Omaggio ai Caduti
“Basta guerre”

MACERATA - Cerimonia al cimitero con la deposizione delle corone d'alloro. Il vescovo Nazzareno Marconi ha rilanciato il messaggio di Papa Francesco per l'abolizione dei conflitti: «Accogliamo i profughi. Rendiamoci conto di un mondo che soffre». LE FOTO

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Il sindaco di Macerata Romano Carancini e il prefetto di Macerata Roberta Preziotti posano le corone d’alloro in ricordo dei caduti in guerra

 

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Il vescovo Nazzareno Marconi

di Federica Nardi

(Foto di Lucrezia Benfatto)

«La terza guerra mondiale è ora, parliamo di pace perché spesso siamo noi a esportare la guerra con la complicità internazionale. Le liste dei caduti non sono solo quelle del ’45. Anche oggi ci sono vittime dirette e indirette, come i profughi». Così il vescovo Nazzareno Marconi ha indirizzato questa mattina le autorità civili e militari, riunite al cimitero di Macerata per la tradizionale messa del 2 novembre in ricordo dei caduti in guerra. Una cerimonia solenne, aperta dal prefetto Roberta Preziotti, dal sindaco Romano Carancini e dal saluto militare dei rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arma. Sulle note della canzone del Piave, il prefetto e il sindaco hanno posato una corona d’alloro sul riquadro dei colombari e un’altra di fronte all’ossario ai caduti. Un’occasione per omaggiare i tanti maceratesi che persero la vita nei conflitti del secolo scorso e per non dimenticare le guerre ancora in corso.

«Sono qui per dare una parola di verità e una di speranza – ha detto il vescovo durante il sermone, rilanciando l’appello di Papa Francesco che pochi giorni fa si è pronunciato per l’abolizione della guerra -. La verità è che di fronte a quella che il Papa definisce “guerra a puntate” siamo chiamati alla solidarietà e all’accoglienza, ma soprattutto dobbiamo evitare la disattenzione, mantenendo attenta la nostra coscienza su ciò che accade. Monsignor Franco Coppola, nunzio apostolico nella Repubblica Centrafricana, ha scritto al Papa per denunciare una guerra dei poveri, dimenticata dai media. Rendiamoci conto di un mondo che soffre. Gli uomini di buona volontà possono creare quel dialogo che spegne le guerre e ne evita di nuove. I profughi in arrivo ci offrono l’occasione di accogliere, di renderci conto di quanto è preziosa la pace. Educarsi alla pace vuol dire cercare la verità, proprio come il buon samaritano che si avvicinò all’uomo ferito per vedere meglio: un atto di civiltà che non dobbiamo dimenticare».

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Il saluto militare durante la cerimonia

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Al centro il colonnello Stefano Di Iulio, comandante provinciale dei carabinieri


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