Protesta dei medici:
“Troppo pochi anche per scioperare”
SANITA' - Astensione dal lavoro minima perché costretti ad assicurare i servizi di base. Ma i dissapori sono tanti. La carenza di personale è il problema principale. Daniela Corsi del Cimo: "Siamo vicini a un crollo, servono 3 mila assunzioni". Enrico De Conciliis, pediatra: "Vogliamo lavorare a norma di legge"

L’ospedale di Macerata
di Marco Ribechi
Vorrebbero scioperare ma non possono. Adesione minima oggi allo protesta dei medici non per mancanza di malumori ma perché obbligati a garantire i servizi di emergenza. I dottori sono troppo pochi per poter manifestare il loro desiderio di astensione dal lavoro. E a dirlo sono i sindacati. «I problemi che ci affliggono sono molteplici – spiega Daniela Corsi, rappresentante provinciale del Cimo – tutti ne siamo consapevoli e la posizione dei dottori posso dire che è compatta. La nostra professione però è molto delicata, non possiamo permetterci di assentarci in massa dagli ospedali e dai posti di lavoro. In ogni reparto di ogni presidio ospedaliero alcuni di noi sono precettati dallo sciopero, in altre parole non possono farlo. Dal momento che c’è un’estrema carenza di personale a volte i precettati corrispondono alla quasi totalità del personale a disposizione». All’ospedale di Civitanova, come negli altri presidi della provincia, è stato garantito il servizio di emergenza. Ogni urgenza è stata trattata con la dovuta attenzione e cura. A subire le conseguenze dello sciopero sono stati invece i pazienti ordinari, a cui il servizio non è stato garantito. «Da i dati di cui dispongo – continua Corsi – anche a Macerata c’è stata adesione. Il personale medico è vicino ad un crollo, abbiamo ritmi insostenibili. E’ assolutamente necessario che il governo proceda con le assunzioni per poter aumentare la rotazione dei turni. Servono almeno 3mila nuovi posti in tutta Italia». Assolutamente d’accordo anche Enrico De Conciliis, medico pediatra e rappresentante del Cimo per l’ospedale civitanovese: «Il nostro sindacato concentra circa il 60 per cento degli iscritti di tutta la categoria. Ma posso dire che le richieste dei medici sono condivise, non c’è una divisione all’interno della nostra professione. Quello che chiediamo è di sopperire alla carenza di organico. Vogliamo lavorare a norma. E’ importante sia per noi che per i pazienti: con la stanchezza l’attenzione diminuisce, ad esempio diventa molto delicato fare un’operazione dopo che non si è dormito per tutta la notte. L’Europa ci impone di adeguarci, è una direttiva che riguarda tutti i paesi. Il governo deve applicare le direttive della legge 66/2003 sul rispetto degli orari di lavoro».