Colpita da una malattia degenerativa,
l’Asur si rifiuta di pagare le cure
Fa causa e la vince
IL CASO - La battaglia di una civitanovese di 59 anni che si è rivolta al giudice del lavoro. La sua patologia può essere trattata solo all'estero, per un ciclo di quattro settimane servono poco più di 12mila euro

L’avvocato Andrea Tuzi
L’Asur non aveva intenzione di pagarle le cure all’estero. Ma lei, colpita da una patologia estremamente grave e rara, non si è data per vinta, perché la clinica di Madrid rappresenta la sua unica speranza di poter continuare a condurre una vita dignitosa. Così si è rivolta al giudice del lavoro, e ha avuto ragione. E’ la storia di una 59enne di Civitanova, sposata e madre di due figli, attualmente in pensione. La donna si è rivolta agli avvocati Andrea Tuzi e Roberto Cau per vedere riconosciuti i suoi diritti. E’ affetta da quella che tecnicamente viene chiamata Sindrome Immuno neurotossica ambientale, tipica della Sensibilità chimica multipla. Si tratta di una patologia cronica che impedisce alla donna di poter entrare a contatto con qualsiasi sostanza chimica, come creme, rossetti, bagnoschiuma, profumi e che quindi condiziona pesantemente la sua vita relazionale. Una malattia che procede per stadi e che può portare anche alla morte.
Il punto è che in Italia ancora non esistono centri di cura per la Sensibilità chimica multipla, né la patologia è stata riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale, benchè sia riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità. Così ogni regione si è adeguata da sé. Le Marche, per esempio, l’hanno riconosciuta, ma con una normativa che sembrerebbe non proprio coerente. E infatti quando la civitanovese si è rivolta a uno dei pochi specialisti italiani in materia di SCM, il professore Giuseppe Genovesi, che le ha consigliato una clinica di Madrid per la somministrazione di una immunoterapia a basso dosaggio, la Regione si è rifiutata di pagare le spese. Per un ciclo di quattro settimane di cure servono poco più di 12mila euro, più volo, vitto e alloggio per lei e il suo accompagnatore. Una cifra consistente, che la donna e la sua famiglia non possono permettersi. Da qui il ricorso d’urgenza presentato al giudice del lavoro dagli avvocati Tuzi e Cau, poi accolto. “Risulta – si legge nella sentenza – che la terapia richiesta dalla ricorrente sia assolutamente indispensabile al fine di evitare ulteriori complicanze, stante il grado di invalidità e il recente peggioramento della sintomatologia”. Per questo, visto che la donna non può permettersi le cure e che in Italia non esistono centri specializzati, il giudice ha ordinato all’Asur di pagare le cure all’estero. L’azienda sanitaria potrebbe sempre appellare la decisione del giudice, ma per la donna si tratta comunque di un’importante vittoria.
Grande Andrea!