In difesa dei giovani
AMANTI, POLIZZE E CASE A PROPRIA INSAPUTA - Serve più ascolto e più partecipazione alla vita civile. Lo stravolgimento della realtà più grave dell'ignoranza della lingua italiana
di Donatella Donati
“Mbé a me qui chi me cià messo?” è la frase divenuta celebre pronunciata a Recanati da quel gerarca fascista che fu scoperto da un marito geloso nella camera da letto dove la moglie giaceva discinta, tornando a casa per qualche sospetto in testa e spalancando l’armadio dentro cui l’amico della moglie si era nascosto. Il gerarca aveva fatto in tempo a riassettarsi e s’era finanche rimesso in testa il fez con le lunghe frange nere e se ne stava impettito convinto che quella frase pronunciata con tanto effetto fosse già una discolpa. Non sto a raccontarvi il proseguo della storia ma la frase uscita fuori di getto a propria discolpa dal robusto petto del gerarca mi è venuta in mente quando Virginia Raggi ha giurato e spergiurato che di quelle polizze a lei intestate non ne sapeva proprio niente. Un po’ difficile ricorrere a questa singolare difesa soprattutto dopo altri precedenti che avevano riguardato un parlamentare il quale con la stessa affermazione “ero all’oscuro di tutto” ha creduto di potersi difendere dall’accusa di essersi fatto pagare un appartamento con vista sul Colosseo.
Sicuramente la fantasia del gerarca ha superato tutti i limiti considerando possibile non solo la negazione ma lo stravolgimento della realtà. Staremo a vedere se lo stesso metodo di autodifesa sarà seguito dai fratelli Marra così da poter considerare il loro comportamento una lezione a viva voce da dare a tutti quei bulli che negano anche l’evidenza delle malefatte da loro compiute. Penso che sia molto più pericoloso questo sistema di negazione della realtà dei fatti dell’ignoranza attribuita ai nostri giovani per quanto riguarda la lingua italiana. Anche in questo caso la comunicazione ha dato una immagine molto errata e cattiva della gioventù di oggi. Avendo frequenza con tanti giovani e con tanti adulti mi corre l’obbligo di dire che sono questi ultimi che parlano male, che tradiscono la sintassi, che usano fuori luogo immagini e parole e alla fine non si capisce quello che dicono. Anche la critica letteraria che frequento con continuità non si esime dall’usare un italiano che ha perduto la sua qualità di lingua parlata chiara e precisa e che è difficilmente decifrabile e ripetibile. Che ne dite ad esempio di questo giudizio dato da un critico a due parole dell’Infinito “ma sedendo e mirando” l’io seduto, scrive il critico, è sempre malinconico. Una insensata interpretazione di un dato di fatto, stare seduti e guardare.
Il gruppo di lettura Filarmonica che ormai da parecchi anni dà il suo contributo allo sviluppo per l’interesse alla lettura è un esempio di parlare adulto chiaro e corretto perché chi esprime il suo giudizio sui temi dei libri letti usa un linguaggio libero ma contenuto nei limiti della correttezza formale. Ci si accanisce contro i giovani che non usano il congiuntivo ma questo dipende molto dalla loro frequenza con la lingua inglese e da un modo più sciolto di esprimere i loro pensieri. Bando perciò ai patiti del congiuntivo che il più delle volte insinua dubbi e incertezze dove invece l’affermazione deve essere incontrovertibile. Bando soprattutto a questa continua diffamazione dei nostri giovani che mi piacerebbe fossero ascoltati di più in dibattiti pubblici, politici e letterari perché la loro cultura è imparagonabile a quella degli anziani spesso rimasti solo alle prime classi della scuola secondaria e spesso ancora quasi analfabeti. Si smetta di dare dei giovani una immagine così ingiusta, li si conosca meglio e soprattutto li si faccia partecipare a tutti i momenti della vita civile. Si vedrà in che modo brillante se la sanno cavare .

Esempio di uso del congiuntivo:
“Affinché i giovani vengano ascoltati questi debbono parlare ed avere qualcosa da dire!”.
