Bancarotta preferenziale, Angelini:
“Sono rammaricato per le accuse,
ho investito per continuare a produrre”
CIVITANOVA - Il farmacista e consiigliere comunale si difende per la vicenda del fallimento Rotoltec che lo vede indagato: "Oltre al danno anche la beffa. Ho messo soldi miei in azienda e ho sempre pagato gli operai fino all'ultima lira. Non ero l'amministratore di fatto"
di Gianluca Ginella
(Foto di Lucrezia Benfatto)
«Sono rammaricato che il mio nome venga macchiato da una accusa come quella di bancarotta. Non sono uno che è scappato con i soldi, io nella Rotoltec i soldi li ho messi per continuare la produzione e pagare gli operai fino all’ultima lira. Non ero l’amministratore di fatto ma ero stato socio di maggioranza». E’ la ricostruzione del farmacista e consigliere comunale di Civitanova, Daniele Maria Angelini, 59 anni, relativamente alla contestazione di bancarotta preferenziale che gli viene mossa dalla procura di Macerata e che vede indagato anche l’amministratore della Rotoltec, azienda fallita nel 2014, Giorgio Domenico Zingaro (leggi l’articolo). Il quadro della vicenda è stato ricostruito dal legale del farmacista, l’avvocato Nicola Perfetti, che ha spiegato che la Rotoltec aveva avuto dei problemi a causa di un socio che doveva entrare in azienda «ma che ha avuto dei comportamenti a nostro avvisto truffaldini – dice il legale – e che avevamo denunciato. Questo ha comportato una esposizione verso le banche e il congelamento del credito».

Daniele Angelini: “Nessuna bancarotta, ho messo soldi nell’azienda per continuare la produzione e pagare i dipendenti”
Per pagare i fornitori, «in un periodo in cui l’azienda non era in odore di fallimento, ma che necessitava per continuare la produzione dell’acquisto di materie prime» dice il legale, era intervenuta un’altra ditta di Angelini, la Fama. L’azienda stava acquistando lo stabilimento dove produceva la Rotoltec. In sostanza la Fama aveva pagato i fornitori della ditta tolentinate (due multinazionali), versando 300mila euro, in cambio dell’acquisizione di quote del capannone. «Erano pagamenti di fornitori strategici – ha spiegato Perfetti –, funzionali per proseguire l’attività. Erano aziende multinazionali che se non vengono pagate non mandano le forniture. Quando ha effettuato questi pagamenti Angelini non era più socio di maggioranza della Rotoltec». La procura contesta invece il fatto che Angelini e Zingaro abbiano pagato alcuni creditori favorendoli rispetto ad altri, sapendo che si prospettava il fallimento. Questa la chiave dell’indagine. «Se avessi avuto sentore di fallire non avrei pagato nessuno – esterna Angelini –, mi sarei tenuto i soldi. Per me oltre al danno c’è anche la beffa. Perché in quell’azienda ho messo solo soldi miei, sia per continuare a produrre che per salvaguardare l’occupazione che per pagare i lavoratori che hanno avuto sino all’ultima lira». Il farmacista aggiunge: «Io ho piena fiducia nella magistratura, come sempre. Sono sicuro del mio operato. Tutti gli atti sono stati fatti su consiglio di commercialisti e avvocati. Ho speso una vita per la legalità. Tutti conoscono la mia onestà e la mia buonafede». Perfetti, infine, chiarisce che: «E’ lo stesso curatore fallimentare della Rotoltec a complimentarsi per come erano tenuti i libri contabili. La bancarotta preferenziale difetta nei presupposti, tutto era legato alla continuazione dell’attività».
