Banca Marche è salva,
sospiro di sollievo a 360 gradi

LE REAZIONI - Dopo una giornata di tensione conclusasi con il comunicato del Fitd, la soddisfazione dei sindacati, dei presidenti delle Fondazioni e della politica. Francesco Merloni esclude definitivamente l'impegno di una cordata locale e punzecchia i commissari: "Hanno accompagnato per due anni l'azienda facendo i conti". Per Irene Manzi il piano di rilancio è un taglio con il passato: "Si riavvia un processo virtuoso e controllato di gestione".

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Foto d'archivio

Foto d’archivio

di Marco Ricci

Banca Marche, il giorno dopo l’ufficializzazione da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) nel salvataggio dell’istituto (leggi l’articolo), l’aria che si respirava oggi tra i dipendenti della direzione generale e delle filiali era aria di sollievo tipica da ultimo giorno di scuola. Sollievo, e in alcuni casi euforia, anche a causa di mesi di prolungata incertezza, una tensione che è scemata di colpo, dopo una mattinata di nervosismo e di attesa, nel primo pomeriggio di ieri quando hanno cominciato a rimbalzare sugli schermi dei computer e dei palmari gli stralci del comunicato con cui il Fitd ha reso pubblica la sua decisione. Le prime ad intervenire sono state subito le rappresentanze sindacali le quali, attraverso un comunicato unitario,  hanno espresso la loro soddisfazione per quanto deliberato dal Fondo. “Non conosciamo ancora le modalità concrete attraverso le quali si svilupperà l’intervento – hanno scritto – ma riteniamo che quest’ultimo dovrà confermare e premiare, prima di tutto, la fiducia che la stragrande maggioranza dei nostri clienti ha sempre mostrato a Banca Marche anche in questo difficile periodo”. Indubitabile infatti come praticamente fino all’ultimo, nonostante notizie di stampa non sempre confortanti, la banca sia riuscita a mantenere una buona parte della sua clientela.

Se l’ultimo giorno di scuola è un giorno dedicato a tirare il fiato, a molti degli attori coinvolti – e in primis ai presidenti delle Fondazioni – non è sfuggito come poi le lezioni riprendano a settembre. Un intervento sul patrimonio da circa 1.2 miliardi di euro, infatti, non potrà che avere conseguenze negative sul valore delle azioni di cui le Fondazioni di Pesaro, Macerata e Jesi detengono il pacchetto di maggioranza, con ancora l’incertezza su un eventuale coinvolgimento delle obbligazioni subordinate. Ovviamente soddisfatto del finale positivo, in qualche modo atteso ma fino a ieri ancora incerto, si è detto il presidente della Fondazione di Pesaro, Gianfranco Sabbattini, il quale si però augurato che il piano di risanamento non costringa ad intervenire sulle azioni e sulle obbligazioni subordinate. L’augurio, per Sabbatini, che rimanga un valore alle azioni anche per consentire alle Fondazioni di mantenere parte della territorialità dell’istituto. Simile l’impressione espressa da Alfio Bassotti, presidente della Fondazione jesina. “Per esprimere un’opinione seria – ha detto dopo riconosciuto l’importanza di un intervento che apre a una positiva prospettiva per la banca e per il territorio – sarà necessario conoscere con esattezza l’importo esatto della ripatrimonializzazione, del patrimonio rimasto e dunque il valore attuale delle azioni”.

Più critiche su come sia andato l’anno scolastico sembrano invece essere state le parole rilasciate da Francesco Merloni, l’ex ministro marchigiano il quale – più di due anni fa – si era fatto garante davanti ad Ignazio Visco di un intervento degli imprenditori marchigiani quando ancora si parlava di un aumento di capitale da 300 milioni di euro. Dopo aver riconosciuto il bene per il territorio di un intervento del Fondo Interbancario, Merloni ha dichiarato come l’azione dei commissari non abbiano portato in questi due anni tante novità. “Hanno accompagnato per due anni l’azienda facendo i conti – ha dichiarato all’ Ansa – Si aspetta perciò la ristrutturazione da parte della nuova proprietà”. Francesco Merloni, poi, ha alzato le mani davanti ai numeri in gioco. “Cifre di questo genere  sono fuori dalla portata dell’imprenditoria marchigiana”, una considerazione che suona come il de profundis della tanto celebrata e mai apparsa cordata locale.

Irene Manzi, deputata del Pd

Irene Manzi, deputata del Pd

Da parte della politica si sono levate le voci del consigliere regionale di Ncd, Mirco Carloni, dell’onorevole Irene Manzi e della senatrice Camilla Fabbri. Carloni pensa già ai compiti delle vacanze, invitando a non abbassare la guardia. E lo fa incalzando in modo perentorio il Governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, a prendere in mano la vicenda esercitando la sua moral suation affinché i costi del piano di rilancio di Banca Marche non vengano scaricati sul territorio, ma si tutelino dipendenti, risparmiatori, azionisti, fondazioni bancarie e piccole e medie imprese. Alla soddisfazione di Camilla Fabbri per una soluzione che salvaguarda oltre alla banca anche il territorio, si è aggiunto il commento della parlamentare maceratese, Irene Manzi. La Manzi, anch’essa felice per il buon esito della crisi dell’istituto, ha tenuto a sottolineare un altro concetto, ovvero come la delibera del Fondo comporti un taglio netto con il passato, presumibilmente immaginando nuovi azionisti e nuova governance. “Adesso si determina una cesura chiara e definitiva con il passato – ha commentato – e si riavvia un processo virtuoso e controllato di gestione rispetto al quale  l’impegno e l’attenzione di tutte le istituzioni, nazionali e locali, dovrà continuare ad essere massimo e costante”.


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