Teoria di genere: ritornare a Jean Piaget

LA RIFLESSIONE - I ragionamenti che oggi si fanno in pubblico e in privato e che contrastano con la linearità, la naturalezza, la spontaneità dello sviluppo del bambino come osservato dal creatore dell’epistemologia genetica
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Donatella Donati

Donatella Donati

di Donatella Donati

Le questioni di lana caprina che si intrecciano e si confrontano a proposito della teoria di genere creando una gran confusione di parole e di enunciati fanno ritenere che intorno al problema esista solo una gran voglia di chiacchierare ma nessuna scientificità. Psicologismi, sociologismi nel significato dispregiativo del suffisso “ismi” esprimono l’insufficienza scientifica che è alla base di tanti ragionamenti che oggi si fanno in pubblico e in privato e che contrastano con la linearità, la naturalezza, la spontaneità dello sviluppo del bambino soprattutto nei primi tempi della sua vita.

 

Alcuni libri considerati gender

Alcuni libri considerati gender

Occorre tornare alla lezione di Piaget il vero creatore dell’epistemologia genetica di quella scienza cioè che attraverso l’osservazione senza pregiudizi e senza falsi preconcetti studia lo sviluppo dei meccanismi di apprendimento. Tutto il gran chiacchierare che si fa intorno alla teoria del genere è un puro esercizio di ragionamenti astratti dalla vita vera e dallo sviluppo di un bambino. Ho avuto tra le mani durante l’estate un libretto meraviglioso consegnato alla fine dell’anno “scolastico” ai genitori di una bimba che ha frequentato l’asilo nido di Parma, quell’asilo nido comunale la cui fama ha raggiunto tutta l’Europa e che è un modello del trattamento dei primi anni di vita del bambino seguendone con intelligenza le varie fasi di sviluppo. In quel libro c’era tutto l’itinerario degli apprendimenti della piccolissima studentessa, delle scoperte fatte, delle attività svolte, dei vocaboli appresi, dei rapporti con i coetanei. Un libro magnifico in cui non si parla di genere non si trova la parola sesso ma contemporaneamente si segue attraverso i comportamenti e le azioni lo sviluppo della bambina nei confronti con i piccoli compagni.

Jean Piaget

Jean Piaget

Si  vogliono introdurre nell’esercizio pedagogico i sofismi di una filosofia aberrante che non guarda allo sviluppo attivo e naturale dell’intelligenza ma solo alla sovrapposizione di impalcature dannosissime alla crescita. Lo studio delle fasi di apprendimento fatto da Piaget è patrimonio comune di tutta la pedagogia mondiale e ha avuto bisogno di aggiornamenti e di modifiche tenendo conto della velocità con la quale nei tempi dopo di lui sono cambiati i rapporti tra crescita e mondo della crescita. Resta incontrovertibile l’attenzione all’infanzia non come ad un mostruoso balocco da far funzionare a proprio piacimento e secondo intenzioni di manipolazione ma come a un prezioso punto di comparazione delle generazioni mature con quelle che stanno sbocciando. Alla base deve esserci il civile riconoscimento dei diritti del bambino ad essere bambino e non strumento di oltraggiose mistificazioni.



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