Donne al comando delle imprese
si raccontano a Laura Boldrini
EVENTO - Domenica i tre volumi curati da Oriana Salvucci saranno al centro di un evento alla Loccioni Group. Ospite d'eccezione la presidente della Camera
di Claudio Ricci
«Donne che amano il rischio, capitane d’industria che identificano il lavoro con il proprio progetto di vita, che vedono la crisi come opportunità e l’impresa come un orizzonte aperto e stellare, tutto da scoprire». Così Oriana Salvucci, scrittrice e direttrice della rassegna “Non a voce sola” che si è appena conclusa, dipinge le imprenditrici marchigiane. Un profilo nitido e affascinante raccontato nel progetto “Diario Pubblico delle imprese a governo femminile”. «Si tratta per il momento di tre volumi – spiega Salvucci – dedicati rispettivamente alle imprenditrici della provincia di Macerata, Fermo ed Ancona. Ora mi sto dedicando alla provincia di Pesaro e il lavoro terminerà con Ascoli».
L’opera sarà al centro di un incontro che sarà ospitato dalla Loccioni Group ad Angeli di Rosora (An), domenica (18 ottobre), con la titolare Cristina Loccioni. Ospite d’eccezione: la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini. «La presenza della presidente Boldrini – dice Salvucci – rappresenta un grande riconoscimento istituzionale per tutta l’imprenditoria al femminile regionale e per questa opera che vuole raccontarla. Fino ad ora ho intervistato un centinaio di donne al comando di imprese. In tutte ho visto la crisi come possibilità di ripensarsi e reinventarsi, l’identificazione totale tra progetto di vita e progetto di lavoro e la concezione del successo non in termini di mero profitto ma come la possibilità di rincorrere l’avventura. Sono tutte sorrette da una grande passione, l’impresa è sempre vista come un orizzonte incerto ma aperto e pieno di possibilità».
Elementi nuovi che trascendono le tradizionali regole alla base dell’industria e del commercio. «Il mercato non è inteso come luogo di scambio commerciale – continua Salvucci – ma come il posto dove convergono sogni e desideri, in un’ottica con altri sensi di impresa. Nella maggior parte dei casi (circa il 90%) parliamo di donne votate alla professione , che messe alle strette scelgono di fare impresa». C’è un minimo comun denominatore tra tutte le storie di impresa in rosa ascoltate e raccontate dalla Salvucci: «Ogni storia è particolare – sottolinea – ma ci sono affinità tra tutte. Forse è il movente a renderle simili: essere padrone del proprio destino con una forte capacità di rischiare. Ciò che mi ha spinto a raccontarle? Per lavoro giro molto nelle industrie locali soprattutto quelle del distretto calzaturiero. Ho notato che il lavoro delle donne seppur fondamentale è spesso tenuto nascosto. La mia idea è stata allora di sottrarre al privato queste storie per regalarle al pubblico».
Un’operazione scaturita da un progetto incubatrice che Salvucci porta avanti dal 2010, la rassegna “Non a voce sola”: «La manifestazione itinerante si muove ogni anno in tutte le cinque province. L’idea alla base è quella di, attraverso una peregrinatio nelle Marche (il viaggio come ricerca è un’idea che mi è molto cara), verificare l’ipotesi della differenza tra identità femminile e maschile, concependo la realtà dal punto di vista femminile. Questo anno il fil rouge che ha legato gli appuntamenti (15 comuni con una trentina di ospiti) è stato il tema dell’impossibile a differenza dell’utopia. Superare l’impossibile non è qualcosa di metafisico perché ha un lato empirico. In questo senso, ad esempio, ci si chiede in che modo sia possibile scavalcare determinati stereotipi sociali che legano uomini e donne a schemi predefiniti. In questo purtroppo ha avuto un ruolo determinante l’educazione patriarcale da cui proveniamo e che ha portato l’uomo a non avere un buon rapporto con la propria emotività (l’uomo, per dirne una, non si può permettere di piangere in pubblico) e la donna a porre un freno quando è troppo ferma e risoluta. Il mio avviso è invece che ognuno, e in questo considero le recenti speculazioni sul genere delle demonizzazioni, deve avere la possibilità e la libertà di aderire alla propria autenticità».


Fiato sprecato!!