Nencini a Camerino,
sindaci e università insorgono:
“Ritirate quella circolare ministeriale”

SISMA - Emerse tante richieste durante il summit con il viceministro alle Infrastrutture. Il sindaco Gianluca Pasqui chiede di far diventare carta straccia la nuova normativa che impone ai privati un piano di sicurezza senza più l'ausilio dei vigili del fuoco per ritirare i propri effetti. "Saremo tutti ingabbiati dalla lento-burocrazia". A settembre ortopedia nell'ospedale della città ducale
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Riccardo Nencini, viceministro alle infrastrutture

 

Dal nostro inviato

Maurizio Verdenelli

“Signor viceministro, faccia ritirare subito quella circolare ministeriale. Non solo penalizza popolazioni private già di tutto, ma blocca drammaticamente l’unica fonte di speranza che ci rimane: l’Università!”.
La ‘bomba’ la fa esplodere Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino quasi inaspettatamente a conclusione del suo intervento di saluto. Al centro del summit l’ospite atteso ed appena riconfermato da Paolo Gentiloni nella carica di viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini. La ‘notizia’ che svela Pasqui è infatti drammatica: “In quella circolare che voglio credere sia stata frutto di un errore o di superficialità, si esentano d’ora in avanti i vigili del fuoco dall’accompagnare i proprietari delle case inagibili per il recupero degli effetti personali, delegando gli stessi privati a questo dopo aver ottenuto da parte di un tecnico l’elaborazione del relativo piano di sicurezza controfirmato dal sindaco. Mi domando quale collega si prenderà una responsabilità tale?” aggiunge Pasqui che sottolinea come la circolare del ministero dell’Interno si riferisca all’emergenza sisma come ‘in via di definizione”.

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Nencini con Flavio Corradini, rettore di Unicam

“Io certo non firmerei” insorgono alla notizia, i sindaci a cominciare da Claudio Castelletti (Fiastra) presenti con l’assessore regionale Angelo Sciapichetti al Centro comunale operativo (Coc) di Camerino, ultimo avamposto di una Città Ducale ormai fuori dalle mura. Insorge Flavio Corradini, il rettore di Unicam che l’ex sindaco Dario Conti definisce ‘la nostra fabbrica di Ferrari’. “Con tali disposizioni non potremmo salvare tonnellate e tonnellate di documenti che sono nelle nostri sedi inagibili, a cominciare dal Palazzo Ducale lesionato nella stessa misura e allo stesso modo di quasi vent’anni fa” incalza il professore che denuncia come l’ateneo abbia perso oltre trentamila metri quadrati di superficie ‘utile’.
Dal summit, oltre alla richiesta di fare della circolare ‘carta straccia’ “nello spazio di ore non di giorni” (ha sottolineato Pasqui) sono emerse tante richieste. Una addirittura definita ‘sovversiva’ dallo stesso Nencini: a farla Conti e Corradini. Ricostruire non per ‘conservare’ ma mettere in sicurezza. “Non si può imbragare la chiesa di S.Maria in Via per 12 anni, bloccando il centro storico, per vederla poi alla prima potente scossa crollare come un castello di carte. Il terremoto in queste zone tornerà ancora: che si ricostruisca dunque con altri materiali, ‘non raccomandati’ magari dalla Soprintendenza ma che siano moderni e tecnologicamente adeguati al ‘cratere sismico’”. Insomma basta ricorrenti ‘tele di Penelope’ alla merce di un movimento tellurico che torna puntuale ogni vent’anni: al suo posto una sana ‘deregulation’ (che Nencini traduce subito in ‘sovversione’) seppure in alternativa il rettore ha usato le formule: ‘laboratorio’, ‘proposta Paese’. A sostegno anche Alessandro Gentilucci, presidente dlel’Unione montana e sindaco di una Pievetorina distrutta (1.500 abitanti, altrettanti sfollati). “Sburocratizzare” è lo slogan.
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E pure per il presidente di Contram, Stefano Belardinelli: “Basta con la lento-burocrazia’. Basta con tutti i passaggi voluti dalla legge ordinaria, in tempi ordinari. “Fuori fa freddo”. I tempi stringono e non c’è tempo. E la segnalazione (di Gentilucci) non é stata solo metaforica: “I nostri allevatori vedono gli animali morire ed insieme con loro, muore tutta l’economia silvopastorale delle zone interne”.
In assemblea anche l’assessora civitanovese, Cristiana Cecchetti. A Civitanova -secondo un calcolo di Corradini- ci sono 400 studenti di Unicam, 360 a Tortoreto lido dei 1.500 e passa fuggiti da Camerino dopo le scosse di fine ottobre. “Occorre ripensare a tutto però lo Stato deve concedere qualcosa di più e meglio a questo territorio in assenza di provvedimenti speciali peraltro previsti in caso di catastrofe. Non possiamo rimetterci in piedi, con una mano sola, avendo l’altra legata dietro la schiena”.
Dall’assemblea -presenti pure Francesco Acquaroli, Massimiliano Bianchini, Ivo Costamagna- è partita un’altra proposta comune: “defiscalizzazione”. E’ già operativo il gruppo di Unicam, che ha lavorato nonostante le Feste: “Non sappiamo se la linea sarà quella del Decreto Legge o della proposta di Legge”. Poi la richiesta di ‘lumi’ al Governo perché la ricostruzione di Camerino dovrà essere un modello futuro. Pasqui: “Prima ancora dovremo pensare alla ricostruzione di un tessuto sociale che non c’è più. Ripartiamo dal campus universitario, dal polo universitario e dall’ospedale per una nuova città tutta da ripensare. Il carcere non c’è più, ed allora torna d’attualità il progetto in contrada Morro: darebbe occupazione ad almeno 250 persone”.
I toni sono duri, da ultima spiaggia nei moduli d’acciaio colore rosso scuro che ospita il Coc: il ‘ridotto’ della ‘macchina’ comunale. Emozioni che avevamo conosciuto, stessi luoghi, stessa emergenza, vent’anni fa, allora sindaco Fanelli, ma adesso appare tutto cambiato. Nel 1997 Camerino si apprestava a restaurare, suturare, curare ferite peraltro gravi. Invece ora c’è da rifare tutto e nello spazio di due, tre lustri: è un anno zero senza precedenti nella storia antica del glorioso Ducato.