O no?
Facciamo chiarezza su come funziona il riscatto di una polizza vita. Le figure sono tre: il contraente, l’assicurato e il beneficiario caso morte. Io sono il contraente e l’assicurato ed indicherò come beneficiario caso morte le mie nipoti. Se dovessi morire le mie nipoti incasseranno i soldi. Nel corso della vita della polizza, posso modificare il beneficiario caso morte: vado dalla mia compagnia assicurativa oppure invio una raccomandata A/R ed indico un nominativo diverso da quello precedentemente indicato, non ci vuole nessun documento del beneficiario per fare questo. Nella storia della polizza-mazzetta di cui la Raggi sarebbe stata “beneficiaria caso morte” a sua insaputa, la notizia qual è? Il vantaggio per la Raggi che è stata indicata come beneficiaria di una polizza assicurativa di 30 mila euro contratta da Romeo quale sarebbe stato? Alla morte di Romeo la Raggi avrebbe incassato 30 mila euro. E’plausibile questa storia? Ora si indaga per accertare se la sindaca fosse a conoscenza della polizza.Per modificare il beneficiario caso morte non ci vuole l’autorizzazione e soprattutto nessuna firma o documento del nuovo beneficiario caso morte. Cioè si indaga sul nulla. La notizia è ovviamente ripresa strumentalmente per attaccare il sindaco e tutto il M5S. E’ un occasione in più per continuare a screditare il M5S. Non finiranno mai di buttare fango sul M5S e di ostacolare il cambiamento.
Se poi ai giovani serve qualcuno che insegni loro molto bene a saltare di palo in frasca…
L’argomentazione di Pavoni, serrata e incontrovertibile, dimostra e “smaschera” quanto sia “indigeribile” la Raggi, non tanto al popolo che l’ha votata, quanto alla sarabanda dei “critici” certamente non in buona fede. Gli stessi “critici” unidirezionali…
Pavoni, come si fa a fare polizze sulla vita, magari, così, tanto per fare un nome, diciamo che il beneficiario sia io e il morituro, uno, che il giorno che lascerà questa terra avrà finito di sporcarla? In attesa di un sua gradita risposta, distinti saluti. Ps: ne conosco tanti di questi individui, una buona parte lavora in una nota cooperativa di Civitanova, già disprezzata da una sentenza del Tribunale di Ancona e che riesce a stare stranamente a galla nonostante siano dediti alla falsa testimonianza in tribunale approfittando dell’assenza degli imputati e facendo condannarne uno che non sapeva assolutamente niente dei motivi per cui la denuncia è arrivata in tribunale. Che nonostante chiamassero affettuosamente ” la put@@@, la loro referente al comune, pezzo grosso dell’amministrazione da qualche anno in pensione, che nonostante tramite internet facevano propaganda a favore della sinistra, venivano lo stesso foraggiati dalla destra con accordi presi stranamente in segreto e tante altre nefandezze del resto documentate in documenti ufficiali. Che paghi chi non ha fatto niente, accusato da questi impestati non mi sembra giusto. Dopo, magari uno li incontra, non è di buon umore, ne prende uno e ci mena l’altro. Qui mena sta per il verbo condurre, dove non si sa, sarà come l’arca di Noè tutti gli animali ma senza loro che dovranno affogare nelle acque reflue con gli escr°°°°°° di tutti. Pavoni ti prego di scusarmi, ma forse questa è una di quelle mattine che non stò di buon umore. Quasi quasi vado a caccia per distarmi un po’.
Siamo comunque certi che i giovani migliori accorreranno numerosi presso il salvifico gruppo di lettura Filarmonica, in primo luogo per trovare finalmente un riparo sicuro dal bullismo fascisticheggiante dei grillini, e poi per riscattarsi dalla diffamazione adultista, sentendosi finalmente posti positivamente al centro del mondo, in quella Recanati che, dopo l’esposizione di questo nevralgico manifesto, va senz’altro considerata la Capitale della valorizzazione dei giovani e della liberazione dal congiuntivo.