – ha soggiunto il procuratore veneto – ha combattuto il terrorismo senza varare alcuna legge eccezionale, ma solo con norme dettate dall’emergenza del momento e comunque tutte coerenti con i principi costituzionali. Su tale aspetto si è soffermato anche il rettore dell’università, Francesco Adornato, che ha invitato a riflettere sul fatto che “la democrazia italiana ha sconfitto i suoi nemici operando con le regole della democrazia” e anche tenendo conto di ciò “quella stagione oscura non va oggi dimenticata, ma recuperata alla memoria per elevare la partecipazione di tutti, e in particolare delle nuove generazioni, alla vita democratica”.
Adornato, in pratica, ha indicato il ruolo che l’università si accinge a compiere sulla base della convenzione firmata lunedì con l’ateneo di Brescia e con l’associazione Casa della Memoria della stessa città lombarda, di cui si è ampiamente parlato nella giornata inaugurale del convegno (leggi l’articolo), cioè la ricerca storica su tutti i documenti giudiziari relativi ai processi che si sono celebrati per le stragi e le violenze politiche durante gli “anni di piombo”. Si tratta – ha annunciato Ventrone, il quale coordinerà un lavoro da portare avanti negli anni – di oltre otto milioni di pagine (verbali, interrogatori, documenti vari) tutte digitalizzate e decine di ore di filmati relativi ai processi per le stragi, ma anche ai tanti omicidi di personaggi simbolo della lotta al terrorismo e alle indagini su casi inquietanti come la P2 o Gladio. Lo scopo delle nostre ricerche – ha precisato il docente di storia contemporanea – non è quello di cercare colpevoli, ma “di capire”, favorire una memoria “riconciliata” e tenere stretto il rapporto tra passato, presente e futuro. Per il procuratore Calogero, che ha iniziato il suo intervento dedicando ai tanti studenti presenti un pensiero di Aristotele rivolto ai giovani: “…(essi) hanno buon cuore, non cuore cattivo, perché ancora non hanno assistito a innumerevoli cattiverie”, interrogarsi sulle cause del terrorismo riguarda l’oggi e il futuro della nostra libertà e della nostra dignità.
Per questo ha preannunciato un suo appello al Capo dello Stato, che sarà contenuto in un libro di prossima pubblicazione da parte dell’università di Padova (a cura di Angelo Ventrone e Carlo Fumian) in cui sono raccolti contribuiti e testimonianze di diversi magistrati che hanno indagato su reati di terrorismo in Italia. “Ogni anno – ha detto Pietro Calogero – assistiamo a tante commemorazioni di vittime del terrorismo, ma la vera commemorazione ci sarebbe se lo Stato s’impegnasse a fare chiarezza su quanto accaduto, perché abbiamo bisogno di verità”. Il riferimento è a quegli “ambienti deviati” dello Stato che operavano contro le stesse istituzioni del paese. Che lo Stato si faccia carico della responsabilità di quanti tramarono contro la democrazia, per l’ex procuratore veneto è un fondamentale dovere etico, storico e politico. “Occorre guardare la propria storia negli occhi perché solo con la verità si può salvaguardare la dignità del Paese”.


