Studio col satellite sugli effetti del sisma:
così si è modificato il terreno

INDAGINE - L'Ingv ha realizzato un report sui terremoti del 2016 e 2017 nel centro Italia. In provincia le conseguenze più rilevati nelle zone di Fiastra e Bolognola

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Interferogramma differenziale ottenuto da dati radar del satellite europeo Sentinel-1. Ogni frangia di colore rappresenta un abbassamento del terreno di circa 3 cm superiore alle frange adiacenti. L’ellissi (di colore nero) indica la zona in cui si sono verificati i maggiori movimenti del terreno. Il segno più indica il verso del sollevamento del terreno, meno l’abbassamento

di Monia Orazi

Non solo case lesionate, chiese crollate e strade interrotte. Il terremoto del 2016 ha mosso anche la montagna. In alcuni punti dell’entroterra maceratese lo spostamento del terreno è stato misurato in centimetri: fino a cinque nell’area di Podalla, vicino al lago e alla diga di Fiastra.

A riportare l’attenzione su quanto accadde sotto e lungo i versanti durante la grande sequenza sismica del 2016-2017 è l’Ingv, che ha pubblicato un approfondimento basato sull’analisi delle immagini satellitari radar. Tre i casi che interessano direttamente il Maceratese: Podalla, Bolognola e Cicconi, nel territorio di Fiastra.

Il dato più significativo arriva da Podalla. Qui era già conosciuta la presenza di una deformazione gravitativa profonda di versante, cioè un movimento lento e complesso di una grande massa rocciosa. Le immagini Sentinel-1 hanno però permesso di vedere che i terremoti hanno lasciato un segno preciso: spostamenti dell’ordine di 2-2,5 centimetri in occasione di più eventi della sequenza, fino ad arrivare a circa cinque centimetri complessivi.

Secondo l’interpretazione dei ricercatori, i primi tre grandi terremoti avrebbero riattivato il movimento del versante.

Un altro segnale è stato individuato a Bolognola. Anche qui il satellite ha registrato una deformazione di circa 2,5 centimetri, associata a un fenomeno franoso. In questo caso, però, la successione ravvicinata delle scosse non permette di stabilire quale terremoto abbia avuto il peso maggiore: non è possibile separare con precisione gli effetti degli eventi di Visso e Norcia.

A Cicconi, nel territorio comunale di Fiastra, la deformazione rilevata è ancora una volta dell’ordine di 2-2,5 centimetri. Qui la scansione temporale delle immagini consente invece di indicare come probabile causa della riattivazione della frana la scossa di Visso del 26 ottobre 2016.

A rendere possibile questa lettura sono stati i dati radar raccolti dai satelliti Cosmo-SkyMed e Sentinel-1 e analizzati con tecniche interferometriche. In pratica, confrontando immagini acquisite in momenti diversi, è possibile individuare variazioni del terreno anche di pochi centimetri, comprese quelle che interessano zone montane difficili da controllare direttamente.

Quasi dieci anni dopo il sisma, quei numeri aprono però soprattutto una domanda sul presente. Le deformazioni descritte dall’Ingv sono quelle prodotte durante la sequenza sismica e non significano automaticamente che i versanti siano ancora oggi in movimento.

Resta allora da capire quanto quelle evidenze siano entrate nei successivi strumenti di pianificazione e sicurezza: dai piani per il rischio idrogeologico ai monitoraggi, fino ai progetti della ricostruzione. Una verifica che assume un peso particolare nell’entroterra, dove la conformazione geologica dei siti può condizionare cantieri, opere pubbliche, delocalizzazioni e interventi di messa in sicurezza.


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