Camoscio appenninico trova l’amore in Abruzzo
BOLOGNOLA - L'esemplare è stato trasferito nell’area faunistica di Opi per consentire l'accoppiamento con l'unica femmina e la riproduzione.
Hanno “catturato” un camoscio appenninico a Bolognola e lo hanno trasferito nell’area faunistica di Opi in provincia dell’Aquila, nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per evitare possibili conflitti tra maschi adulti e consentire all’unica femmina presente ad Opi di accoppiarsi per far nascere altri camoscetti. E’ successo martedì quando il personale del parco nazionale dei Monti Sibillini, coadiuvato dalla forestale del coordinamento territoriale per l’ambiente di Visso, ha prelevato un camoscio appenninico nato nel 2012 nell’area faunistica di Bolognola e ha provveduto a trasferirlo e liberarlo in Abruzzo. Le operazioni – molto complesse e delicate sotto il profilo medico-veterinario – sono iniziate all’alba per isolare e poi narcotizzare l’animale il quale, dopo le necessarie analisi per verificarne l’idoneità al trasferimento, è stato trasportato con un automezzo del Corpo Forestale, dopo un viaggio durato circa 5 ore, all’area faunistica di Opi. L’attività si è svolta con pieno successo e si è conclusa con la liberazione dell’animale nel tardo pomeriggio. Proprio dal Parco d’Abruzzo, custode dell’ultima popolazione di camoscio appenninico, anche grazie al contributo dei progetti comunitari Life, è stato possibile creare nuovi nuclei che hanno dato origine a popolazioni autonome in natura in altre quattro aree protette dell’appennino centrale.
In particolare, l’area faunistica di Bolognola, aperta nel 2006 e gestita dalla società Alcina, ha visto la nascita al suo interno di 8 camosci, di cui 4 sono stati rilasciati in natura nei Sibillini, uno è stato trasferito nel Sirente – Velino dove ha contribuito alla nascita della neo colonia insediata in quella montagna e un altro è stato trasferito, appunto, all’area faunistica di Opi. Il primo nucleo in natura dei Monti Sibillini, che oggi raggiunge il numero di circa 90 esemplari, è stato costituito nel 2008 mediante il rilascio di individui catturati dalla popolazione sorgente del Parco d’Abruzzo. L’evento del 22, con il ritorno di un esemplare in Abruzzo nei luoghi in cui la piccola popolazione superstite alle vicende dell’uomo ha dato vita alla riconquista del suo areale, assume pertanto un alto valore simbolico.



Auguri,………. che i bracconieri sprofondassero nei crepacci.
Che smacco, per i maschi abruzzesi!