Macerata ricorda il maggiore Infelisi:
«Incarnava i valori costituzionali»
MEMORIA - Oggi a Collevario la cerimonia per l'82esimo anniversario della morte del comandante dei carabinieri che si rifiutò di giurare per la Repubblica sociale, venendo poi fucilato

La cerimonia di stamattina
Stamattina a Macerata, nel quartiere di Collevario, si è celebrata la ricorrenza dell’82esimo anniversario della morte di Pasquale Infelisi. Comandante del gruppo territoriale di Macerata, dopo l’8 settembre 1943 rifiutò di prestare giuramento al Governo della Repubblica sociale italiana e fu costretto a congedarsi.
L’8 giugno 1944 venne arrestato con le accuse di antifascismo e cospirazione dalla locale autorità fascista, internato nell’ex Cras (poi manicomio di Santa Croce), interrogato e torturato perché rivelasse informazioni sui suoi contatti, ma non parlò.
Fu poi consegnato alle Ss tedesche, che lo portarono nelle campagne del capoluogo (nella località del Montirozzo, oggi a margine del quartiere di Collevario, in via Campanile) e lo fucilarono. Aveva 45 anni. Lasciò la moglie e tre figli. Gli è stata concessa la Medaglia di bronzo al valor militare.

Dopo la deposizione di una corona di alloro davanti al monumento, i generali di brigata Nicola Conforti e Tito Baldo Honorati, nei loro interventi hanno espresso la loro ammirazione per le gesta di Infelisi. Hanno sottolineato che la sua figura continua a porsi come un pilastro di integrità morale e professionale, un punto di riferimento imprescindibile per chiunque creda nei valori fondamentali che sorreggono la convivenza civile. L’ufficiale ha immolato la propria esistenza rimanendo fedele, fino all’estremo sacrificio, al giuramento prestato e alla parola data. Una scelta di vita che ha saputo coniugare, in ogni istante, un altissimo senso del dovere con una profonda responsabilità verso le istituzioni e la cittadinanza.

Conforti ha voluto offrire una riflessione di alto valore etico, delineando il profilo umano e professionale dell’ufficiale. Ha evidenziato come la figura del maggiore Infelisi sia la perfetta incarnazione dei valori costituzionali che guidano ogni servitore dello Stato. Spesso si pensa all’eroismo come a qualcosa di straordinario o predeterminato, ma in realtà i gesti eroici più autentici non nascono quasi mai con l’intento di essere tali. Essi scaturiscono, con naturalezza e determinazione, dal semplice e quotidiano dovere di adempiere alle proprie funzioni pubbliche con disciplina ed onore, esattamente come ci viene solennemente indicato dall’articolo 54 della nostra Costituzione.