Il Presidente che amava Macerata

IL RICORDO - Ai tempi del suo impiego come funzionario a Bankitalia, la città l’aveva accolto Carlo Azeglio Ciampi con vero affetto che lui ricambiava di cuore, sempre mantenuto e riversato nei maceratesi che incontrava nel corso della sua carriera. Nel suo staff anche la giornalista Antonella Scuterini, prematuramente scomparsa
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Ciampi a Serravalle, nel 2000

Ciampi a Serravalle, nel 2000 con il sindaco Venanzo Ronchetti

 

di Maurizio Verdenelli

«Non si tratta di allargare di mezzo metro o più, qui c’è necessità di una superstrada, meglio ancora di un’autostrada». Parole di Carlo Azeglio Ciampi, il 21 giugno 2000 a Macerata, in prefettura. Un sogno, un programma, meglio ancora un’ottimistica visione anche se espressa dalla più alta carica dello Stato, che avrebbe trovato realizzazione a meno di due mesi dalla morte del Presidente che amava Macerata. La superstrada Valdichienti è stata infatti inaugurata il 28 luglio, a distanza di quasi 16 anni da quella profezia. Sollecitata dal ‘sindaco del terremoto’, il serravallese Venanzo Ronchetti in quel summit nel palazzo del Governo: “Presidente, abbiamo bisogno di strade, disperatamente per uscire dall’isolamento”. «Lo so quanto lei – gli rispose Ciampi – lo so perfettamente da quando ero costretto dal ‘calvario’ di curve e controcurve dei miei tempi maceratesi ed ogni volta che, spesso di domenica, mi avventuravo sui Sibillini per una passeggiata in montagna. E lo so ogni volta che ritorno a Macerata per visitare gli amici, miei e di mia moglie. Farò di tutto per sollecitare l’Anas…mi creda».

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Ciampi all’università di Macerata per la laurea honoris causa

Quella volta, il Presidente e il sindaco s’incontrarono tre volte: in prefettura, poi a Taverne di Serravalle, raggiunto il campo sfollati con l’elicottero, poi nell’edificio comunale, costruito dall’ingegner Pierluigi Nervi. «Sono tre volte, Presidente», gli disse Ronchetti. E Ciampi rise di cuore. L’affabilità era stata sempre la sua arma vincente. Per far breccia nel cuore di quella vivacissima ragazza romagnola – ‘Franchina’ come lui l’ha chiamata sino alla fine – giunta con la famiglia a Macerata al seguito del padre dipendente di Bankitalia. Franca era studentessa del Classico: da qui l’amicizia, sempre ricordata con Dante Cecchi, Giulia Bonservizi ed Omero Mastronardi compagni di classe. Un libro, a cura del Consiglio regionale delle Marche, dedicato alla figura del ‘Professore’che fu anche presidente della Cassa di Risparmio sarà presentato sabato 8 ottobre in teatro: tra le pagine il ricordo di quella grande amicizia che si perpetuò per decenni e decenni.

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Il presidente con la moglie Franca

Dante sposò la sorella di Giulia (Giù-Giù, poi preside dell’Istituto magistrale) che a sua volta andò sposa ad Omero poi notissimo notaio a Civitanova. Di Giù-Giù, Franca era l’amica inseparabile, la compagna di banco, alla quale confidare tutti i segreti. C’è una bella fotografia dell’allora Prima Signora d’Italia dedicata alla prof. Bonservizi: “A Giulia, con affetto. Franca”. E ci sono pure altri legami maceratesi. Importanti. Nello staff del Presidente fu chiamata un giorno anche una bravissima giornalista: Antonella Scuterini, figlia dell’ingegner Francesco, notissimo professionista del capoluogo. Antonella che iniziò i suoi primi passi nella redazione de ‘Il Messaggero’ (diretta allora da chi scrive) dimostrò appieno il proprio valore. Il drammatico, epilogo evolversi di una malattia non curata in tempo a Roma stroncò Antonella nel fiore degli anni: un tragico esempio di malasanità consumato in uno dei tanti ospedali della Capitale cui la carissima collega si era (inutilmente) rivolta.

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L’exi sindaco Giorgio Meschini omaggia il Presidente in visita a Macerata

Nell’animo, il Presidente era rimasto sempre un po’ maceratese: la città l’aveva accolto con vero affetto che lui ricambiava di cuore, sempre mantenuto e riversato nei maceratesi che incontrava nel corso della sua ‘stellare’ carriera. I percorsi sul Bove, sul Vettore innevati gli ricordava la marcia nel ghiaccio sulla Maiella che da sottotenente, nella Resistenza, aveva fatto per sfuggire ai tedeschi per ricongiungersi agli Alleati. Non scordava mai il passato militare. Lo ricordo, per la prima ed unica volta stizzito, allontanare con un brusco gesto della mano, uno degli assistenti che premurosamente gli aveva aperto l’ombrello alle prime gocce di pioggia allorché in piazza, ad Ascoli Piceno, stava raggiungendo le logge dopo il conferimento della medaglia d’oro alla città, martire della Resistenza.

E ricordo infine, a Fabriano, a metà del 2006, la sua ultima volta. Aveva detto sì all’amico Francesco Merloni ex ministro e mecenate della grande mostra su Gentile, presiedendo l’inaugurazione. Il giorno prima, le opposizioni in Parlamento si erano dette disponibili a votarlo per la riconferma a Presidente. Lui aveva lasciato, per un momento, la porta aperta a quell’ipotesi. Ad un certo punto, qualcuno dalle transenne gridò a Ciampi: “Presidente, resti!”. Lui si voltò. “Vedremo”, rispose. Tornato a Roma, comprese. La politica voleva riprendersi il posto di numero 1 dopo averlo lasciato per troppo tempo in mano ad un tecnico. Così, Carlo Azeglio Ciampi, il livornese che amava Macerata, la città d’adozione dell’adorata ‘Franchina’, si ritirò nel silenzio concedendosi sin quasi all’ultimo le sue passeggiate in alta montagna, sulle Dolomiti. Quelle stesse che gli ricordavano le vette immacolate dell’Abruzzo e quelle più miti delle Marche dove si respira aria pura e si può godere finalmente del sapore dell’amicizia vera.

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