Furti a casa del vicepresidente Coni
e dai genitori del calciatore Troscè
MONTELUPONE - Due colpi in meno di 24 ore e a distanza di 100 metri. Ladri a vuoto a casa di Oreste Moretti che si era accorto della presenza di qualcuno, mentre nell'abitazione dei familiari dell'ex giocatore di Serie A hanno preso a picconate una cassaforte portando via sui 10mila euro
Si arrampicano lungo una tubatura ed entrano a casa del vice presidente del Coni provinciale, Oreste Moretti, lui sente dei rumori e credendo si tratti dei figli chiama: erano dei ladri che si sono traditi facendo rumore e sono stati costretti a fuggire senza prendere nulla. E’ successo mercoledì (ma la notizia si è appresa oggi) a Montelupone dove poco meno di 24 ore dopo, e ad un centinaio di metri di distanza, alcuni malviventi hanno messo a segno un altro furto, in casa di Elio Troscè (padre dell’ex calciatore di serie A, Carlo Troscè), che rientrato con la moglie ha sorpreso i ladri con in mano un piccone: il bottino sarebbe di diverse migliaia di euro. Il primo dei due furti che hanno scosso Montelupone è stato tentato alle 22,30 di giovedì. Alcuni malviventi hanno raggiunto la casa di Oreste Moretti, si sono avvicinati dalla parte che guarda sul giardino, si sono arrampicati lungo il tubo di scolo della grondaia, hanno raggiunto un terrazzino e da lì sono entrati dopo aver forzato una finestra. «Ho sentito dei rumori e ho chiamato – racconta Moretti –, abito da solo e pensavo che fossero venuti a trovarmi i miei figli. Allora li ho chiamati ma nessuno mi rispondeva».
Quando è andato a controllare non c’era più nessuno, «probabilmente sentendo che stavo chiamando i miei figli i ladri sono scappati – dice Moretti –. Ormai la tranquillità è finita». Alla fine i malviventi se ne sono andati senza riuscire a prendere nulla. Diverso quello che è accaduto intorno alle 19 di ieri sera, in una abitazione di tre piani, dove vive Elio Troscè, 71 anni, e la moglie Oletta. Marito e moglie erano stati fuori per un paio d’ore. Arrivati al portone d’ingresso di casa si sono accorti della presenza di due malviventi che, con in mano un piccone, sono fuggiti passando per una finestra. In casa i malviventi sono riusciti ad aprire una cassaforte prendendola a picconate. «Dentro c’erano degli oggetti d’oro come i ricordi delle comunioni – racconta la figlia Roberta –, il bottino credo sarà sui diecimila euro». Un altro dettaglio che emerge da queste storie di furti è il fatto che 15 giorni fa qualcuno aveva avvelenato il cane dei vicini dei Troscè, «abbaiava ogni volta che vedeva passare qualcuno, era utilissimo per fare la guardia – dice Roberta Troscè –. Pensiamo che potrebbe essere stato ucciso proprio perché poteva disturbare i ladri nel fare i furti». Le indagini dei carabinieri sono in corso.

