La strage di Fonte Catena:
nella Macerata sommersa la storia
di 12 vite spezzate dalle bombe

MACERATA - La nuova puntata della rubrica dell'architetto Silvano Iommi ci porta alla riscoperta del minitunnel nel quartiere Vergini dove un tempo sgorgava acqua. La sorgente fu estinta dal bombardamento alleato del giugno 1944. Tra le vittime anche un bambino di 7 anni
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Il mini tunnel nel quartiere Vergini

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In rosso l’accesso sud del tunnel

La storia di fonte Catena cancellata da un bombardamento degli alleati agli inizi di giugno del 1944, dove trovarono la morte 12 persone. E’ fatta anche di questo la Macerata sommersa, riscoperta da Silvano Iommi. Un triste capitolo della storia locale oggi più che mai attuale alla luce dei tragici fatti di Bruxelles. L’architetto ripropone la vicenda della sorgente che sgorgava nel quartiere Vergini oggi rintracciabile alla fine di un cunicolo sottostante la linea ferroviaria.  

di Silvano Iommi

Per trovare “fonte catena” bisogna cercare quel famigerato mini-tunnel fluviale che passa sotto la ferrovia all’altezza del quartiere Vergini e dove, il 14 giugno del 1944, trovarono la morte ben 11  persone (che si aggiunsero ad un’altra morta negli stessi paraggi nel precedente bombardamento del 2 giugno). Oggi un cartello posto nel 2014 su iniziativa della “comunità delle Vergini” ricorda quel tragico fatto.

 

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Fonte Catena

Proprio a pochi passi dall’imbocco sud di quel tunnel si trova, ormai quasi interrata, l’antica fonte catena già ricordata nell’elenco delle fonti pubbliche rurali del 1834-36. Si tratta di un manufatto costituito da due basse grotticelle aderenti voltate a mattoni. La più grande per il prelievo manuale e la più piccola per l’abbeveratoio. Il fontanile era ritenuto un sicuro punto di sosta ristoratrice lungo il frequentatissimo percorso dei carriaggi che per secoli hanno trasportato dal Chienti alla città ogni sorta di prodotti e materiali. L’attrattiva principale del luogo era rappresentata dal fatto che le sorgenti, sgorgando direttamente nel punto di raccolta e prelievo dell’acqua dalla fonte, senza necessità delle consuete condutture  in cotto, faceva   ritenere quell’acqua particolarmente fresca e pura.

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Il grottino maggiore della fonte

Dunque, anche quelle secolari sorgenti, per la cui manutenzione a metà ottocento il Comune spendeva circa 50 scudi l’anno,   scomparvero improvvisamente insieme alle persone che persero la vita a causa della suddetta bomba esplosa proprio all’imbocco del tunnel dove si erano rifugiate. L’esplosione prosciugò (o disperse) le vene d’acqua in quella zona, anche se la fonte rimase intatta ma con pochissima acqua. Quello che sembra ancora straordinario in questa vicenda è l’apparente inutilità di quel bombardamento, ad opera degli alleati, evidentemente mirato alla demolizione del ponte del cimitero che, invece, rimase illeso. Si sa, infatti, che quella linea ferroviaria era già stata resa impraticabile dagli stessi tedeschi in ritirata e che, a Macerata, avevano fatto saltare con le mine la galleria sotto il Convitto come mostrato da una foto del Balelli.

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Il cartello che ricorda le vittime del bombardamento

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La galleria distrutta dal bombardamento

 



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