Civita.s, Brandoni contro tutti:
“Da Corvatta una manovra spericolata”

CIVITANOVA - Dure critiche al sindaco accusato di aver dato la presidenza al revisore dei conti: "Può avere risvolti giudiziari"

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Il presidente della Civita.s Alessandro Brandoni

Contestato sul piano politico e su quello amministrativo Alessandro Brandoni risponde al sindaco e all’ex presidente della Civita.s Francesco Angeletti e minaccia querele. Brandoni infatti presentando il bilancio 2016 della partecipata aveva aggiunto che non avrebbe accettato un periodo di passaggio nella gestione col rinnovo del cda e che avrebbe chiesto una proroga. Illustrando i risultati della municipalizzata invece aveva espresso parole di biasimo per quanto aveva trovato all’arrivo nel 2013. Parole che non sono piaciute nè a Tommaso Corvatta nè all’ex presidente che avevano ribattuto alle accuse. E Brandoni non chiede scusa, come aveva chiesto Angeletti, ma anzi minaccia querele: «La Civitas non ha un suo ufficio gare interno come il Comune per cui è naturale che per fare una gara di appalto molto complessa, come quella per la riscossione coattiva, ci si serva di consulenti – ha detto Brandoni – quello che Angeletti non sa però è che i costi delle consulenze sono stati sopportati dai vincitori delle gare, come il codice degli appalti permette. Le altre consulenze non sono che i normali esiti di un’attività molto aumentata e non c’è nulla di anomalo. Mi dispiace per lui se ha creduto di essere al centro di un attacco, cosa che non avevo intenzione di fare, ma i numeri sono lì e parlano chiaro. La Civitas è molto potenziata e versa al Comune molti più soldi rispetto al passato, su questo sono pronto a un confronto in qualsiasi momento. Pertanto, dovrei essere io a pretendere pubbliche scuse da Francesco Angeletti, viste le gravissime affermazioni fatte, prive di qualsiasi fondamento, per le quali mi riservo di querelarlo per diffamazione, perdurando tale situazione». Rispetto al sindaco invece che lo tacciava di non aver ottemperato alle dimissioni (dopo la deposizione di Costamagna da presidente del consiglio comunale) replica che la sua condotta è mossa solo dagli interessi della società: «avevo detto pubblicamente che mi sarei dimesso al momento dell’approvazione del bilancio e non prima. Tuttavia, ad un mese dalle elezioni, con addirittura la sfiducia pervenutami tre giorni prima dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, poi ratificato dal Sindaco stesso, lasciare sarebbe lesivo sia per la Società che per la mia dignità professionale. L’unico interesse che mi muove è la salvaguardia della Società, per questo non posso permettere un’operazione che prevede il cambio del Presidente, del revisore dei conti e la modifica dello Statuto, peraltro non più obbligatoria, mentre il sindaco è in ordinaria amministrazione e in piena campagna elettorale. Ho saputo che ultimamente è stato chiesto al revisore dei conti di sostituirsi al Cda e di convocare l’assemblea prima del 12 giugno, nonostante l’assemblea sia stata già correttamente convocata nel rispetto di tutti i termini di legge. Lo stesso revisore dovrebbe poi in assemblea dimettersi dal suo ruolo ed essere nominato Presidente del Cda. Una complessiva mossa a dir poco spericolata, che potrebbe avere anche risvolti giudiziari.  Il mio comportamento pertanto è l’esatto opposto di quello che crede il Sindaco e sono della ferma opinione che dovrà essere la nuova amministrazione a fare modifiche tanto delicate, se lo riterrà opportuno, per garantire un organo di governo con pieni poteri e una prospettiva di governance di lunga durata.


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