Insegnanti con la valigia:
600 assunti in fibrillazione
tra tagli e trasferimenti
SCUOLA - Il sindacato denuncia: "La provincia di Macerata è la più colpita dalla riduzione dei posti. Da Renzi promesse non mantenute. In tanti saranno obbligati a lavorare fuori regione"

Il via vai dei neoassunti questa mattina all’istituto “Matteo Ricci” di Macerata

di Federica Nardi
(foto di Lucrezia Benfatto)
Sono circa 600 gli insegnanti del Maceratese che presto verranno assunti come docenti di potenziamento ma nonostante le promesse di Renzi (che a novembre scorso aveva inviato ai 1500 potenziali nuovi insegnanti una lettera – leggi l’articolo) tanti saranno obbligati a lavorare fuori Regione. Anche se hanno bambini appena nati e uno stipendio (1200 euro al mese), con cui dovranno pagare l’affitto in un’altra città, mangiare, vivere. Decisa la denuncia del Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola (Snals), che punta il dito contro il governo e contro le scelte dell’Ufficio scolastico regionale. «La provincia di Macerata è la più colpita dai tagli voluti dall’ufficio regionale: 19 posti in meno alle elementari e 8 alle medie. Non sappiamo ancora quanti alle superiori – dice Ugo Barbi, presidente provinciale di Snals – Abbiamo chiesto perché ad Ancona e Pesaro non ci sono stati tagli mentre da noi sì. Anzi, i nostri posti sono andati a finire là».
La categoria più colpita sarebbe quella degli insegnanti di diritto, anche se il numero preciso di chi sarà costretto a lavorare fuori regione non è ancora ufficiale: «Sono parecchi. Ci sono anche ragazze con bambini di uno o due anni che avranno difficoltà economiche a spostarsi fuori regione, dato che lo stipendio rimane sempre quello: 1200 euro al mese». Nel frattempo questa mattina il piccolo esercito dei neoassunti ha completato una delle ultime tappe verso l’assunzione vera e propria. L’ha fatto con il corso all’istituto “Matteo Ricci” di Macerata dove è stato spiegato loro il funzionamento della piattaforma online Indire e come affrontare l’ultimo colloquio. A gruppi o in fila nei banchetti allestiti nell’auditorium dell’istituto, la nuova generazione di insegnanti cammina verso un futuro che alcuni di loro immaginavano diverso: «Molti hanno la certezza di lavorare fuori provincia se non addirittura fuori regione – dice Barbi – Renzi aveva scritto a tutti una lettera dicendo che era finita l’epoca in cui si cambiava sempre scuola, l’epoca della discontinuità formativa in classe. Era evidentemente una bufala». Ma gli insegnanti e il sindacato non smettono di lottare per impedire che gli insegnanti vengano mandati a lavorare lontano dalla provincia. È in corso una contrattazione: «Tanti si rivolgono a noi disperati. L’Ufficio scolastico regionale non può fare tagli solo sulla base di calcoli matematici».
animali. ecco cosa sono e cosa siamo diventati. animali. carne da macello e da cannone.
dove sono CGIL-CISL-UIL? la Camusso si è ripresa dalle grasse risate e dalla sbornia del pranzo con Monti?
perché non protestano col dovuto sacrosanto vigore?
e non per i soli insegnanti ma per la vergognosa, angosciante ed ingloriosa fine di questa “povera Patria”.
ho visto striscioni in Francia con la scritta: “Non faremo la fine dell’Italia!!!”.
ma il problema prima non era che non lavoravano??? gli insegnanti sanno o dovrebbero sapere che il rischio del fuori regione specialmente in questo momento e’ piu’ che concreto oppure no? pensare di lavorare a “casa” ora come ora e’ assolutamente anacronistico…
Con 1200 euro al mese tra affitto bollette ecc
Questa che Renzi non mantiene le promesse però….. mmmmmhhhh!!!