Spazzatura, Marzetti contro Silenzi:
battaglia a colpi di microchip
CIVITANOVA - Il consigliere replica al vice sindaco: "I suoi dati sono una bugia, quando il chip sarà esteso a tutta la città i costi saliranno ancora"
di Marco Ribechi
Qual è il vero costo del microchip per la differenziata, 200mila o 500mila euro? Non si placa il tira e molla sulla cifra spesa dal Comune di Civitanova per la quale il vice sindaco Giulio Silenzi e il consigliere Sergio Marzetti (Ncd) si stanno dando battaglia. Pochi giorni fa Silenzi aveva accusato Marzetti di non essere attendibile contestando ampiamente le cifre diffuse dal consigliere (leggi l’articolo). A circa una settimana di distanza la replica di Marzetti che conferma l’importo di 500 mila euro, spiegando le ragioni dei suoi calcoli: «La volpe perde il pelo ma non il vizio – dice Sergio Marzetti – la stessa cosa fa il vice sindaco Silenzi, che per giustificare le sue scelte sbagliate e senza risultato, ricorre sistematicamente a verità che non stanno né in cielo né in terra. Sul costo dei microchip racconta una bugia clamorosa spacciandola per vera nel tentativo di smentire i miei calcoli. Io ho detto, dopo essermi documentato, che ai cittadini, il microchip viene a costare 500 mila euro l’anno senza che vi siano risultati soddisfacenti, tanto che in tre anni l’ aumento è stato solo del 3 per cento, la città è più sporca di prima, i controlli non vengono effettuati. Lui smentisce parlando di 200 mila».
Secondo Marzetti questa cifra è una parte della spesa complessiva perché calcolata solo su alcuni quartieri della città: «Consiglio a Silenzi di rivedersi atti e ordinanze e allora scoprirà che i 200 mila di cui parla sono relativi al 2014 e riguardano solo il quartiere centro (un anno intero) e i quartieri San Marone, San Gabriele e Fontespina (solo cinque mesi). Nell’intero 2015, i costi saliranno a 500 mila euro, perché anche gli ultimi tre quartieri avranno in conto i costi di un anno e non di cinque mesi». Marzetti prevede che i costi lieviteranno ancora nel momento in cui la differenziata col microchip sarà estesa alla totalità della città: «Faccio inoltre presente che nel programma non sono stati inseriti ancora i quartieri della città alta, Risorgimento e S.M. Apparente. Quando ciò avverrà, ai civitanovesi i microchip costeranno circa 800 mila euro. Per questo rinnovo il mio consiglio: si rinunci ai microchip, si risparmi questi euro e se la legge impedisce nuove assunzioni, si faccia con queste risorse una convenzione con cooperative o società esterne perché possano controllare il corretto conferimento».


E’ l’antica mentalità fascista e bolscevica, aggiornata tecnologicamente, quella che emerge volendo controllare con i microchip se il contenuto dei sacchetti corrisponde all’elenco dei rifiuti stabiliti. Nell’ex-Iugoslavia titina si usava controllare i sacchetti dei rifiuti per vedere se contenevano ossa di pollo o di capretto, acquistati al mercato nero. Oggi, nessuna pietà per chi sgarra, che sia un extracomunitario che non conosce l’italiano bene, o uno sclerotico anziano come lo scrivente.
Nessuno, però, che voglia mettere il microchip a politici e amministratori, per controllare gli spostamenti nel tempo e nello spazio, e poter controllare così eventuali abboccamenti.