Sisma, il comico Lo Cascio:
“A Roma il 2 febbraio per i terremotati”

SISMA - Lo showman di Castelraimondo: "Chiederemo di far rientrare il prima possibile la gente nelle abitazioni". Appello a partecipare
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Il comico Antonio Lo Cascio con i terremotati

 

Tutti a Roma il prossimo 2 febbraio a chiedere al Parlamento risposte sulla gestione dell’emergenza post terremoto nelle Marche. “Cercheremo di farci rispondere – spiega lo showman Antonio Lo Cascio – sarà una manifestazione pacifica ed apolitica, se siete indignati anche voi da tutta questa burocrazia unitevi a noi”. L’annuncio della data, per cui si attende il via libera dalle autorità competenti a cui il comitato organizzatore ha inoltrato richiesta, è stato fatto ieri sera dallo stesso Lo Cascio, che già nei giorni scorsi si è fatto interprete dell’indignazione dei terremotati, che ha raggiunto oltre 4 milioni e mezzo di visualizzazioni ed è salito alla ribalta nazionale su “Edicola Fiore”, la trasmissione di Fiorello e sulla trasmissione “Matrix” di Mediaset.

Ieri sera in un incontro operativo si sono messi a punto i dettagli. “La nostra sarà una manifestazione per chiedere alle autorità di fare presto, per far rientrare prima possibile la gente nelle loro zone di residenza. Chiediamo di togliere gli eccessivi passaggi burocratici che ci sono nella certificazione del danno, tra schede Fast, Aedes e poi di nuovo la certificazione del tecnico – spiega il portavoce Diego Camillozzi – sui monti muoiono gli animali, non per loro volontà, sono loro la testimonianza più forte dell’inefficienza nella gestione dell’emergenza. Chiediamo che non accada più, che si dia un’accelerazione a tutte le procedure, togliendo compiti alla grande struttura centralizzata che ha generato immobilismo e stasi nelle nostre zone”. Il comitato organizzatore propone di ridare ai sindaci ed alle autorità locali competenze in materia di ricostruzione e gestione operativa, perchè sono i primi a conoscere le necessità del territorio. “Chiediamo di ripristinare al più presto la viabilità, a partire dalla Valnerina, di fare presto con le casette in legno, mettendo all’opera un numero maggiore di aziende. Il modello della ricostruzione del 1997 è stato un esempio per altri terremoti, ripartiamo da lì. A Serravalle epicentro del sisma del 26 settembre 1997, il 23 dicembre successivo tutti erano già nei container”, ha ricordato ancora Camillozzi, “qui è a rischio l’economia di questi territori, se non ci sarà lavoro, non ci sarà più motivo di risiedere qui, il territorio perderà valore ed attrattività turistica. Allora forse, non avrà più senso ricostruire le case, ma ci vorranno loculi mortuari, come ha detto nel suo ultimo video Antonio Lo Cascio, che ha scelto di appoggiare la protesta pacifica della gente del suo stesso territorio. Chiediamo ai sindaci di farsi portavoce dei disagi della propria gente, perchè chi tace acconsente e rischia di divenire complice di ciò che accade. Chiediamo a tutti i cittadini, di qualunque parte d’Italia, di appoggiarci in questa nostra volontà di manifestare per chiedere che sia tutelato il nostro diritto ad avere ancora un futuro ed una normalità possibile”.



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