Rifiuta di visitare i pazienti a domicilio,
medico finisce sotto accusa
CINGOLI - L'accusa gli contesta, in qualità di guardia medica, il rifiuto ai atti d'ufficio. Al figlio di un anziano che aveva i sintomi di una emorragia, come poi accertato in pronto soccorso, avrebbe consigliato al telefono di dare al padre della Tachipirina. L'imputato deve anche rispondere di interruzione di pubblico servizio. Oggi si è aperto il processo al tribunale di Macerata
Si sarebbe rifiutato di recarsi a casa di pazienti e ad un anziano che lamentava i sintomi di una emorragia cerebrale (come poi confermato in pronto soccorso) avrebbe consigliato, parlando al telefono con il figlio, di assumere della Tachipirina: sotto accusa al tribunale di Macerata un medico che all’epoca dei fatti lavorava alla guardia medica di Cingoli. Oggi per il milanese Danilo Romagnoli, 45 anni, residente a Falconara, si è aperto il processo in cui è imputato per rifiuto di atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Enrico Riccioni che ha coordinato le indagini, in qualità di medico di continuità assistenziale a Cingoli, Romagnoli in più occasioni avrebbe omesso di fare visite domiciliari o prestare soccorso a casa ai pazienti. In particolare l’accusa contesta 5 episodi. Il 2 aprile del 2013 il medico avrebbe rifiutato di andare a casa di una donna, affetta da neoplasia allo stadio terminale, nonostante questa si fosse rivolta alla guardia medica per chiedere farmaci antidolorifici. L’8 aprile del 2013 avrebbe rifiutato la visita a casa di una paziente che lamentava forti dolori al petto e che aveva poi dovuto ricoverarsi in ospedale. Il 21 aprile 2013 si sarebbe rifiutato di andare a visitare una paziente a casa e si sarebbe poi chiuso a chiave all’interno del suo ufficio quando il genero della donna era andato a chiederne l’intervento. Il 16 maggio era invece arrivata la telefonata da un uomo che diceva che il padre anziano lamentava di avere una violenta cefalea, vomito, malessere generale (sintomi – dice l’accusa – di una emorragia cerebrale in atto, come aveva poi diagnosticato il pronto soccorso dell’ospedale di Jesi). Il medico anche in quel caso si sarebbe rifiutato di andare a visitare a casa il paziente e avrebbe consigliato al figlio di fare assumere all’anziano la Tachipirina 1000. Il primo giugno, continua l’accusa, il medico avrebbe rifiutato di prestare soccorso a domicilio da una anziana cardiopatica che lamentava forti dolori al petto. Al medico l’accusa contesta infine l’interruzione di pubblico servizio perché, non in servizio alla guardia medica, si sarebbe impossessato delle chiavi dell’ambulatorio, di quelle dell’auto di servizio oltre che del cellulare di servizio, rifiutando di restituirli al medico di turno. Fatto, questo, che risale al 2 novembre del 2013. Il processo che si è aperto oggi dovrà far luce su quanto accaduto: l’imputato respinge le accuse, è difeso dall’avvocato Mario David.
(Gian. Gin.)
