La Rata chiude in bellezza:
2 a 0 al Venezia

I tifosi lasciati fuori dallo stadio:
cori, striscioni e cuore

LEGA PRO - Nella desolazione dell'Helvia Recina (gara giocata a porte chiuse) i ragazzi di Giunti superano la squadra di Pippo Inzaghi promossa in serie B. In gol capitan Quadri su rigore e De Grazia. I supporters hanno assistito alla partita da lontano sostenendo la squadra ("Orgogliosi solo di voi") e contestando le tormentate vicende societarie ("Questa terra non retrocede")
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PARTITA A PORTE CHIUSE – Desolazione in tribuna

 

di Marco Cencioni

(foto di Lucrezia Benfatto)

Quadri mette la palla sotto il sette dal dischetto in un Helvia Recina che sembra vuoto ma non lo è. I tifosi biancorossi ci sono eccome. Il capitano e la squadra vanno ad esultare, dopo il primo gol che sancirà il 2 a 0 sul Venezia di Pippo Inzaghi già promosso in serie B, il più vicino possibile ai loro sostenitori. Sono assiepati sotto via Panfilo e cantano a squarciagola “giù le mani da Macerata”. E al raddoppio, dopo un slalom incontenibile di De Grazia, si alza il grido: “Questa terra non retrocede”.

Helvia-Recina_Foto-LB-4-325x217Si chiude con l’ennesima prova maiuscola la stagione calcistica della squadra di mister Federico Giunti che, “ragGiunti i 47 punti”, come recita uno striscione poi aggiornato a quota 50, si toglie la soddisfazione di battere la formazione lagunare negli ultimi novanta minuti di un campionato esemplare se ce n’è uno. Certo, partita che non significava nulla per la classifica. Conta poco. In campo se la sono giocata, anche se a ritmi non esagerati, e hanno vinto quelli che ne avevano di più. I giocatori di casa, in superiorità numerica per oltre 80 minuti dopo il rosso a Galli per fallo da ultimo uomo su Palmieri, hanno spinto il più possibile per regalare un’altra gioia ai loro supporters, costretti a restare fuori dallo stadio in occasione del giorno del saluto, degli abbracci e dell’omaggio a dei professionisti con la maglia a strisce biancorosse. La decisione del prefetto Roberta Preziotti, presa in seguito al mancato pagamento del servizio di stewarding da parte della società (non pervenuti allo stadio il proprietario Claudio Liotti e il dg Alessio Matrecano), ha fatto la storia del club. Mai la Rata aveva giocato a porte chiuse. Ma la storia l’hanno fatta anche Quadri e compagni, urlando all’Italia intera il valore di essere uomini in campo e fuori.

maceratese-venezia_foto-LB-3-325x230Cronaca- Di surreale c’è solo l’assenza del pubblico sugli spalti perché in campo le squadre – che hanno già raggiunto i rispettivi obiettivi – pur affrontandosi con ritmi da ultima giornata di campionato danno vita ad un incontro comunque vivo, giocato a viso aperto e senza esasperati tatticismi. Il turnover a cui ricorrono senza troppi scrupoli i due allenatori (per la Maceratese nell’undici titolare il secondo portiere Moscatelli, che giocò anche nella gara d’andata, con Mestre e Moroni a centrocampo, quest’ultimo libero di svariare alle spalle del tandem Palmieri-Colombi) non influisce troppo sulla qualità dell’incontro che, anzi, beneficia della voglia di mettersi in mostra dei gregari. Passano solo 120 secondi per il primo tiro in porta. Ferrari accelera sulla trequarti e scarica a Caccavallo che si accentra e va con il sinistro a giro sul palo lontano, Moscatelli vola e dice di no. Ancora gli uomini di mister Pippo Inzaghi (in panchina nonostante la febbre) vicini al vantaggio cinque minuti dopo, sempre Ferrari ad ispirare. Il numero nove cavalca centralmente e serve il taglio di Tortori, contratto all’ultimo dal solito Gattari, la palla ballonzola in area e sugli sviluppi dell’azione arriva a Ferrari che ci prova con il destro, alto sopra la traversa. I lagunari, però, si scoprono in seguito al secondo corner dell’incontro. E’ l’undicesimo quando il cross al centro trova l’intervento della difesa biancorossa con la sfera che finisce a De Grazia in uscita, il quale deve solo allungarla per la corsa di Palmieri. L’attaccante se ne va indisturbato per quaranta metri, poi subisce il ritorno di Galli che, però, lo stende al limite: rosso inevitabile per fallo da ultimo uomo, sulla punizione seguente Quadri centra la barriera. Non è un caso che le occasioni, da questo momento in poi, arrivino solo sugli esiti di un palla ferma.

