Offese, Silenzi contro Bigoni
Eventuale risarcimento in beneficenza

CIVITANOVA - I 20mila euro chiesti in sede civile andranno in caso di condanna ad una associazione per disabili. L'avvocato del vicesindaco: "L’invettiva, l’ingiuria, e l’aggressione sono tali perché prive di argomento. Per questo procediamo"
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Il vicesindaco Silenzi e Bigoni

Il vicesindaco Silenzi e Bigoni

di Laura Boccanera

«I 20mila euro di risarcimento saranno dati in beneficenza». Lo chiarisce l’avvocato di Giulio Silenzi, Mauro Cimino, dopo la causa in sede civile che vede come parte offesa il vicesindaco di Civitanova che ha denunciato l’ex iscritta del Pd Catia Bigoni per offese sul web (leggi l’articolo). E proprio sul web continua la vicenda con un lungo post della Bigoni che dopo aver postato la foto dell’atto di querela si sfoga ancora incassando solidarietà.

L’AVVOCATO. Cimino segue il procedimento per Silenzi e spiega così le ragioni della citazione in giudizio e la richiesta di 20mila euro come risarcimento che in caso di vittoria saranno devoluti ad una onlus per disabili: «il dissenso non è mai, di per sé, ingiurioso, poiché è fondato su una ragione, giusta o errata che sia, si tratta, comunque, della ragione di chi dissente, e la cui espressione deve essere ritenuta libera, con e per tutela addirittura di rango costituzionale. Altro è l’invettiva, l’ingiuria, l’aggressione, che sono tali perché prive di argomento, e quindi anche di qualsiasi ipotetico fondamento razionale e logico. Procediamo pertanto in sede civile e quindi con citazione nei confronti di chi ha usato termini ingiuriosi, per ottenere il risarcimento dei danni, fra l’altro, da devolversi ad associazione no profit per disabili. Questo specificatamente per confutare il costume di ingiuriare e diffamare gli avversari, nella previsione di una auspicata impunità, con l’aspettativa di raccogliere consensi». Il legale continua spiegando che lo strumento informatico consente di esporre e sviluppare correttamente, e quindi utilmente, qualsiasi contrasto ma «altro è esprimere, anche con decisione, asprezza, durezza e con nettezza, una tesi antitetica – sottolinea Cimino – altro è il ricorso o addirittura l’abitudine all’insulto come nel caso in questione».

BIGONI. Diverso il commento della ristoratrice civitanovese sul web che pur riconoscendo il tono sopra le righe utilizzato dice: «Il mio post incriminato e per il quale Silenzi mi ha citata in giudizio non era davvero leggero e gli aggettivi usati pesanti, ma è una rabbia accumulata negli anni, da spettatrice esterna del Pd a dirigente dello stesso e da fuoriuscita. E’ la rabbia di una cittadina che si sente offesa, derisa, e presa in giro da chi è stato messo, grazie anche al suo voto, al governo della città. E’ per questo che sono armata fino ai denti, non certo di armi vere, non più di insulti, ma della più grande determinazione di combattere chi ancora pensa che governare sia un affare per pochi e non debba mai renderne conto ai propri elettori».

 

 



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