Corteo di protesta per salvare la Sacci,
dipendenti in coro: “Vogliamo lavorare”

CASTELRAIMONDO - Sono scesi in strada i lavoratori del cementificio che vedranno scadere la mobilità il prossimo 1 ottobre. Con cartelli e slogan hanno raggiunto il centro scortati da polizia e carabinieri. Domani (20 settembre) i sindacati incontreranno il prefetto per interessare il ministero. Manifestazione venerdì (23 settembre) sotto la Regione durante l'incontro con Cementir

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Corteo di protesta questa mattina a Castelraimondo per i dipendenti del cementificio Sacci, che dal 1 ottobre resteranno senza lavoro, perché scatterà la mobilità. I lavoratori si sono ritrovati con i rappresentanti sindacali di stabilimento e di categoria, gli amministratori locali, davanti al cementificio per poi partire in corteo. Scortati con discrezione da polizia e carabinieri, si sono diretti verso il centro. Il loro passaggio lungo la provinciale 361 ha causato lievi rallentamenti al traffico per circa mezz’ora, al suono di «grazie Ceriscioli», «non vogliamo andare a pesca, vogliamo lavorare» tanti fischietti hanno scandito la marcia. Davanti al corteo campeggiava lo striscione «no alla chiusura del cementificio». Al termine del corteo sono state annunciate le prossime iniziative di lotta.

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Domani mattina i sindacati saranno ricevuti dal prefetto di Macerata Roberta Preziotti. «L’obiettivo è quello di far presente a chi rappresenta lo Stato la difficoltà di 71 famiglie che a breve resteranno in mezzo ad una strada – annuncia Massimo De Luca della Fillea Cgil – per noi rappresenta l’ultimo appiglio, vista la lontananza della politica regionale. Chiederemo di portare al tavolo nazionale del ministero questa vertenza, uno spiraglio di luce per chi ora brancola nel buio». Il nuovo incontro tra i vertici della Regione e della Cementir Sacci, nuova proprietaria del gruppo, è previsto per venerdì 23 settembre.

sacci-protesta-castelraimondo2Sempre domani mattina i sindacati dovrebbero andare in Regione per firmare la procedura di mobilità, ma non si presenteranno. «E’ soltanto un aspetto burocratico privo di significato – dice Andrea Casini della Feneal Uil – a noi in questo momento non serve, per cui abbiamo deciso di non andare. Ci riuniremo in assemblea dopo l’incontro con il prefetto per valutare altre iniziative di protesta». Una dovrebbe essere sotto il palazzo della Regione, programmata per venerdì prossimo, giorno d’incontro con i vertici Sacci. «Questa manifestazione deve far riflettere tutti, noi abbiamo chiesto alla Regione l’incontro con Cementir lo scorso 19 luglio – afferma Massimo Giacchetti della Filca Cisl – dopo due mesi ancora non è successo niente. Per altre vertenze la Regione al contrario ha avuto massima attenzione, questa è stata seguita in modo approssimativo». Daniel Taddei, segretario provinciale Cgil: «Solo Castelraimondo è in mobilità tra gli stabilimenti Sacci, la Regione doveva battere i pugni sul tavolo, perché in questa vertenza ha un forte potere decisionale».

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I rappresentanti sindacali chiederanno di conoscere i progetti di Cementir per lo stabilimento di Castelraimondo. «Se non sarà attuata la ripresa produttiva – dicono unanime le sigle – chiediamo che, secondo la legge, Cementir provveda alla bonifica dello stabilimento, con tutti i costi e gli oneri conseguenti». La Cementir aveva reso noto in un comunicato stampa emanato lo scorso luglio (leggi l’articolo) di aver acquisito il gruppo Sacci «al netto della forza lavoro dello stabilimento Sacci di Castelraimondo». Sauro Bravi, rappresentanze sindacali unitarie di stabilimento: «Con questa manifestazione vogliamo richiamare l’attenzione sul dramma che stiamo vivendo, avevamo riposto molta fiducia nell’incontro previsto per il 16 settembre, poi saltato. Siamo delusi dall’atteggiamento di totale chiusura della Cementir. E’ inaccettabile volersi disfare del personale in questo modo, per poi avere le mani libere, per prendersi la miniera e portarsi via l’osso. Non stiamo perorando la causa di un’azienda fallita, ma di un sito che ha delle potenzialità, come hanno detto gli stessi tecnici Cementir in un sopralluogo prima dell’acquisto. A nome dei lavoratori lancio un appello accorato alla Cementir ed alle istituzioni perché sia ritirata la dismissione del sito, ci sono gli estremi per procedere al ritiro della mobilità e ad alla richiesta di una nuova cassa integrazione, fino alla ripresa dell’attività lavorativa. E’ questo l’obiettivo che noi porteremo avanti». I sindacati hanno poi lasciato spazio all’intervento dei sindaci Renzo Marinelli di Castelraimondo e Mauro Riccioni di Gagliole. «Siamo ad un passo da ciò che volevamo evitare, qualche mese fa qualcuno era per far chiudere il cementificio, bisogna essere coerenti, mi sono fidato della Regione ed ho sbagliato – dice Marinelli – abbiamo chiesto tante volte di essere convocati, qui c’è una gestione disattenta della vertenza o qualcosa non funziona. Non sono certo poche decine di dipendenti che mandano per aria la Cementir, ormai siamo fuori tempo, credo che venerdì prossimo l’incontro non ci sarà». Mauro Riccioni: «Quando è stata inaugurata la superstrada, Renzi ha preferito visitare l’Arena, lasciando a Delrio il compito di incontrare i dipendenti Sacci in protesta, lui ha detto “ce ne occuperemo“. E’ incredibile che a due mesi e mezzo di distanza, la Regione non abbia ancora convocato un incontro con la proprietà. Qui l’economia arretra sempre di più, Ceriscioli ha convocato la riunione il giorno in cui scade la cassa integrazione, è come fare un funerale in maniera anticipata allo stabilimento».

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