Blocco degli stipendi,
proteste in ateneo
MACERATA - Legge di Stabilità, a Unimc si accende il dibattito sui modi di affrontare la questione. Adornato: "Ne va della nostra dignità ma dobbiamo trovare strade che ci rendano politicamente forti"
di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Arriva l’approvazione della legge di Stabilità, gli scatti di retribuzione dei docenti universitari ripartiranno (almeno così è stato annunciato), ma nel conteggio degli scatti non verranno riconosciuti i 5 anni durante i quali è stato attivo il blocco degli stipendi. Un danno soprattutto per chi è assunto da poco tempo, che ha gli aumenti maggiori proprio nei primi anni. E i docenti di Unimc avvisano: «Se la situazione non cambia siamo pronti a protestare con tutti i mezzi». Tra le proposte concrete, per adesso, quella di mandare in tilt il sistema di valutazioni Vqr (valutazione qualità ricerca), presentando comunque i prodotti della ricerca ma rifiutandosi di fare i valutatori. Senza valutatori tutto il sistema si bloccherebbe.

A sinistra, in prima fila: Clara Ferranti
Quando la situazione emerge, lo scorso giugno, moltissimi docenti insorgono, compresi quelli di Unimc. Oggi, a pochi giorni dall’approvazione della legge, l’ateneo appare ancora diviso sui tempi e i modi della protesta. La protesta nazionale, in un primo momento sottoscritta anche dal rettore Luigi Lacchè (leggi l’articolo), è in atto. Ma il modo, cioè il blocco del sistema Vqr, non convince. È proprio questo sistema che ha permesso all’ateneo maceratese, noto per l’ottima qualità delle proposte, di ottenere negli ultimi anni più di 8 milioni di euro. Non inviare i prodotti della ricerca per la valutazione, sostengono in molti, potrebbe quindi rivelarsi un boomerang per la piccola realtà maceratese.
«Viene messo in discussione il nostro ruolo e la nostra dignità, ma se decidiamo di fare questa scelta e le altre università cambiano idea? Non c’è una dinamica collettiva che garantisce che ogni docente aderisca. Dobbiamo trovare una forma di protesta che ci dia forza politica», sostiene Francesco Adornato, unico direttore di dipartimento presente all’assemblea pubblica di oggi. Ma non tutti sono d’accordo. «Non possiamo permetterci di perdere i finanziamenti non inviando le valutazioni? La penso all’opposto: proprio perché siamo bravi ci possiamo permettere di puntare i piedi», ribatte la professoressa Clara Ferranti. Più di un’ora di dibattito. Presenti una ventina di docenti sui circa 120 che hanno già aderito alla protesta. I presenti provengono dai dipartimenti di Giurisprudenza, Scienze della formazione e Studi umanistici, ma la decisione non può essere presa in questa sede. Domani pomeriggio è prevista la riunione del dipartimento di Studi umanistici, il più attivo sul fronte della protesta. La questione è all’ordine del giorno.


