Economia Marche, Bankitalia:
“Segnali positivi ma ripresa modesta”

Presentato l’annuale rapporto sull’economia regionale. Nel 2015 il Pil a +0.7%. Trainano meccanica, mobili e commercio. Migliorano occupazione e condizione delle famiglie. Crolla il ricorso alla Cig. Pessimi i dati per la qualità del credito e le costruzioni. In picchiata l’export verso la Russia che penalizza il calzaturiero. Male gli investimenti pubblici. Dal 2007 il prodotto marchigiano è precipitato del 12.5%, ben peggio della media italiana

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Gabriele Magrini Alunno

 

di Marco Ricci

La crisi economica delle Marche è terminata. Per la prima volta dopo anni, nel 2015 il prodotto interno lordo della regione è infatti aumentato dello 0.7%. Un risultato incoraggiante ma ancora fragile e non certo in grado di compensare il durissimo periodo trascorso. A dirlo la Banca d’Italia, nell’annuale rapporto sull’economia delle Marche presentato oggi nella sede di Ancona. Se si tirasse dunque una linea – augurandosi che la congiuntura rimanga positiva – diremmo che il 2015 è stato il primo anno di dopoguerra.

tabelle bankitalia 2Sul campo, dal 2007, le Marche hanno lasciato il 12.5% del proprio Pil – ben peggio del resto d’Italia – decine di migliaia di posti di lavoro, imprese e comparti produttivi letteralmente devastati – tra cui l’immobiliare – mentre la qualità del credito, in peggioramento anche nel 2015, è difficile oggi definirla qualità. Se ripresa c’è, in particolare per i settori della meccanica e del mobile, è chiaro come nulla sia più come prima e come ci sia poco da esultare. Si tira il fiato ma per il futuro niente è ancora scontato. E di strada da recuperare ce n’è moltissima.

 

A trainare la crescita principalmente la produzione industriale che – seppure registri ancona una perdita di circa il 14% dal 2007 – nel 2015 è salita di un 1.7% per le aziende con più di venti dipendenti. L’industria ha infatti beneficiato per la prima volta da quattro anni del rafforzamento della domanda interna, un rafforzamento che ha parzialmente controbilanciato la caduta delle esportazioni (-2.3%). L’export marchigiano è stato penalizzato dalla contrazione dei prezzi e dal crollo delle esportazioni verso la Russia (-30%). A farne le spese, in particolare, il settore calzaturiero che ha visto nel 2015 oltre la metà delle imprese chiudere con dati peggiori rispetto al 2014.

tabelle bankitalia 1EDILIZIA – Il settore delle costruzioni sembra aver superato il punto di minimo raggiunto nel 2014, dopo la letterale devastazione dovuta, principalmente, all’espansione incontrollata del primo decennio del secolo. Nel 2015, secondo Bankitalia, il fatturato è infatti aumentato dello 0.7%, mentre si vanno stabilizzando i prezzi degli immobili dopo anni di discesa. In leggera crescita, per il secondo anno di fila, anche il numero delle compravendite. Per rendersi però conto dello stato del settore, è necessario confrontare questi segnali positivi con gli effetti disastrosi prodotti dalla recente bolla immobiliare. Dal 2006 le compravendite si sono ridotte della metà, i prezzi sono crollati di circa un 20% e il livello di valore aggiunto è inferiore di oltre il 15% rispetto al minimo precedente raggiunto nel 1998 (22 anni fa!). Molto preoccupante l’incapacità delle imprese edili di far fronte ai loro debiti. Dopo un 2014 che aveva già visto in difficoltà di rientro quasi tre quarti dei prestiti al comparto, nel 2015 il tasso di ingresso in sofferenza è schizzato al 20%. In dodici mesi, cioè, un prestito su cinque, considerato ancora recuperabile, è diventato inesigibile per le banche, mentre negli ultimi dodici mesi i finanziamenti al settore si sono ulteriormente ridotti del 4.8%. Se restano bassi gli investimenti pubblici, continua a ridursi il numero di occupati. Rimane invece ancora molto elevato il numero di immobili invenduti rimasti sulle spalle delle imprese.
fig_3SERVIZI E COMMERCIO – Nel 2015 è cresciuta l’attività dei servizi delle Marche, seppure a ritmo modesto. Bene il commercio, dove la spesa per l’acquisto per beni durevoli è salito di quasi il 5%, trainato da auto e mobili. In aumento le presenze e la spesa dei turisti stranieri nella regione mentre nei trasporti, a fronte di una contrazione dell’attività del porto di Ancona, è aumentata nel 2015 quella dell’aereoporto di Falconara e il trasporto su gomma.

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IL LAVORO –In miglioramento, dalla fine del 2015, il mercato del lavoro, probabilmente grazie agli sgravi contributivi per i nuovi contratti a tempo determinato. La situazione marchigiana appare migliore che nel resto d’Italia. Se il 2015 ha visto un aumento marcato degli occupati in agricoltura (+7.7%) e una nuova caduta verticale nel comparto delle costruzioni, nel complesso diminuisce il tasso di disoccupazione arrivato al 9.9%. Sono però ancora oltre 100mila i marchigiani in cerca di lavoro. Diminuisce sensibilmente, dopo i picchi del 2013 e del 2014, anche il ricorso agli ammortizzatori sociali, con le ore di Cig che nel 2015 sono diminuito del 30%. Dimezzato, rispetto al 2014, il numero di iscritti nelle liste di mobilità per licenziamenti collettivi. Il numero di questi lavoratori è stato di 7500 unità.
fig_5LE FAMIGLIE –  Il miglioramento delle condizioni del mercato, i trasferimenti pubblici e la stagnazione dei prezzi hanno portato nel 2015 all’aumento del potere di acquisto delle famiglie e a un primo aumento dei consumi. La spesa mensile di una famiglia marchigiana, però, di circa 400 euro inferiore al 2011 (-12%) ed ancora al di sotto della famiglia media italiana. Rinasce anche la fiducia delle famiglie, per sei marchigiani sono ancora meno speranzosi del resto degli italiani.

 

 

fig_6IL CREDITO – Migliora per la prima volta dopo anni il finanziamento all’economia, sia diretto alle famiglie consumatrici (+0.3%) che alle imprese, anche grazie alle migliori condizioni di offerta (minori richieste di garanzie, tassi più bassi). Il mercato del credito si è però irrigidito sulla qualità della richiesta e sul livello di rischiosità delle aziende. I prestiti bancari al settore produttivo, ad esempio, sono risultati concentrato sulle attività con oltre 20 addetti (+1.3%) e sulla manifattura, mentre rimane stretto il cordone delle borsa per le aziende più piccole (3.5%), probabilmente a causa della loro fragilità, e per i settori più a rischio: terziario e costruzioni. Se aumentano le richieste di denaro per investimenti, forte è ancora la domanda di credito per rimodulare precedenti esposizioni debitorie. Complici i bassi tassi di interesse, cresce l’accesso ai mutui per l’acquisto di abitazioni (+50%), anche se i numeri sono ancora ben lontani da quelli del 2007. Pessima la qualità del credito fornito alle imprese marchigiane, con le sofferenze – cioè i prestiti considerati inesigibili dalle banche – che rappresentano quasi un terzo del totale, per salire al 46% nel settore delle costruzioni. C’è solo da immaginarsi con quali effetti sui bilanci bancari.

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