Difesa del punto nascita,
comitato entra nella rete nazionale

SAN SEVERINO - Ha aderito al coordinamento con altre 18 realtà che si battono contro i tagli della sanità. Il 22 luglio protesta a Roma. Massei: "Una deroga consentirebbe di sbloccare molte situazioni"
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La riunione

La riunione

di Monia Orazi

Si sposta a Roma la lotta contro i tagli alla sanità. Diciotto comitati, tra cui quello di San Severino, si batteranno insieme. Si stanno valutando ricorsi legali e si sta organizzando una grande manifestazione nazionale che si terrà il prossimo 22 luglio, per dire no alle politiche sanitarie nazionali, che hanno portato alla chiusura dei punti nascita e a tagli alla sanità pubblica. “Abbiamo di recente partecipato ad una riunione ad Arezzo, che è andata molto bene – racconta Marco Massei, vicepresidente del comitato settempedano – abbiamo deciso di costituire una rete nazionale per rivendicazioni comuni, per fare massa critica, riguardo alle strutture sanitarie che si trovano in luoghi disagiati come il nostro”. Il comitato per la difesa e la tutela dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” è entrato a far parte del comitato nazionale di coordinamento che lotta a difesa delle strutture sanitarie e del diritto alla salute, tra i gruppi locali di diverse regioni, tra cui Piemonte, Calabria, Toscana ed altre. “Chiederemo a livello nazionale perché il decreto Lorenzin, che concede una deroga per tenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti, non sia stato mai pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – spiega Massei – una deroga consentirebbe di sbloccare molte situazioni. Ci batteremo per salvaguardare un diritto alla salute, altrimenti impossibile da mantenere se si tagliano i pronti soccorsi nelle aree disagiate, fondamentale servizio salvavita. Vorremmo anche una risposta su come si pensa di garantire in futuro il diritto alla salute, in rapporto alla sanità pubblica. Va bene la sanità privata, purché non sia a discapito di quella pubblica”. La vivace attività di protesta del comitato di San Severino, attivo ormai da cinque anni, non è passata inosservata in tante parti d’Italia. “In questi giorni continuiamo i contatti con gli altri comitati – spiega Simona Barbini presente all’incontro – mettersi in rete è fondamentale, è stato un incontro molto positivo e costruttivo”. Presente ad Arezzo anche Mario Chirielli che ha relazionato sulla situazione marchigiana. “Si fanno investimenti per reparti non operativi e si parla di un ospedale unico che non si farà mai – interviene Barbara Cacciolari – manca un quadro programmatico complessivo che consenta una valutazione responsabile. Molta gente rinuncia alle cure perché non ha soldi, si chiudono reparti funzionanti, mancano primari, il personale è sottodimensionato, ci sono pronti soccorso stracolme e lunghe liste d’attesa”.



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