“Spese per spedire la bolletta,
tassa indebita alle società telefoniche”
L'INTERVENTO - Manuel Seri, avvocato maceratese del movimento in difesa dei lavoratori autonomi, contesta l'applicazione dell'Iva sul costo di emissione della fattura
Nelle bollette telefoniche, l’Iva viene calcolata anche sulle spese di produzione e spedizione fattura. E’ corretto? Se lo chiede l’avvocato maceratese Manuel Seri, del movimento in difesa dei lavoratori autonomi.
«Sulla fattura dell’utenza telefonica c’è un addebito fisso ricorrente per “servizio di produzione e spedizione fattura” di ben 2 euro più iva. Significa che per il corrispondente adempimento fiscale obbligatorio (strumentale al pagamento dei tributi in capo alla Società telefonica) si fanno pagare profumatamente, nonostante la legge stabilisca espressamente che “le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”. E quando gli utenti sono milioni i corrispondenti ricavi hanno una incidenza quantitativamente importante».
Secondo l’amministrazione finanziaria però ” il divieto non concerne le spese per l’invio a domicilio della fattura”. «Si tratta di una opinione – prosegue Seri – che suscita non poche perplessità, perché secondo la legge “la fattura si ha per emessa all’atto della sua spedizione” (espressione certamente inequivocabile) e perciò l’invio a domicilio (cioè la spedizione postale, affrancatura compresa) rientrerebbe perfettamente fra le “spese di emissione”. In ogni caso il francobollo ordinario costa attualmente solo 95 centesimi (non 2 euro più Iva) e perciò l’addebito in questione finisce per essere una vera e propria tassa fissa indebita a favore della società telefonica applicata sull’obbligo di fatturare il servizio telefonico. Ogni ulteriore commento mi sembra davvero superfluo».