tifosi-maceratese_foto-LB-1-325x217La Maceratese prende campo e prova, con pazienza, a trovare il pertugio giusto per far male. Il Venezia aspetta e non rinuncia ad offendere di ripartenza. I falli in zona pericolosa, quindi, diventano inevitabili da ambo le parti. Al 21esimo Bentivoglio mette al centro, la sfera rinviata si impenna e sul successivo contrasto fra un giocatore biancorosso e uno ospite ne scaturisce una sorta di tiro in porta che sibila alla destra di Moscatelli e termina sul fondo di un nulla. Ancora il centrocampista ex Bari su punizione (28′), questa volta diretta in porta, con Moscatelli che si rifugia in corner. Prima della fine del tempo due occasioni per rompere l’equilibrio, una per squadra. I padroni di casa ripartono con un’azione alla mano, di stampo rugbistico (33′). Mestre sventaglia per De Grazia a destra, il quale converge, serve Quadri e si inserisce per poi ricevere il successivo assist arretrato di Palmieri: il destro dal limite è troppo pulito, Facchin blocca. Al 37esimo sono gli uomini di Inzaghi a rendersi pericolosi in contropiede dopo un corner biancorosso. Il vivacissimo Caccavallo (che poi si spegnerà nella ripresa) porta palla fino alla trequarti, scarica per Garofalo (entrato dopo venti minuti per l’acciaccato Acquadro) che lo pesca perfettamente in area ma il colpo di testa del numero 20 da ottima posizione è pigro e mal indirizzato, palla sul fondo. Nell’intervallo l’attenzione è tutta rivolta allo show di un acclamatissimo Armando Perna che, al ritorno in panchina dopo l’infortunio, prova tre volte a lanciare un pallone ai suoi tifosi: la terza è quella buona. Si riparte con Colombi che resta negli spogliatoi ed entra subito in campo il giovane Marcatoni (classe ’99) che sarà una delle note liete della sfida, dato che dal suo ingresso sul terreno di gioco, oltre a rendersi pericoloso (con un sinistro sporco al 54esimo sul fondo) sarà un moto continuo in pressing costante sui giocatori ospiti. Tanto instancabile e generoso che viene ammonito al 56esimo, episodio che vede Giunti protestare con l’arbitro, il quale lo espelle senza tante chiacchiere.

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Mister Federico Giunti

La prima opportunità da rete dei secondi 45 minuti è per Palmieri. Bastano 240 secondi a Gattari per mettere un cross profondo dalla destra che Facchin giudica male, lasciandolo sfilare: l’attaccante invece ci crede e ci arriva di testa, colpendo il palo esterno. Il tiro di Mestre alto di poco al 57esimo e il colpo di testa di Moroni al 60esimo, con la sfera che sfila sul fondo a Facchin battuto, sono le fiammate che preludono al vantaggio biancorosso. E’ la metà esatta della ripresa. Lo scontro fra nuovi entrati, Strechie per gli ospiti e Malaccari per i locali, viene considerato falloso dal signor Gariglia di Pinerolo che assegna il penalty alla Rata: dal dischetto la sentenza di Quadri è come al solito inappellabile, l’esultanza del capitano (all’undicesimo centro in campionato) e della squadra è tutta per i cuori biancorossi costretti ad “assistere” al match da sotto via Panfilo. I lagunari, già provati dall’inferiorità numerica, mollano gli ormeggi. E’ De Grazia, allora, ad approfittare del momento per piazzare il colpo del ko. A meno otto dal novantesimo la mezzala riceve lo scarico centrale di Quadri e decide di fare tutto da solo: gli avversari sono solo paletti, ne salta due e batte Facchin in uscita con il destro in diagonale. L’ultimo sussulto degli uomini di Inzaghi arriva da corner (85′), con Serena che impatta di testa e sfiora il bersaglio grosso. C’è tempo per un’azione da manuale degli uomini di Giunti un minuto dopo – che culmina con la deviazione di Facchin sul tiro cross di Sabato, raccoglie De Grazia che si vede negare la gioia della doppietta dal piedone dell’estremo veneziano – prima degli ultimi istanti di campionato, attesi dai giocatori con la gioia di aver dato l’anima per i colori biancorossi e dai tifosi con l’orgoglio di aver visto giocare una squadra più forte di tutto.

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L’allenatore del Venezia Pippo Inzaghi

Il tabellino:

MACERATESE (4-4-2): Moscatelli 6,5; Ventola 7, Marchetti 7, Gattari 7,5, Sabato 7; Mestre 6,5 (17’s.t. Malaccari 6,5), Quadri 7.5, De Grazia 7.5; Moroni 6,5 (25’s.t. Bangoura 6,5); Palmieri 6,5, Colombi 6 (1’s.t. Marcantoni 6,5). A disp.: Forte, Gremizzi, Broli, Turchetta, Petrilli, Massei, Allegretti, Franchini, Perna. All.: Federico Giunti.

VENEZIA (4-3-3): Facchin 5,5; Fabris 5, Cernuto 5,5, Domizzi 6, Galli 4,5; Serena 5,5, Bentivoglio 6, Acquadro 6 (21’p.t. Garofalo 6); Caccavallo 6 (30’s.t. Moreo s.v.), Ferrari 6, Tortori 5 (13’s.t. Strechie 5). A disp.: Sambo, Soligo, Fabiano, Pellicano’, Stulac, Geijo, Vicario, Zampano, Cicagna. All.: Filippo Inzaghi.

TERNA ARBITRALE: Gariglia di Pinerolo (Di Giacinto di Teramo – Micaroni di Pescara)

RETI: 22’s.t. Quadri (rig.), 37’s.t. De Grazia

NOTE: ammoniti De Grazia, Marcantoni. Espulsi: al 11’p.t. Galli per fallo da ultimo uomo, all’11’s.t. mister Federico Giunti per proteste. Angoli: 5-5. Recupero: 4′ (1’+3′).

 

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