“Pensavamo di non farcela ma ci proviamo”:
piccoli-grandi imprenditori a 6 mesi dal sisma

MACERATA - Le storie degli artigiani di Camerino, Pieve Torina, Ussita, Visso e Muccia raccontate in un incontro di Confartigianato. Bar, parrucchierie, negozi e panifici la realtà che ancora tiene vivo il territorio dove dopo il terremoto regna il deserto e l'indifferenza

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Confartigianato ha scelto alcune storie di piccoli imprenditori per raccontare le difficoltà persistenti a 6 mesi dal sisma

 

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Cristina e Daniele Pascoli del panificio Fronzi di Pieve Torina, Antonio Montebovi del negozio Il Piedone (Ussita e Visso), Sasha Carnevali dell’ex Motel Agib di Muccia e Rosalba Medei della parrucchieria Amoa di Camerino

 

di Claudio Ricci

“Se non fossi ripartita adesso non sarei ripartita più. O forse avrei fatto la dipendente da un’altra parte lasciando chiusa la mia attività”. Zoppica ancora vistosamente Rosalba Medei dopo la frattura al malleolo riportata mentre la mattina del 30 ottobre si affrettava a scappare di casa durante la più forte delle scosse di terremoto. Da allora un delicato intervento, poi due mesi di sedia a rotelle e solo oggi i primi passi senza l’aiuto di una stampella. La titolare della parrucchieria Amoa, nel centro storico di Camerino chiusa dal 26 ottobre, racconta la sua storia a 6 mesi dal sisma nella sede di Confartigianato a Macerata. Con lei altri piccoli-grandi imprenditori chiamati dall’associazione a dare una testimonianza sulla vita prima e dopo il sisma, sulla forza, l’orgoglio e la rabbia della piccola impresa che del’entroterra non è solo motore produttivo ma soprattutto tessuto vitale. “Dal 26 ottobre non entro più in negozio – racconta Medei che ha una dipendente appena rientrata dalla cassa integrazione –  Dal 1 febbraio ho ricominciato a camminare. Il pensiero era ripartire adesso o mai più. Anche perché i clienti mi cercavano e con il mio infortunio sarei potuta ripartire solo tra 9 mesi. Ora lavoro nel nuovo padiglione CityPark voluto dal sindaco Pasqui. La clientela non è molta, la maggior parte dei residenti è sulla costa e solo chi lavora a Camerino in parte è rientrato. Finché non metteranno le casette di legno le attività non ripartiranno. Camerino era un’isola felice prima si lavorava bene. Ora ci proviamo. Bisogna provarci”.

Il passare del tempo rende il quadro sempre più nitido e drammatico. “Tutte le attività sono chiuse – racconta Daniele Pascoli titolare con la sorella Cristina del panificio Fronzi di Pieve Torina – Siamo aperti solo noi. Avevamo due punti vendita. Oggi rimane aperto solo quello fuori dal centro storico. Il laboratorio in piazza è inaccessibile per la zona rossa”. Nell’attività, che ha 80 anni di storia, lavorano altri 10 dipendenti. “Sto cercando di farli lavorare – racconta Pascoli – cercando di differenziare gli orari e distribuire i turni. Li ho tenuti un po’ in cassa integrazione ma poi li ho fatti rientrare –  Nelle prime 2 settimane ho pensato di non farcela, poi ho ripreso la macchina e sono andato verso il mare dove già un tempo ho lavorato. Attualmente quasi 80% del lavoro viene da fuori visto che in paese su 100 persone 80 mangiano alla mensa”. Nel grembo della sorella Cristina una nuova vita e con essa una speranza in più per andare avanti. “All’inizio abbiamo pensato di lasciare – racconta la ragazza- ma l’anno scorso abbiamo acquistato un nuovo capannone, l’ex consorzio agrario di Pieve Torina, che si è rivelato la salvezza della struttura”.

