È la provincia dei voucher
La Cgil: “Raddoppiati in 2 anni,
lavoratori sempre più sfruttati”

MACERATA - Il sindacato: "Con il sisma rischiamo di diventare terra di conquista illegale". Adesione della segreteria provinciale alla mobilitazione per una data certa sul referendum abrogativo su dei buoni lavoro e ripristino della clausola di solidarietà sociale negli appalti. Il segretario Daniel Taddei: "Il governo prende tempo intanto i dati sono allarmanti"

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Rossella Marinucci, Daniel Taddei e Daniele Principi per il Sì al referendum su voucher e appalti

 

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Daniel Taddei, segretario della Cgil provinciale

di Claudio Ricci

(Foto di Lucrezia Benfatto)

“Il territorio alle prese con l’emergenza potrebbe diventare terra di conquista illegale ai danni dei lavoratori, sempre più sfruttati attraverso lo strumento del voucher”. E’ un quadro drammatico quello che si prospetta per la provincia dove il ricorso all’uso dei buoni lavoro è raddoppiato, passando dai 671mila voucher venduti nel 2014 a 1 milione e 231mila del 2016. L’allarme lo lancia il segretario provinciale della Cigl Daniel Taddei in occasione della giornata di mobilitazione nazionale del sindacato per chiedere una data certa del referendum abrogativo (convocabile tra il 15 aprile e il 15 giugno) per l’utilizzo dei voucher e sul ripristino della clausola di solidarietà sociale negli appalti. “Il contesto è ancora più drammatico se pensiamo che la nostra provincia è alle prese con l’emergenza”.

La legge di iniziativa popolare – spiega Taddei – presentata con 4,5 milioni di firme e validata in due punti dalla Consulta (escluso quello sull’articolo 18) è stata sottoposta a tutti i gruppi parlamentari che hanno promesso di inserirla nell’iter ma ad oggi ancora non si è fissata una data. Il governo sta prendendo tempo, intanto i dati sui voucher sono allarmanti”. Preoccupazione anche nel settore delle tutele nel lavoro in appalto: “I lavoratori che sono l’ultimo anello della catena spesso non sono coperti dalle tutele del contratto nazionale di lavoro. Si richiede quindi ai committenti di omogenizzare i diritti tramite il ripristino della clausola sociale”. La richiesta forte e chiara è quella di un “election day per accorpare il referendum al voto amministrativo per agevolare il voto e contenere i costi”. Nonostante la corsa al voucher sono più di 5mila le cessazioni nei rapporti di lavoro in provincia nel 2016: “A fronte di 30.288 assunzioni si registrano 35.345 cessazioni – specifica Taddei – Se consideriamo che in queste sono inseriti anche i voucher il contesto è drammatico”.

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Rossella Marinucci, della segreteria confederale Cgil

I “buoni” pensati per il lavoro stagionale e occasionale in settori come agricoltura, domestico e giardinaggio stanno sostituendo il lavoro part time e a tempo determinato soprattutto nel settore dell’industria e dell’artigianato. I dati sui nuovi occupati conteggiano anche i voucheristi ma il voucher non ti permette di sopravvivere – dice Daniele Principi di Cgil Macerata – Immaginate un distributore di merendine in cui il datore può attingere anche una sola ora di lavoro di professionisti altamente specializzati. Nel caso degli appalti si abbassano i costi di impresa diminuendo le tutele dei lavoratori. Un meccanismo a cui oggi si ricorre in maniera scientifica. Nei prossimi giorni apriremo il dialogo a soggetti singoli o collettivi che vogliono portare avanti con noi questa campagna”.

TUTELE DECRESCENTI – Se il lavoratore part time ha diritto a maternità obbligatoria, congedo parentale, voucher nido, indennità di malattia, ferie e permessi, cassa integrazione e andrà in pensione a 70 anni con 528 euro lordi al mese, un voucherista oltre a non vedersi riconosciute tutte le tutele e gli ammortizzatori previsti dai contratti nazionali dovrà lavorare 35 anni per vedersene riconosciuti 20 di contributi e a 70 potrà incassare una misera pensione di 208 euro lordi al mese. Ovviamente la sua pensione non sarà reversibile o anticipabile. “Il voucher e il lavoro in appalto sono le forme più precarie e povere e vanno contrastate – dice Rossella Marinucci della segreteria confederale Cgil – Il massimale di 7mila euro all’anno di ricorso al voucher viene imposto solo al lavoratore ma non all’azienda. Di fatto uno strumento che vuole dare una parvenza al lavoro che poi però rimane nero”. Come se non bastasse il voucher è l’unica forma di reddito cumulabile con la disoccupazione, costringendo i precari a farne utilizzo.


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