Mense: tariffa piena ai non residenti,
il Tar boccia il ricorso dei genitori
CIVITANOVA - Il tribunale amministrativo regionale ha respinto la richiesta presentata da 66 genitori contro Palazzo Sforza per chiedere l'annullamento della delibera che di fatto stabiliva il prezzo pieno per il buono pasto per gli studenti di fuori città

Foto d’archivio
Prezzo pieno per le mense scolastiche ai non residenti, il Tar dà ragione al Comune di Civitanova. Il tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso presentato da 66 genitori contro Palazzo Sforza per chiedere l’annullamento della delibera che di fatto stabiliva il prezzo pieno della mensa scolastica per gli studenti non residenti. La retta per questi genitori passava infatti dai 2,50 euro (per la scuola dell’infanzia) e 2,75 euro (per quella primaria) a 4,95 euro. La delibera stabiliva fasce di costi in base al reddito Isee e equiparava i non residenti al pagamento della quota piena senza benefici da parte del Comune. Tra le motivazioni del respingimento del ricorso da parte del tribunale ha stabilito la discrezionalità dell’ente di prevedere benefici economici per i soli residenti, pur auspicando un dialogo con i comuni limitrofi. «E’ certamente auspicabile – si legge nella sentenza – che i Comuni di un medesimo circondario adottino intese per la regolazione dei rapporti finanziari derivanti da servizi erogati dal Comune “capofila”, ma fino a che questo non accade non si può certo imporre al predetto Comune di sopportare da solo i costi delle prestazioni socio-assistenziali da erogare anche in favore di cittadini non residenti». Per il giudice decadono quindi anche le questioni sollevate dai ricorrenti per la lesione del diritto allo studio e del principio di uguaglianza. «Siamo soddisfatti – dice il sindaco Tommaso Corvatta – la sentenza conferma la correttezza del percorso amministrativo fatto e che il criterio di equità che abbiamo voluto adottare con tariffe differenziate in base al reddito era sostenibile. Quindi confermiamo e rafforziamo questo criterio. La sentenza fa capire che il problema non è il comune di Civitanova, ma semmai sono gli altri comuni che non vogliono o non possono concedere benefici a favore dei loro residenti, noi rimaniamo sempre disponibili al dialogo anche per incrociare le risorse e continueremo a sollecitare incontri con i sindaci limitrofi». Il Comune era difeso dall’avvocato Antonio d’Agostino. I ricorrenti erano rappresentati dagli avvocati Letizia Murri e Paola Formica.
(l.b.)