Verdicchio d’Oro a Scaramuzzi:
“Lasciate libere le imprese agricole”
ECONOMIA - Per anni presidente della prestigiosa Accademia dei Georgofili ha ritirato il premio nei giorni scorsi e ha analizzato le cause della crisi
di Ugo Bellesi
Nei giorni scorsi è stato ospite delle Marche (dove ha ricevuto il premio nazionale “Verdicchio d’oro”), il professor Franco Scaramuzzi, già rettore dell’Università di Firenze e per tanti anni presidente della prestigiosa Accademia dei Georgofili. Abbiamo quindi colto l’occasione per fare con lui il punto sulla situazione dell’agricoltura in Italia e nella nostra regione.
Ha così esordito: “Con la liberalizzazione dei mercati e i bassi costi della manodopera all’estero, siamo diventati importatori, pagando prezzi notevolmente più bassi dei nostri costi di produzione. Così nel terzo millennio i problemi della nostra agricoltura si sono accresciuti e dal 2007 la crisi finanziaria non ha mancato di aggravare ulteriormente la situazione”.
Quale è attualmente il problema più grave?
“In Italia purtroppo, irreversibili perdite di terreni coltivabili continuano a registrarsi (si parla di circa 100 ettari al giorno). Ciononostante si è creata una tassa Imu sui terreni coltivati, fiscalizzando (senza distinguere reddito da rendita) un prezioso strumento di lavoro produttivo e colpendo un settore già messo in grandi difficoltà. Attendiamo che l’attuale Governo, come ha promesso, abolisca questa Imu e approvi una legge specificatamente intesa a frenare il consumo del suolo agrario”.
Quali i pericoli all’orizzonte?
“E’ stata inventata la necessità di assicurare la conservazione del paesaggio agricolo, richiamandosi erratamente alla Costituzione. Questo sacro testo parla in generale di “tutela del paesaggio”, ovviamente riflettendo quanto prevedevano le leggi allora vigenti, che, saggiamente, nettamente e specificatamente, escludevano dalla tutela proprio il paesaggio agrario. La pretesa di una conservazione statica dell’agricoltura sembra mirata ad annullare la libertà delle imprese agricole, che hanno sempre assoluto bisogno di adeguare e variare le coltura e le tecniche, secondo le cangianti esigenze dei tempi. Disinvoltamente invece si è ritenuto di poter lasciare alle imprese tutti i rischi, i costi di produzione e le tasse, imponendo cosa, come e dove coltivare, attraverso interventi pianificatori verticistici e vincolanti sul paesaggio, senza alcuna assunzione di responsabilità e di conseguenti indennizzi”.
E’ evidente invece che solo gli agricoltori dovranno decidere il futuro del paesaggio agricolo…
“E’ chiaro a tutti che solo gli imprenditori agricoli potranno continuare ad essere i razionali artefici di nuovi paesaggi agricoli, curando saggiamente che siano gradevoli, ma preoccupandosi che siano accompagnati da un reddito. Come ricorda un saggio e diffuso detto popolare senza reddito non possono esservi agricoltori e senza agricoltori non può esserci agricoltura”.
Ma perché il legislatore commette questi errori?
“Forse si sta pensando che il mercato globale possa ormai fornire qualsiasi prodotto anche alimentare e in qualsiasi momento. Vi è chi ritiene che si potrebbe anche fare a meno dell’agricoltura e che la campagna (quale bene di interesse pubblico) possa invece servire a far gestire dallo Stato qualcosa di dilettevole che ricordi la natura (ormai da tempo antropizzata), da offrire oltre che alla fauna, ai cittadini e ai turisti per il loro svago. Ma il “diritto al cibo” che la “Carta di Milano” proclama, rimarrebbe una vana ideologia se non fosse preceduta dal “dovere di produrlo”, a sufficienza, con l’apporto di tutti”.
Comunque le eccellenze enogastronomiche italiane primeggiano nel mondo.
“Oggi si sono valorizzati i marchi commerciali, le denominazioni d’origine, i prodotti biologici per tutelare la qualità. E’ stato ampiamente divulgato che l’esportazione attuale dei prodotti alimentari italiani avrebbe raggiunto un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro e si mira a portarlo a 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Ma la nostra complessiva produzione nazionale si alimenti primari non è più autosufficiente e continua a decrescere. Stiamo quindi diventando grandi importatori di commodities che elaboriamo e poi esportiamo liberamente con il troppo generico e malinteso marchio Made in Italy”.
Non è un fattore positivo che siano nate le manifatture esterne alle aziende agraria e con lo sviluppo delle industrie si siano costituire le “filiere” comprendendo diverse imprese specializzate coprendo tutte le attività “dal campo al consumatore”?
“Purtroppo esse, non indicando sempre il territorio di origine della materia prima utilizzata, industrie e filiere danneggiano se stesse, non solo perché le tecnologie, per quanto brevettate, potranno presto essere assimilate dai Paesi attualmente fornitori di commodities, i quali potranno esportare (anche i Italia) loro prodotti già trasformati, a prezzi fortemente concorrenziali”.
Il problema più grave è comunque che gli agricoltori non hanno redditi adeguati per poter continuare a svolgere la loro attività…
“Attualmente il non regolato gioco tra i multiformi singoli anelli delle catene alimentari tende a mettere in difficoltà gli agricoltori, non pagando loro prezzi adeguati. Per questo stesso motivo protestano anche produttori nell’ambito di un proprio Consorzio di tutela. Nel settore del latte, terminato il regime europeo delle quote, gli allevatori sono indotti a chiudere le stalle. La nostra agricoltura in generale, anche se fragile, è stata finora utile base delle filiere alimentari. Ma ora le importazioni delle materie prime a prezzi competitivi stanno contribuendo fortemente ad una progressiva ed evidente demolizione dell’intero nostro settore primario”.
Quali allora le prospettive attuali?
“Non si tratta di aumentare il numero delle aziende agricole, o dei loro addetti, ma di incrementare la produttività del lavoro e valorizzare prodotti innovativi e competitivi, soprattutto nella qualità. Se si rendesse possibile realizzare un reddito adeguato, anche i giovani tornerebbero spontaneamente al lavoro dei campi, senza bisogno di appositi incentivi”.


