Spiragli per il no all’impianto crematorio
C’è una sentenza del Tar
CIVITANOVA - Depositata lo scorso 8 settembre riguarda il piccolo comune di Borgorose, in provincia di Rieti. Afferma il principio, che nel valutare l'interesse pubblico di un'opera, l'ente pubblico deve tenere conto del parere dei propri cittadini
di Monia Orazi
Una sentenza del Tar Lazio potrebbe costituire un precedente per il no all’impianto di cremazione che tanto fa discutere Civitanova. Il comitato “No crem” è arrivato a manifestare sotto Palazzo Sforza, per dire no all’ipotesi di realizzazione del forno (leggi l’articolo). In loro aiuto viene una recente sentenza del Tar Lazio depositata lo scorso otto settembre che riguarda il piccolo comune di Borgorose, in provincia di Rieti, di 4.600 abitanti. Nella sentenza, la numero 11.098 del 2015 si afferma il principio, che nel valutare l’interesse pubblico di un’opera, l’ente pubblico deve tenere conto del parere dei propri cittadini. Si tratta di una novità, tra le pronunce del Tribunale amministrativo del Lazio, che molto spesso assume il ruolo di precedente giuridico di cui si tiene conto in sentenze successive negli altri Tar d’Italia. Il caso è abbastanza simile a quello di Civitanova. Si tratta del ricorso effettuato da una ditta, che aveva pubblicamente vinto il bando del comune di Borgorose, per la realizzazione di un forno crematorio, dichiarato di pubblica utilità, autorizzando l’azienda ad avviare i lavori. Poi improvvisamente ad agosto 2014, il Comune aveva revocato l’apposita delibera, per cui l’azienda ha fatto ricorso al Tar, perdendolo. Nella sentenza, riportata da stampa specializzata nazionale, i giudici hanno rilevato nella revoca del bando «alcuni profili inerenti una nuova valutazione dell’interesse pubblico», nello specifico «la manifestazione da parte della popolazione del comune della contrarietà alla realizzazione dell’opera e l’interesse primario, dunque, a rispondere ai bisogni manifestati dalla stessa popolazione». Nella sentenza i giudici scrivono che «tale motivazione rende prevalenti le ragioni di opportunità della nuova scelta, con conseguente conferma della qualificazione del provvedimento in termini di revoca». In poche parole la contrarietà popolare all’opera è stato il presupposto valido, secondo i giudici del Tar, per confermare la validità della delibera comunale di revoca del bando per il forno crematorio. Considerando quanto accaduto come precedente giudiziario, si apre la possibilità per comitati come il “No Tav” o altri contrari ad opere pubbliche giudicate impattanti, e poco rispettose dell’ambiente, di esercitare pressione sugli enti, che in tal senso sono legittimati a revocare decisioni non gradite ai loro amministrati. Nell’entroterra in passato la contrarietà popolare ha messo in luce la volontà della popolazione di non realizzare una centrale turbogas a San Severino, una diga a Bivio Ercole di Fiuminata, più di recente l’elettrodotto ed il possibile insediamento di aziende Rir (a rischio di incidente rilevante) a Matelica.


Ma mi sembra più che evidente che alla nostra giunta, questa sentenza dovrebbe apparire perfettamente in linea con la tanto sbandierata politica partecipata e cioè: ” Decidiamo tutti assieme, io, Silenzi, Costa, Cecchetti, gli altri non me li ricordo e tutti dico tutti i cittadini residenti a Civitanova, dove anche il singolo parere ha lo stesso peso del mio”. Si l’articolo fa bene a parlarne, ma non riguarda certo Civitanova. Casomai dimostra come un’illuminata capacità amministrativa non solo sia al passo con i tempi ma addirittura li precede, facendo scuola sull’orientamento democratico elettivamente di qualità superiore.
Insomma per concludere, Corvatta ha fatto sempre come se pare e continuerà a fallo. Se no lo semo capitò fino addè, stemo parlenne de n’antra persona, de n’antra Citano che no sta su n’antro monno ma proprio su n’antro universo neanche tanto parallelo.