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Angelo Sciapichetti, assessore regionale alla Protezione civile

Intanto c’è da ripartire dall’ospedale. “A settembre/ottobre sarà operativo il reparto di Ortopedia, con la pratica partiamo ora -ha fatto sapere Sciapichetti- lunedì a Macerata annunceremo inoltre tre degli undici primari ancora mancanti. Copriranno i vuoti di Anatomia patologica, Maternità e Pronto Soccorso”. L’assessore pensa a dare una nuova fisionomia anche all’Unione Montana e colmare i vuoti emersi dal passaggio dalla comunità montana: “Bisogna mettere insieme tutte le forze rimaste. Fare quadrato”. “Ed occorre muoversi” fa ancora Conti. “All’ingresso di Camerino c’è una ditta che consegna casette di legno, chiavi in mano, in 15 giorni. Perché lo Stato ci fa aspettare sei, sette mesi?”.
“Accelerare, accelerare altrimenti non ne usciremo” incalza Corradini. Facendo ritornare presto i quasi diecimila ‘montanari’ ora sulla costa. Ricostruire i 30 edifici scolastici del tutto inutilizzabili e i 170 lesionati, così come questa mattina ha contabilizzato il capo della Protezione Civile, Cesare Spuri.

 

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Nencini con Ivo Costamagna

E Nencini, senatore eletto nelle Marche, che tutti hanno ringraziato per essere stato almeno quattro volte da queste parti (una delle quali con Renzi): “Sono come Trapattoni. Non dico gatto finché non ce l’ho nel sacco. Tuttavia sono ottimista. Le promesse dell’allora premier sono state confermate da Gentiloni: se non basteranno i 4,5 miliardi, ci saranno altri fondi. Per il carcere è previsto a breve un sopralluogo da parte del ministero competente. Ho sentito il sottosegretario Cosimo Ferri. Sulla Pedemontana si va avanti. La tempistica riguardo alle case di legno sono state rispettate ad Amatrice in riferimento alla scossa del 24 agosto: c’è dunque da essere ottimisti. Le Marche inoltre hanno la priorità su tutto avendo avuto il 64% dei danni”. E la provincia di Macerata, la più colpita? Interloquisce la Cecchetti. “Sopratutto il Maceratese” promette Nencini mentre Ivo Costamagna telefona a Sgarbi. “Allora, Vittorio vieni a visitare i beni culturali danneggiati a Camerino?”. Il critico, domenica sera ad Osimo, non è sicuro e risponde al vecchio amico: “Richiamami verso mezzanotte”. E intanto si organizza al momento con il rettore Corradini un percorso che preveda Sgarbi in zona rossa, sperando naturalmente nel ‘ritiro’ subitaneo del ‘piano di sicurezza’ ministeriale.
“Vittorio, vedrete, ci aiuterà. E un convinto assertore che le opere d’arte non debbano essere rimosse dal loro habitat originale: se così andasse, alto sarebbe il pericolo del non ritorno” rivela agli astanti Costamagna preparandosi con un po’ d’apprensione alla telefonata notturna ‘di conferma’.

(foto di Luciano Carletti)

 

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Maurizio Verdenelli consegna l’annuario di Cm al ministro Nencini

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