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“Il commercio è stato ucciso dal terremoto la burocrazia lo ha seppellito. Non ci sto” recita il cartellone scritto da Antonio Montebovi

Eppure anche chi in queste terre ha investito i migliori anni consacrandoli al sogno di un’impresa non molla. Anche se il commercio è stato “ucciso dal terremoto e seppellito dalla burocrazia come recita il cartello tenuto da Antonio Montebovi proprietario dello storico negozio di calzature Il Piedone, con punti vendita nel centro di Visso e Ussita. “Si è rotto il sogno di una persona che a 22 anni si è messo dentro 4 mura e è andato in ferie per la prima volta a 38 – racconta Montebovi – Un sogno finito in un pugno di mosche morte in mano. 30 anni di attività in cui oltre che essere commerciante ero divenuto punto di riferimento per i miei clienti. In 7 giorni mi hanno chiamato 1682 persone per sapere come stavo. Sono stato un punto di riferimento per anni di questa gente e ora purtroppo non lo posso più essere. Finirò a fare il badante a mio figlio”. Tra le incongruenze segnalate da Montebovi la richiesta del Durc alle aziende storiche come la sua (aperta nel 1981) per l’ottenimento dell’una tantum da 5mila euro concesso alle imprese che hanno dovuto cessare l’attività: “Perché non lo hanno chiesto anche alle imprese nate nel 1997 e subito dopo chiuse che hanno speso miliardi erogati dallo Stato?”.

confartigianato-4-Copy-400x266C’è anche chi non ha perso neanche un giorno, prendendo la situazione di petto come Sasha Carnevali dell’ex Motel Agip di Muccia. “La struttura non c’è più- spiega – Il giorno dopo ho riaperto sotto ad un gazebo. Siamo stati 3 mesi al freddo nello spiazzale. Poi ho fatto una struttura in acciaio a mie spese che include un bar e una pizzeria nonostante protezione civile, Anas e Provincia mi avessero detto che non poteva stare lì. Poi abbiamo riaperto un ristorante in una struttura mobile a Caldarola. Siamo 4 fratelli e ci siamo divisi tra le due attività. Il giro c’è, dato che la nostra clientela è stata sempre di passaggio anche se dopo la prima scossa del 24 agosto, nel giro di 24 ore non c’era più nessuno nella Comunità montana di Camerino”.  Sono 704 le richieste di sospensione attività causa sisma giunte fino ad oggi a Confartigianato, 1milione 627mila euro i finanziamenti erogati.

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Il vicesegretario provinciale di Confartigianato Giorgio Menichelli

“L’associazione ha fatto un po’ il giro delle imprese  – racconta il vice presidente provinciale di Confartigianato Giorgi Menichelli – In 6 mesi abbiamo parlato con 2mila persone. Il problema è che dei 23,5 miliardi richiesti alla Comunità economica per la ricostruzione solo 500 milioni sono destinati alle imprese. Ma di fatto senza manifatturiero, servizi e turismo che rappresentano l’86 % del tessuto produttivo l’area rimarrebbe disabitata. Sono 20 i dipendenti sul territorio che fanno le pratiche di aiuto gratuite. La cassa integrazione nel 2016 ha funzionato ma nel 2017 ad oggi contabilizziamo 21 richieste inevase per 50 lavoratori (Camerino all’80%, Tolentino 10%, San Severino Sarnano e San Ginesio 10%)”.

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Pacifico Berrè con il presidente di Confartigianato Renzo Leonori

Intanto lo sforzo dell’associazione in supporto di persone e aziende lo raccontano i numeri: “Abbiamo una struttura che conta 170 colleghi – specifica Pacifico Berré di Confartigianato -e ne abbiamo scelto almeno uno per ogni sede che segue la materia delle pratiche per il terremoto. A questi si affiancano geometri, ingegneri legali altamente specializzati”. Intanto anche le associazioni di categoria si sono accorte della necessità di regia nel coordinamento degli interventi. “Ci stiamo organizzando nei confronti della Regione – dice il presidente Renzo Leonori -il nostro referente è il presidente della Provincia. Abbiamo avviato già colloqui con Confindustria e l’intento è di mettersi insieme e formare un tavolo comune”.


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